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Presentazione del documentario ZEMANLANDIA

28/09/2009

Presentazione del documentario ZEMANLANDIA – Conferenza stampa di Zeman

 La sua avventura è stata ribattezzata Zemanlandia. A lei questo nome piace? Piaceva?
“A me non disturba. Io penso che allenatore è il principale responsabile di quello che poi i giocatori fanno sul campo. Non sono attori, ma io mi sento responsabile. O nella vittoria o nella sconfitta sono sempre io che ho sbagliato o indovinato qualche cosa. Poi è normale che attori principali sono sempre i giocatori. Io ho avuto fortuna a Foggia di trovare in serie A due bei gruppi di giocatori. Il primo gruppo molto più tecnico, molto più calcistico, però il secondo gruppo più come voglia, come fame, come voglia di affermarsi, che è quello che conta di più.

Se è vero che dalla prima squadra in Nazionale sono arrivati Signori, Baiano e anche Padalino, anche se in under 21, anche dalla seconda squadra Di Biagio è arrivato in Nazionale, Stroppa è arrivato in Nazionale e si è fatto apprezzare anche nel Milan, sono risultati positivi per i ragazzi per primi ma anche per me come allenatore, per la società, per la città….. Noi siamo arrivati in serie A che prima avevamo visto sempre in televisione, in quella squadra lì c’era solo Baiano che aveva già avuto esperienza di serie A. Era la squadra più giovane del campionato. A parte Rambaudi, tutti ragazzi del 1968, quindi tutti 22-23 enni. Il primo ritiro sono venuti a guardare esperti, giornalisti e tutti dicevano ‘questi faranno 10 punti in tutto il campionato, non è squadra adatta alla seire A’. La soddisfazione è che siamo riusciti a dimostrare che possiamo fare, possiamo giocare… e ce la siamo giocata sempre con tutti. La soddisfazione deve essere di tutti quelli che hanno partecipato.”
Gli anni dopo Foggia sono stati anni difficili. Ripartendo da quella famosa intervista a  ‘L’Espresso’, se dovesse denunciare un altro tipo di ‘doping’ nel calcio di ora quale si sentirebbe di segnalare?
“Nel ’98 era quello che mi sentivo di dire, a parte che era una risposta ad una domanda, oggi sono abbastanza lontano dal campo, nel senso che ho cambiato l’erba e mi sono messo sull’erba di golf, visto che quella del calcio mi è stata negata. Io vorrei fare un’altra come questa però la vedo difficile.

Lei è cosciente che lo scudetto della Roma sia un po’ suo, che lei ha gettato il seme da cui è nato quel successo?
“No, non me lo sento proprio. Nel senso che poi la squadra è cambiata tanto, la gestione è cambiata ed era completamente diversa. Io ero convinto che con la Roma mia si poteva fare molto meglio, purtroppo nel secondo anno ci hanno fatto pesare troppo le mie dichiarazioni…. Gli scudetti finanziari come li chiama il presidente Casillo sono perché si è lavorato bene, si è costruito qualche cosa di positivo, sennò non c’erano”
Rifarebbe le esperienze di Napoli o della Turchia solo per il gusto di allenare? O accetterebbe solo una panchina all’inizio della stagione con una società che gli potesse garantire di poter fare il suo calcio?
“Bisogna vedere. Io mi sento allenatore di calcio. Io mi sono sempre divertito e mi voglio ancora divertire. Il discorso è se ci sono ancora condizioni nel calcio di oggi. Ma penso che condizioni uno poi se le crea da solo. Certamente io sono disponibile, perché per me il calcio è tanto, mi ha dato tanto, ho preso tanto. Mi è sempre piaciuto e continua a piacermi. Ripeto il calcio come dico io, ma calcio come dico io oggi è molto difficile.”
Quanto c’è del vecchio calcio danubiano e del calcio olandese nel suo gioco?
“C’è tanto. Secondo da me è da lì che ho preso le mie convinzioni; è la miscela del vecchio calcio danubiano e nuovo calcio, a quei tempi, olandese. Mi sono ispirato a quello e ho cercato di fare qualche cosa, compresa la regola, detta da quel signore che era sicuramente tra i più bravi, che si difende solo verso avanti mai verso dietro ed io ho cercato di farla mia e di farla applicare alle mie squadre”.
Perché Zeman non allena più?
“Quello bisogna chiederlo alle società, ai presidenti… penso che sono scomodo. Magari il nostro capo allenatore dichiara che ormai allenatori non servono più per tecnico-tattico ma devono essere gestori ed io mi sento ancora un tecnico-tattico.”
Zeman non ha mai vinto scudetto o coppe.
“Nei migliori anni miei, dove c’erano le possibilità e si poteva fare, gli scudetti erano già assegnati prima come dimostra la storia”
Cambierebbe qualcosa del suo modo di allenare?
No perché penso ancora che quello che vorrei vedere è la cosa migliore, cosa che non si vede oggi sui campi di calcio e penso che si può fare meglio”
La serie C la faresti?
“Non rispondo….”
Prima dell’arrivo di Spalletti alla Roma si era parlato di lei alla Roma. Che è successo?
“….Rispondo. Io ho parlato con direttore sportivo e con la presidentessa e sembrava che c’erano le possibilità…poi non c’erano più.”
Come mai?
“C’è scritto in qualche libro rosso…Nel libro rosso c’è scritto specificatamente”
C’è lo spazio per il gioco di Zeman? C’è la possibilità di fare parte del grande calcio per lei?
“Non so se c’è la possibilità. Io mi sento ancora abbastanza bravo. Discorso se si può fare ancora calcio…Io penso che è più di 100 anni che si gioca a calcio. Il pallone è sempre rotondo, il campo ha le stesse dimensioni, per me conta sempre quello che succede sopra, poi il fuori ed i contorni sono cose diverse. Per me conta il sopra… Esperienza di Foggia ancora oggi sul campo si può fare, poi il problema è che fuori ci sono altre cose, altre esigenze. Quando abbiamo cominciato ancora non c’erano le partite  a Sky…”
Chi può essere il suo erede? Che pensa dell’esperienza di suo figlio a Maglie come allenatore?
“Eredi non ne ho, non ne voglio. Ho la mia famiglia che erediterà le mie cose…Io auguro a tanti ragazzi giovani che vogliono bene al calcio, che hanno la voglia di lavorare… Se mi dicono che faccio calcio per lavoro io ci rimango male. Io ci ho guadagnato ma per me non era lavoro. Era sentimento, passione e tante altre cose. Su mio figlio… mi auguro.. sono contento che lo fa. Lui ha preso da me la voglia, mi ha seguito da quando aveva 2 anni su tutti i campi, ha visto quasi tutte le mie partite, e ne ho fatte più di 800 da professionista. Spero che ha imparato qualche cosa. Ma io spero che ha la passione per calcio e spero che ci rimane, che si diverta e anche lui nel suo piccolo ora fa divertire.”
Cosa pensa della frase di Ranieri appena arrivato alla Roma ‘scordatevi il bel gioco’? Cosa pensa di Mourinho? E’ un grande allenatore potenziato dall’essere un grande comunicatore o un grande comunicatore che nasconde l’essere un mediocre allenatore?
“La seconda è un’affermazione…. posso o non posso essere d’accordo. Su per giù è così ma io penso che oggi calcio è basato su queste cose. Sul discorso di Ranieri certo come allenatore mi fa piangere il cuore. Io voglio andare allo stadio, mi voglio divertire, voglio vedere qualche cosa. Oggi si dice che è il risultato che conta più di tutte le cose, io ripeto che per me conta molto di più che la gente dopo la partita se ne va a casa contenta perché ha visto qualche cosa di bello. Il discorso è che oggi il calcio si fa e non si pensa alla gente. Ci sono altri interessi, la gente non conta niente, non si deve divertire, forse è anche meglio che non viene allo stadio tanto incassi in una gestione contano poco o niente e poi se la fanno tra di loro… Io sono contrario. Io vorrei campi da duecentomila persone che vengono, si divertono e se ne vanno…
Su Mourinho… in un anno, in questo spazio, non ha fatto vedere come allenatore una squadra che ha dei concetti e che gioca a qualche cosa che si capisce, ha dei grandi giocatori. La sua bravura, per questo è venuto qui è che sa gestire… sa gestire soprattutto i giornalisti. Discorso di Barcellona. Io penso che Barcellona è una squadra che fa divertire e che si diverte. Bisogna cercare di avvicinarsi. Gli altri fanno calcio diverso ed io spero che anche loro cambieranno. Quello è calcio vero! Il discorso è che quando allenavo a Foggia mi dicevano ‘433 è superato, non si può giocare più’… Barcellona gioca diverso, sì….”
Il periodo con la Lazio?
“Bilancio positivo. Ho raggiunto risultati che non ho raggiunto in nessun’altra piazza, visto che siamo arrivati un anno secondi ed un anno terzi. Secondo e terzo non ci sono arrivato mai quindi un risultato positivo. Ottima squadra Non poteva giocare per lo scudetto per le sistemazioni diverse del campionato. Una squadra che ha fatto 4 a 0 con il Milan e 4 a 0 con la Juventus era una buona squadra. Problema forse è che erano pochi, se saltavano 1 o 2 giocatori per infortunio o squalifica era difficile sostituirli con giocatori all’altezza. Però io mi sono divertito tanto e penso che anche i laziali in quel periodo si sono divertiti, anche giocatori hanno imparato tanto. Di quella squadra 6 giocatori, compreso Rambaudi, sono andati in Nazionale ed è la riconoscenza del lavoro che hanno fatto. Io credo nel calcio, credo nel gioco e credo nelle persone che vogliono fare, che amano il calcio. E’ tutta questione di passione, penso che uno con la passione se vuole fare fa. Problema oggi è affermarsi, fare quello che uno vuole fare. Io spero che la vincano quelli che ci credono.”
Su Ferrara e Leonardo? Lei è partito dalla gavetta…
“Sono scelte. Poi anche lì dipende da persona a persona. Io ho fatto gavetta. Sono passato da pulcini ad esordienti, giovanissimi ed allievi. Lì ho potuto provare le cose che mi servivano per migliorarmi, per capire che cosa è giusto cosa non è giusto da fare per una squadra. Mi sono serviti…gli altri non hanno bisogno secondo me perché sanno già tutto prima…”
Il calciatore più forte che ha avuto?
“Come calciatori sono stato fortunato perché ne ho avuti tanti bravissimi. Poi discorso che secondo me fuoriclasse è Totti, era Totti.”
Rambaudi?
“Rambaudi era giocatore tattico. Dice lui perché ci conviene. Perché aveva meno coraggio di andare dentro l’area di rigore. ‘Non c’ho coraggio, sto un po’ dietro…’ Ho avuto tanti bravissimi giocatori che per me erano campioni, però come Totti come calciatore per me ce ne sono pochi. In Italia sono nati tre fuoriclasse: uno è Rivera , uno è Baggio e uno è Totti. Per me… poi uno lo vede diversa ed è anche giusto.”
Il giocatore che non ha allenato e che avrebbe avuto il piacere di allenare?
“Maradona”
Zeman ha mai pensato di scrivere in un libro la sua verità?
“La mia verità è la verità di tutti. Io non ho voglia di scrivere… anche se ho promesso che scriverò qualcosa, però sul calcio non su chiacchiere o altre cose. Se ci riesco voglio scrivere un libro che possano usare i giovani allenatori che hanno voglia di fare qualche cosa….”