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Gennaio 2012 il centro/gelosa.it

PESCARA. Viaggio all'interno dell'universo zemaniano. Il calcio, ma non solo. Tutto ciò che ruota attorno al pallone, la politica, la disoccupazione e la religione. Un percorso in cui l'allenatore del Pescara dice la sua sui principali temi di attualità. In attesa di pensare alla sfida di venerdì a Nocera Inferiore, ecco lo Zeman-pensiero all'inizio del 2012.

 

Zeman, si riconosce nell'etichetta di ribelle del calcio italiano?

«Non mi sento un ribelle, sono semplicemente uno sportivo. E spero di continuare ad esserlo a lungo».

C'è uno Zeman nella politica?

«No, perché ognuno è se stesso».

Che cosa pensa della crisi della politica?

«C'è un po' di confusione, è vero. Sono stati smarriti i valori, non si sa chi bisogna seguire».

Lei ha mai votato?

«Qualche volta, negli ultimi anni no, anche perché spesso mi trovavo fuori sede per lavoro».

Per chi ha votato l'ultima volta?

«Non me lo ricordo».

E' d'accordo nel definire Napolitano personaggio italiano dell'anno?

«Per la carica che rappresenta sì».

Sa che cosa è lo spread?

«Boh». Ride e poi aggiunge: «Non è il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund tedesco?».

Lei è nato e ha vissuto a Praga. Che cosa è il comunismo?

«Il comunismo non è mai esistito, non l'ho mai avvertito sulla mia pelle. Anche perché il comunismo è una strada che porta all'utopia lungo la quale tutti si sono persi con distorsioni autoritarie».

Il suo ricordo di Vaclav Havel, l'ex scrittore e presidente della Cecoslovacchia?

«Io ho vissuto poco là, ma ai suoi funerali, nelle scorse settimane, ho visto la gente piangere e questo significa che ha ben interpretato i sentimenti del popolo».

Quali sono i ricordi più belli della sua terra d'origine?

«Quelli legati all'età più bella, la gioventù».

Che rapporto ha con i soldi?

«Normale, servono per essere spesi. Io stavo bene anche quando ne guadagnavo pochi. Non penso di essere né un tirchio né uno spendaccione».

Come ha investito i suoi risparmi?

«Ho comprato qualche casa».

E poi?

«Scusi, ma lavora per conto della Guardia di Finanza?».

Lei appare sempre tranquillo e sereno, non si arrabbia mai?

«Certo che mi arrabbio. Accade quando una cosa che ho in mente non mi riesce o non me la fanno riuscire. Mi arrabbio come la gente normale».

Lei ha detto di non patire lo stress.

«Quando ho svolto il supercorso di Coverciano hanno fatto fare un test sullo stress. Il mio risultato è stato pari allo zero».

Il 2011 è stato l'anno delle rivoluzioni nel mondo.

«La gente non è contenta di come si vive. E spesso si lascia trascinare nella protesta. C'è malessere nel mondo».

La rivoluzione di Obama è un sogno sfumato?

«Uno da solo non riesce a cambiare il mondo: ci sono tanti interessi in ballo. C'è bisogno di molta gente per riuscirci».

Quali sarebbero gli interessi in ballo?

«Ho un mio pensiero: il mondo è condizionato dalle lobby».

L'immagine più bella del 2011?

«Nel calcio vedere giocare il Barcellona. Nel mondo non ne ricordo una».

Che cosa si aspetta dal 2012?

«Che sia migliore del 2011».

Di chi si fida nel mondo del calcio?

«Dei miei collaboratori».

Il più fedele è Cangelosi, il suo vice.

«Lo conosco dal 1974. Lui era nelle giovanili del Palermo. L'ho cresciuto io. Poi, l'ho avuto come giocatore anche a Foggia. E da tanti anni è mio collaboratore».

Che cosa non rifarebbe nella sua carriera?

«Tutto, compresi gli errori».

Per che cosa le piacerebbe essere ricordato?

«Per essere stato una brava persona».

Che rapporto ha con la religione?

«Sono un cattolico, praticante non sistematico. Quando posso la domenica mattina vado a messa. Ma, comunque, credo che si possa essere un buon cattolico anche senza frequentare la chiesa».

Lei è su Facebook?

«No, assolutamente».

Lei ha due figli disoccupati.

«Sì, vivono la realtà di tanti giovani. E la mia è una famiglia come tante altre alle prese con le preoccupazioni per il futuro dei figli. A loro manca l'impegno quotidiano, ma a differenza di altri disoccupati sono avvantaggiati dal fatto che hanno un papà che lavora».

Suo figlio Karel ha avuto, in passato, esperienze in panchina tra i dilettanti. Lei ha detto: "Non allena perché non porta lo sponsor". Che cosa significa?

«Che tra i dilettanti ci sono società che cercano allenatori aiutati dallo sponsor e che alcuni tecnici portano lo sponsor nelle società per allenare».

Quando non si occupa di calcio, che cosa fa durante il giorno?

«Sto con la famiglia. E per distrarmi vedo un po' di sport in televisione. Visto che attivamente posso praticare solo il golf».

Quale sport le piace di più?

«Tutti, indistintamente».

Lo sportivo del 2011?

«Ammiro Djokovic, il tennista che è diventato numero uno nel mondo».

Se lei fosse presidente della Figc quale sarebbe la prima cosa che farebbe?

«Non sono e non mi interessa essere presidente. Quindi, il discorso non si pone».

La prima cosa da fare per risolvere i problemi del calcio?

«Il sistema non è facile, è fatto in modo tale che è difficile cambiarlo. Ma la riforma dei campionati penso sia una priorità. Bisognerebbe ridurre della metà i club professionistici. Anche perché molti sono fuori legge. Non riescono a rispettare le norme».

Durante le soste di campionato, solitamente lei fa lavorare molto i giocatori. Anche quest'anno ha provveduto a "massacrarli"?

«Soltanto una messa a punto della preparazione atletica, qualcuno soffre e qualcuno no. E poi tutto questo lavoro non lo vedo. Osservo gli altri sport e mi rendo conto che i calciatori sono tra quelli che faticano di meno. Dicono che hanno stress, ma secondo me oggi chi ha stress è l'operaio che teme per il proprio futuro e per quello della famiglia. I calciatori non possono avere questo stress, perché hanno tutta una vita davanti».

Fino a quando allenerà?

«Fino a quando continuerò a divertirmi. Spero il più a lungo possibile».