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ZDENEK ZEMAN – ACCIAIO DI BOEMIA

28.08.2014 da CUOREROSSOBLU
Rivista ufficiale del Cagliari Calcio (intervista e foto)
 

ZDENEK ZEMAN – ACCIAIO DI BOEMIA

di  Roberto Montesi 

E’ tornato. Finalmente, perché ci mancava. Il calcio senza Zdenek Zeman era più povero, più arido, più avaro: di gol e di sentimenti. Divide, Zeman, come possono fare solo i grandi. Gli hanno dedicato libri, documentar!, canzoni. Si è sentito definire terrorista, visionario, utopista, perdente; ma anche esteta, rivoluzionario, eretico, il Kafka e la faccia pulita del calcio. Hanno cercato di affossarlo, hanno detto che con lui non si vince nulla. Ha vissuto alti e bassi, mille volte è caduto, altrettante si è saputo rialzare. Coerente ai suoi principi sino al masochismo, controcorrente non per scelta ma per istinto. Non è cambiato né cambierà mai. Meglio spezzarsi che piegarsi di un centimetro. Dice quel che pensa, punto e basta. I tatticismi dialettici, le gherminelle, la diplomazia a ogni costo non gli si addicono. La verità ha un solo colore, non come da noi, dove può essere interpretata a uso e costume dell'interesse personale. Un paio di comici ne hanno fatto un paio di riuscite imitazioni che l'hanno divertito.

Non è un ingenuo, lo accompagna una antica saggezza mitteleuropea che lo porta alla disillusione, e chissà come vive questa dicotomia, lui disincantato nel paese della furbizia. Chi lo ama lo esalta come custode dello spirito primitivo del calcio: fare un gol in più dell'avversario, non subirne uno in meno. Un esaminatore di Coverciano durante una conversazione privata disse che Zeman era l'unico allenatore in Italia a dare una vera identità alla squadra (come a dire: per il resto, uno vale l'altro, vecchia teoria di Massimo Celiino).

A volte esagerano, gli chiedono pareri sulla filosofia, sulla vita, sulla politica e si aspettano risposte profonde; rimane disarmato, replica di essere solo un allenatore, non un pensatore. Visto da vicino non delude. E' gentile e pacato, aperto e riflessivo, pronto alla battuta, l'ironia tagliente come un bisturi. E' Zeman, con le sue pause e le sue sigarette. Ha accettato senza esitare la nuova sfida propostagli da Tommaso Giulini di rinnovare e rilanciare il Cagliari. "Il presidente è entrato nel calcio con entusiasmo, ha dimostrato di essere intenzionato a far bene. Mi ha sottoposto un progetto interessante, sono stato contento di dire di sì'."

I tifosi si aspettano una specie di riedizione di Zemanlandia riveduta e aggiornata...
Ci proviamo. Non dipende solo da noi, ma anche da tanti altri fattori: i giocatori, l'ambiente, un pizzico di fortuna.

Crede alla fortuna?
Sì, per me bisogna metterla nel conto.

Per una squadra come il Cagliari virare dal 4-3-1-2 al 4-3-3 è veramente un grande passo oppure in fondo si gioca sempre 11 contro 11?
Secondo me i moduli non c'entrano. Ci sono tutti i presupposti per fare un buon campionato. Poi è vero che io credo in un certo tipo di calcio, diverso da quel che ha praticato il Cagliari per tanti anni con ottimi risultati. Cerchiamo di svilupparlo insieme.

Chi potranno essere i nuovi Immobile o Insigne?
Siamo in tanti e tutti bravi. Come sempre accade, non tutto filerà liscio, ci sarà qualche imperfezione. Spero che il lavoro dia i suoi frutti perché solo così si può migliorare.

Cosa chiede ai vecchi?
Di mettere la propria esperienza al servizio della sua squadra e di dare tutto, come devono fare i giovani.

La gente pensa che Sau con Zeman possa tornare a segnare a raffica...
Non so, io spero che il mio modo di giocare metterlo in condizione di fare gol. L’anno scorso ne ha segnati 6, può solo migliorare.

Quanti punti in più assicura uno stadio decoroso?
La parola assicurare è eccessiva, non c'è niente di scontato. Si cerca di fare punti possibile, in tutte le partite.

La famosa preparazione di Zeman è davvero così dura?
Se ne parla come se fosse una tortura, si esagera. Alcuni atleti dei cosiddetti sport minori svolgono allenamenti molto più pesanti. I nuotatori passano sei ore e mezzo in piscina al giorno e non si lamentano.

Come ha trascorso l'anno sabbatico dopo l'esperienza alla Roma?
Ho scoperto un altro sport che si pratica su un manto erboso: il golf. Sono stati i miei collaboratori a farmelo conoscere, mi sono subito appassionato. Così non ho sentito troppo la noia.

Come se la cava sul green?
Non mi lamento.

Si è divertito a guardare i Mondiali?
Abbastanza. E' stata un'edizione molto equilibrata. Lo prova il fatto che cinque partite degli ottavi sono finite ai supplementari.

La squadra che le è piaciuta di più?
La Germania. Non per niente era favorita.

Il flop Italia: già tutto previsto?
Gli ultimi segnali non erano stati incoraggianti. Prima di partire per il Brasile l’Italia aveva pareggiato con il Lussemburgo. Dell'ultimo campionato ricordo poche partite entusiasmanti e le squadre italiane nelle Coppe non avevano raccolto grandi risultati, anche se quest'ultimo non è un dettaglio molto indicativo per la presenza di tanti stranieri.

Perché non si punta sui giovani italiani?
Non c'è la disponibilità economica. Inevitabile che i vari Verratti e Immobile prendono la strada dell'estero.

E' stato un bene paradossalmente che l'Italia sia stata eliminata subito? Nel senso che ha accelerato le eventuali riforme in seno al Palazzo?
Sì, può essere, Se la Nazionale avesse pareggiato con l'Uruguay e si fosse qualificata, forse non sarebbe cambiato nulla. Mi auguro che adesso sia possibile svoltare sul serio.

Molti appassionati la ritengono una leggenda vivente: le piace o la imbarazza?
I complimenti fanno piacere, ma sono sicuro che non tutti mi apprezzano, rientra nell'ordine naturale delle cose.

Le fa più piacere essere considerato un bravo allenatore o una brava persona?
Una brava persona.

Una volta Lei ha detto che prova più gusto ad allenare “gli ultimi della classe” o la sregolatezza: conferma?
Più che altro, si dice che le persone più dotate abbiano più margini di miglioramento e da soddisfazione aiutarli a togliere fuori il meglio da loro stessi; mentre uno che già sa non cerca tanto di migliorarsi.

Forse per questo che secondo alcuni, i grandi campioni non vanno bene per Zeman?
Questa è una sciocchezza. Nella mia carriera ho allenato fuoriclasse come Totti, Cafù, Signori: e ancora mi ringraziano.

Ma si può insegnare qualcosa a Messi o Cristiano Ronaldo?
Penso che tutto nella vita sia migliorabile. La testa è la cosa più importante: ti porta a scegliere la strada più percorribile.

Un collega che stima?
Tutti. Penso che ognuno abbia il suo stile e il suo metodo, che rimane unico.

Quanto conta la casualità nel calcio?
Conta. A volte una squadra domina, non segna, gli avversari fanno un contropiede e un gol. Ma non per questo può sostenere di aver meritato la vittoria.

Una scelta della sua carriera che non rifarebbe?
Rifarei tutto perché è facile parlare col senno di poi. In quel momento ero convinto della decisione presa, se non ho raggiunto il traguardo prefissato è stato per colpa mia, oppure sono subentrati altri fattori. Ma non ho mai nessun rimpianto.

Ha mai pensato come sarebbe stata la sua vita se fosse venuto in Italia?
Probabilmente nell'ex Cecoslovacchia avrei fatto qualcosa legato allo sport, la materia per la quale avevo studiato.

Le manca Praga?
Sono rimasto vent'anni senza metterci piede. Adesso ci torno appena posso: a Natale, in estate, a Pasqua. Vado a cercare i posti e le atmosfere che sono rimaste intatte dai miei tempi, le persone con le quali sono stato bene. A Praga sono legati i ricordi più belli della mia gioventù.

E' vero che suo padre avrebbe voluto che diventasse un medico ed è rimasto deluso quando ha scelto lo sport?
La medicina è roba di famiglia. Anche mia sorella è diventato un medico, lo ho preso un'altra strada, il richiamo dello sport era troppo forte.

Lei ha praticato tanti sport: hockey su ghiaccio, nuoto, pallanuoto, calcio: quale la divertiva di più?
L’hockey su ghiaccio. Da noi è più popolare del calcio.

E' vero che da calciatore non si muoveva molto?
Sì, però duravo tanto, avevo resistenza. Ero un centrocampista di regia. Sognavo di avere i piedi di Rivera, purtroppo è rimasto un sogno (sorride).

Lo Zeman allenatore farebbe giocare il Zeman giocatore?
Sì, mi manderei in campo.

In cosa è rimasto ceco e in cosa pensa di essere diventato italiano?
La mia mentalità metodica è rimasta ceca, non vivo un giorno di pioggia e uno di sole. Vivendo in Italia però ho imparato ad essere più aperto. Prima ero chiuso, parlavo solo con chi volevo io, adesso parlo con tutti.

Ha confessato che il suo mito era Gigi Riva: perché proprio lui e non, ad esempio. Rivera o Mazzola?
Sono arrivato in Italia a fine anni '60, il Cagliari era la squadra più forte e Riva l'attaccante del momento. Penso che sia rimasto il più forte anche se nel frattempo abbiamo visto altri bravi giocatori. Avrebbe potuto vincere di più se fosse andato altrove, ma ha deciso di rimanere in Sardegna, anche guadagnando di meno: una scelta che merita rispetto.

Il calcio le ha tolto qualcosa alla famiglia?
Sì, il mio lavoro mi ha portato spesso lontano e queste ha causato sofferenza ai miei figli, che non riuscivano a mettere radici. Non l'hanno mai accettato. Mia moglie invece era più aperta.

E' scaramantico?
No, per niente.

Piatto preferito?
Primo Carbonara, secondo cotoletta alla milanese.

E' vero che ama cantare?
Canticchio. Mischio canzoni che ho sentito negli ultimi tempi, anche se la musica che ascolto io non è proprio modernissima. Mi sono fermato a Orietta Berti (ride). No, scherzo: mi piacciono quelli della mia generazione, da Battisti in giù.

Venditti le ha dedicato una canzone, "La coscienza di Zeman": si riconosce nel testo?
Sì, mi ci riconosco e mi piace. Non conoscevo Antonello personalmente, dopo questa canzone siamo diventati amici.

Niente cinema da quando hanno vietato il fumo?
Non ci vado da quando ero fidanzato. Mi rifaccio guardando i film in tv. Amo tutti i generi, dalla commedia al drammatico.

Si riconosce un difetto?
Fumo troppo. Ho provato a smettere due volte, una è durata tre mesi, l'altra ancora meno.

Mazzarri ha detto che non riesce a staccare la spina dal calcio: e lei?
Ci riesco. Gioco a golf, guardo i film e lo sport in tv: atletica, nuoto, hockey...

Vorrebbe sempre allenare sino a 90 anni?
Finché qualcuno mi vorrà e non mi sentirò troppo vecchio. Mi piace lavorare sul campo con i giocatori. Quando mi renderò conto di non essere più in grado di farlo, mi dedicherò al golf a tempo pieno.

Dalla Sicilia alla Sardegna, ha solo cambiato isola...
Sì, ma sarebbe ora di rimettere piedi in terraferma...