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ZEMAN «PER SALVARE IL CAGLIARI RINUNCIO ANCHE AL GOLF»

17.03.2015 ore 21.05 da Gazzetta dello Sport

ZEMAN «PER SALVARE IL CAGLIARI RINUNCIO ANCHE AL GOLF»

Intervista di Giuseppe Calvi (Inviato a Cagliari)

 Si è ripreso il Cagliari, ora vuole tenersi la Sardegna in Serie A. Zdenek Zeman è (ri)sbarcato sull'isola, con l'idea fissa di custodire il patrimonio calcistico di una terra innamorata pazza della squadra del cuore.

«Devo salvare il Cagliari, sono concentrato solo su questo obiettivo - dice il boemo -. Tornando qui, neppure ho portato da Roma le mazze per concedermi qualche ora a tirare. Anche il golf può attendere...».

Se l'aspettava di ritrovare subito un Cagliari così pimpante?

«Mi è piaciuto nel primo tempo, davvero non credevo che dopo tre mesi i ragazzi si ricordassero il mio calcio. Sono stato piacevolmente sorpreso dalla risposta tanto positiva. Magari potevamo fare qualche giocata in più. E, dopo appena quattro giorni di lavoro, avevo previsto che la squadra avrebbe registrato un calo, non era pensabile che riuscisse a mantenere certi ritmi».

In curva nord striscione e cori di contestazione verso società e calciatori: così il percorso verso la salvezza può diventare in salita?

«Non possiamo essere condizionati, anche i giocatori più giovani sanno bene che tocca a noi, sul campo, meritarci il calore e l'entusiasmo dei tifosi. Se sono delusi, è giusto che manifestino, sempre con civiltà, quanto sentono dentro nei confronti di allenatore, squadra e società. Ma solo tutti insieme possiamo restare in A: il tesoro della Sardegna vale tantissimo. Io non sono il salvatore, però devo salvare il Cagliari!».

Tanto spreco in zona-tiro, solito difetto, dopo un primo tempo nel quale si poteva bissare il 4-0 rifilato all'Empoli nella partita d'andata.

«Meritavamo molto più del solo gol di Joao Pedro. Comunque, l'Empoli ha confermato qualità: non si infilano per caso 7 risultati utili consecutivi».

Diakitè e Ceppitelli! sono una coppia valida?

«Giocavano insieme per la prima volta, si sono mossi bene. Possono migliorare anche loro».

Joao Pedro, oltre a segnare, ha guidato la squadra. Può essere il leader?

«Sul piano atletico e tecnico, ha qualità. Tatticamente, deve fare di più».

Quota-salvezza e griglia di squadre coinvolte: si può allargare la zona a rischio?

«Non faccio tabelle. Il Chievo ha vinto a Genova? Allora il Cagliari deve correre tantissimo, per racimolare più punti delle concorrenti. Poi, chissà, qualche formazione va in crisi ed è risucchiata nella lotta».

Lo sa che Sarri era dispiaciuto per lei, visto il pareggio maturato negli ultimi secondi?

«L'ho conosciuto, di lui parlano bene diversi giocatori. Nella sfida a Empoli ci eravamo scambiati la stima reciproca. Poi siamo entrambi grandi fumatori: una settimana fa nella riunione a Coverciano ci siamo goduta qualche sigaretta...».

A chi assegnerebbe la sua panchina d'oro?

«Proprio a Sarri. Perché ha dotato l'Empoli di un'efficace organizzazione di gioco, pur non disponendo di protagonisti con qualità straordinaria. Di Francesco pure continua a crescere, però Eusebio può contare su quei tre in attacco».

Ritiene Sarri pronto per allenare il Milan?

«Non so niente, non parlo di questo argomento».

Restiamo in area Milan. Crede che davvero il club di Berlusconi farà la rifondazione, virando verso un progetto imperniato sui giovani?

«L'ha fatto 25 anni fa con Sacchi che era più "estremista". Non regge il confronto: allora il Milan effettuava ben altri investimenti sul mercato».

Sabato affronterà proprio i rossoneri a Milano. Si aspettava che Inzaghi soffrisse tanto?

«Non è giusto limitare l'analisi solo al periodo targato Pippo. Piuttosto, faccio una domanda: il Milan dell'ultima fase di Allegri e quello di Seedorf hanno patito meno di Inzaghi?».

Il Cagliari punterà su un gioco iperoffensivo anche in casa Milan?

«Non cambiarne in funzione dell'avversario, però pure il Cagliari si esprime in funzione di quanto concede chi ha di fronte».

La Juventus è di un altro pianeta o viaggia tanto veloce perché la concorrenza è scarsa?

«Parla la classifica. La Juventus è forte ma Milan, Inter e Roma hanno fatto le ex grandi...».

Chi ha deluso di più tra Milan e Inter?

«Tutte e due allo stesso livello. Hanno in organico giocatori importanti, che non rendono come era lecito attendersi».

Tra Roma e Lazio chi è andata fuori programma?

«La Lazio si è spinta ben oltre le previsioni, lotterà per traguardi prestigiosi. Della Roma non parlo: rispetto alla Lazio, è finita fuori programma».

Lo straniero e il giovane italiano da mettere in vetrina?

«Anderson, Rugani e i ragazzi del Sassuolo. Per me Romagnoli non è una sorpresa».

Ha allenato Verratti. Ora è lui l’italiano più forte?

«Sì. E’ in continua crescita, visto che si cimenta da anni in un club di livello mondiale. Verratti ha ragione quando dice che rende al meglio giocando alla Pirlo. In quel ruolo di esalta».

Nel Cagliari ci sono giocatori che meriterebbero le attenzioni di un grande club?

«Ci sono, ma niente nomi. Ibarbo, per esempio, lo considero all'altezza di una big e ci è finito».

Quanto pesa il caso Parma sulla regolarità del campionato?

«Pesa, eccome. Solo in Italia è possibile che i giocatori decidano se e quando andare in campo. E non so se qualche altra società della Serie A ha una situazione simile a quella del Parma».

Si è mai detto: è arrivata l’ora di mollare?

«Mollare? Macché. Ma se devo ancora cominciare... Non ci penso proprio ad abbandonare».

L'esonero deciso da Giulini l'ha ferito più degli altri subiti in carriera?

«Ogni esonero porta dolore. Incidono differentemente le motivazioni di ciascun esonero».

Quale campionato straniero la intriga di più?

«Mi sono convertito alla Bundesliga e non solo perché lì c'è Guardiola. In Germania tutti provano a giocare calcio di qualità».

Che ne pensa della lectio di Bielsa a Coverciano?

«Mi piace molto, per filosofia e idee, giuste o sbagliate che siano. È per il gioco offensivo, forse studia  troppo. Sarei felice se venisse ad allenare in Italia».

Lei al posto di Conte avrebbe scelto di allenare una Nazionale?

«Non resisterei senza il lavoro quotidiano sul campo. Conte ha deciso di tentare una nuova avventura e anche a lui già manca il campo. Perché non ha qualcuno con il quale sfogarsi...».