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ZDENEK ZEMAN

22.10.2010 Corriere Dello Sport

ZDENEK ZEMAN

di Antonio Giordano

Domani al Flaminio affronta l’Atletico Roma alla guida della squadra pugliese.

Torna nella città dove ha deciso di vivere: la Capitale non lo ha mai dimenticato

“Lazio, Roma e Foggia: vi racconto il mio calcio”

C’è una piazza, poi la strada declina verso Corso Francia, e da lì, è un crocevia di ricordi, immagini del passato

 

che si accavallano e mischiano le acque del Tevere, come in quell'epoca neppure poi cosi distante. Stadio Flaminio, vero, ma ripensando l'Olimpico ch'epoca più in là, a quella Lazio, a quella Roma, c'è uh revival che va in scena, in un sabato apparentemente normale e invece straordinariamente speciale: l'uomo che riuscì a far da ponte tra la lazialità più intensa e la romanità più verace, l'unico allenatore che seppe mescolare le coscienze di due fronti così distanti eppure improvvisamente così vicini, s'avvia con quel carico di simpatìa riconosciutagli dalle due sponde d'una città rimasta stregata, un giorno di Zeman è la sintesi d'un quinquennio tra tridenti, diagonali, tagli e sovrapposizioni, goleade, la sintesi d'un lustro che negli anni "90 abbagliò prima la Roma laziale poi quella giallorossa,

conducendola attraversai sentieri d'un calcio spettacolo che ricompare - con lo stesso ritmo incessante - nelle rievocazioni di chi s'è aggrappato a un esempio di calcio, a un modello di uomo, solo contro tutti Atletico Roma-Foggia è la sua partita, depurata da ogni forma di malinconica riflessione per quel ch'è stato e ciò che poteva essere. Il segno di Zeman rimane...

Zeman, da casa sua al Flaminio quanti passi sono?

«Posso dire quanto si impiega in auto ma a piedi no: tre minuti. Senza traffico».

Tornare a Roma avrà un sapore particolare?

«Ma io ci torno ogni'due settimane e resto per l'intero lunedì».

Continuiamo così: la diverte rivedersi nella Capitale.

«Siete voi che andate alla ricerca del passato, io invece inseguo il futuro: perché voglio continuate ad allenare»

Le trasmette nostalgia, Questo sabato speciale?

«La rimando alla risposta precedente: io guardo avanti. Però, se vuole, riparliamo anche di quei giorni».

L'unico uomo capace di mettere d'accordo romanisti e laziali.

«Penso ce ne siano altri, ma se anche così non fosse non potrei che essere fiero di me. Vuoi dire che la gente mi apprezza per quel che sono e per quel che ho fatto».

Poco o tanto, visto dalle sue panchine?

«Se c'è stima nei miei confronti, come lei dice, devo dedurre che non dev'essere stato insignificante».

La sua Lazio, la sua Roma: parlarne, a chi pure ha visto .poi vincere uno scudetto per parte, significa rievocare emozioni vere, d’un calcio gioioso e trascinante

«Giocavano bene, tanto l'una quanto , l'altra. Hanno avuto picchi, conosciuto giornate di gloria, vinto partite che sono rimaste fissate nella memoria: penso alle goleade, in biancazzurro, con la Juve, con la Fiorentina,,con la Sampdoria; o, con la Roma, sul Milan. Affermazioni nette e contro avversari di grandissimo spessore».

Secondo con la Lazio, quarto con la Roma....

«Nella seconda stagione, a progetto avviato e un po' memorizzato, giocavamo per vincere. Ma è difficile farlo se ti tolgono venti punti».

 

Ci sono ferite che restano...

«Ci sono vicende in corso che dicono più di quanto sappia o possa dirvi io»

Scelga due calciatori simbolo delle sue romane...

«Ce ne sono stati tanti, ragazzi lanciati e diventati importanti o talenti autentici che hanno aiutato me e la società a portare avanti quel discorso».

Diciamo chi le ha dato più soddisfazioni, uno per parte.

«Mi spiace avere dei limiti, ma se mi costringe non mi oppongo: Signori per la Lazio, Tolti per la Roma. Non sembrerò forse originale, lo so».

Chi poteva vincere lo scudetto, tra quelle sue due creature?

«A un certo punto, la Roma era più vicina al primo posto di quanto non lo fosse stato la Lazio».

Ripensa, per caso, a Juventus-Roma, fallo di dimensioni enormi su Gautieri, girone di ritorno, ed era ancora 0-0, a inizio ripresa...

«Andò proprio così, però c'è chi dice che ha vinto sempre chi ha meritato».

L'ha detto del Piero, martedì scorso...

«Io so che c'è un processo in Tribunale e che sono state prese decisioni, quattro anni fa, dalle istituzioni calcistiche. Evidentemente qualcuno deve aver scoperto qualcosa. E, dunque, forse non sempre lo scudetto è andato ai migliori. O a chi lo meritava».

Come venti anni fa, con lei in panchina non ci si annoia mai.

«Propongo quel che so, cerco di arrivare alla vittoria attraverso il gioco, meglio se bello».

Come venti anni fa, serie A o Prima Divisione che sia, le sue squadre sono quelle che segnano di più.

«Eppure, adesso come allora, sento dire che ormai mi conoscono tutti molto bene, che insegno un calcio prevedibile, che è un modulo semplice da annullare. Evidentemente però, 'non sono ancora riusciti a capirmi del tutto; evidentemente, non è sempre prevedibile».

Facile dire che subisce anche tanto...

«In genere, vince chi segna un gol in più- Se nessuno lo facesse, finirebbe 0-0».

Atletico Roma-Foggia è un tuffo (con lei) negli anni '90: le mette nostalgia?

«Non riuscirete a farmi sentire vecchio».

Impossibile, con tutti quei giovani intorno:ha una squadra di under 21.

«Che può crescere, può imparare a giocare come piace a me ed è sulla buona strada per farlo. Ma serve pazienza, nulla si improvvisa».

Le piace questo suo Foggia?

«A me sta dando soddisfazioni. Poi, è chiaro, bisogna sempre capire quello che uno cerca, i punti di vista che non coincidono mai. Io, per esempio, dico che non siamo ancora una squadra. Ma esistiamo formando».

In tribuna, sabato, ci saranno amici, «fedeli» e un bel po'di curiosità...

«Abbiamo chiesto un po' di biglietti, perché ci sono anche tanti foggiani che vogliono esserci. So che il Flamìnio è per ventimila, ma solo per il rugby. E allora dobbiamo accontentarci della capienza calcistica».

Ci saranno moglie e figli.

«Andrea, il piccolo, che poi piccolo non è più, è tifoso del Foggia. E' venuto a vederlo già una volta, ci segue in tv».

Il calcio italiano la sta divertendo?

«Attualmente no, purtroppo né a livello nazionale e né internazionale. Non fa risultati e quando li ottiene ci arriva nel modo sbagliato. Ma questa è una mia teoria».

L'amara riflessione di Prandelli: non ci sono giovani in giro.

«Invece penso che ce siano, che l'Italia sia piena. Ma qui c'è sempre fretta, non ti danno mai il tempo giusto per progettare. E, a volte, si spende quasi per crearsi un alibi».

 

Lei con il Foggia, tanto per gradire, va in controtendenza.

«E' il nostro modo di fare calcio e abbiamo la comprensione del pubblico, che conosce i nostri metodi».

Se le dico che gioca come venti anni fa pensa ad un complimento o ad un'offesa?

«Penso che voglia ricordarmi quanti anni ho».

Vabbé, se le dico che tra venti anni sicuramente giocherà ancora cosi...

«Penso che mi stia prendendo in giro, perché non credo di resistere tanto a lungo».

Eppure fuma tanto: come disse suo padre, ha ormai gli anticorpi.

«Mi ha rubato là battuta».