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L’ATTIMO FUGGENTE

28.12.2014 ZEMANlandia433

L’ATTIMO FUGGENTE

di JWstar

Batte forte il sole sul piccolo paese isolato nella pianura. E’ estate e la piccola scuola è chiusa.
Il segretario allestisce le classi. Alla quinta A assegna un nuovo Maestro. Per espresso desiderio del preside. Gli insegnanti che gli studenti hanno avuto negli anni precedenti si sono limitati a seguire pedissequamente il programmino scolastico, amorfo, asettico, banale. Il preside vuole che la scuola si apra a scenari scolastici innovativi, avanzati.

Primo giorno di scuola e il nuovo MAESTRO  si presenta agli allievi con un programma scolastico all’avanguardia, adottato nelle migliori scuole d’Europa. Il preside è contento e orgoglioso della sua scelta.

I ragazzi all’inizio sono sorpresi, hanno difficoltà ad adeguarsi al nuovo metodo scolastico, ma ben presto vengono conquistati dal carisma del Maestro, prevale lo stimolo a cimentarsi con compiti nuovi, che trasformano lo studio da una piatta imposizione in un esercizio ludico capace di tirare fuori dalle loro menti tutto il meglio di cui sono capaci, liberando fantasia e coraggio di esprimersi, quello che nessuno aveva mai fatto prima, frustrando la loro capacità espressiva con compitini semplici e mnemonici.
Per qualcuno il nuovo percorso di studi è più facile da apprendere, per altri meno. Come in tutte le scuole. Ed è normale. Non è facile inculcare una nuova mentalità, ci vuole tempo ma il Maestro sa che ce la farà e lo sanno anche i ragazzi.

Il Maestro insegna loro a ragionare, ad applicare con la logica i concetti che egli esprime dalla cattedra. Si respira un’aria nuova nel paese. I genitori dei ragazzi sono soddisfatti, Il Maestro incuriosisce anche loro, i loro figli così non li avevano mai visti. Dopo aver disertato per anni le riunioni scolastiche, da quando è giunto nel paese il nuovo Maestro, vorrebbero poter partecipare in massa agli incontri. In un passato anche recente  non esisteva una vera e propria sala riunioni, all’uopo veniva riadattato uno spazio piccolo e angusto, una vecchia auletta dismessa, del resto la poca affluenza non ne faceva avvertire l’utilità.  

Ma dall’arrivo del nuovo Maestro si rende necessario uno spazio più ampio e più accogliente. Il preside entusiasta della nuova esigenza si mobilita, la locale emittente radiofonica parrocchiale offre il suo contributo e il piccolo spazio angusto viene trasformato, in men che non si dica, in una confortevole ed ampia sala riunioni a cui accorreranno puntuali genitori e parenti dei ragazzi. Un’operazione che da lustro al preside e visibilità all’emittente radiofonica.

Fine del primo quadrimestre. Ultimi due compiti prima delle vacanze di Natale. Irrompe il preside nella classe. Non era mai accaduto prima... Ed è strano che accada proprio ora. Passa tra i banchi, ha un’aria poco rassicurante, un piglio severo. Impreca e borbotta frasi incomprensibili come il suo atteggiamento così diverso da prima. I ragazzi increduli e impauriti incrociano lo sguardo del Maestro, che, fermo sulla cattedra, è anch’egli stupito. Sa di aver dato tutto ai suoi ragazzi e loro sono consapevoli di quanto sono maturati con quel Maestro.

Il giorno dopo i ragazzi entrano in classe. Ma il Maestro non  c’è. Sulla cattedra c’è il preside. I ragazzi sono confusi. Si apre la porta ed entra il Maestro. I ragazzi si alzano rinfrancati e fiduciosi che riprenderà il suo posto sulla cattedra. Il preside annuncia ai ragazzi di aver preso una decisione: non sarà più lui il loro Maestro, che è andato solo a prendere i suoi effetti personali, la sua cartella, i suoi libri.

Il Maestro saluta i ragazzi: “penso di aver dato qualcosa di più e di diverso alla gente… e anche a voi”.
Mentre il Maestro sta per varcare la soglia dell'uscio, i ragazzi ad uno ad uno salgono sui banchi esclamando “Maestro, mio Maestro”, sotto lo sguardo a dir poco contrariato del preside che intima loro di scendere dai banchi e sedersi.

Il Maestro prova a non far trapelare l'emozione. Esce e va via. Il segretario lo accompagna… è talmente irritato dalla decisione del preside da voler lasciare quella scuola e giura che lo farà.

Arriverà un nuovo insegnante domani. E’ un ex allievo di quella scuola. Uno che ha sempre sognato di studiare con quel Maestro, uno che ha sempre detto, a chi lo conosce, che i metodi scolastici di quel Maestro lo hanno sempre affascinato. Ma non applicherà quei metodi innovativi. Il preside gli ha già consegnato l’antico, asettico e amorfo programma scolastico. Quando il giovane insegnante entrerà in classe troverà i ragazzi sistemati diversamente tra i banchi, il preside ha ridistribuito i posti.

Peccato per quel giovane insegnante, chissà l’imbarazzo che prova a prendere il posto di quel Maestro così tanto stimato. Avrebbe forse avuto voglia di chiedergli scusa. Avrebbe forse avuto voglia di dire al preside che non è stato giusto allontanare il Maestro dalla scuola. Ma è un giovane insegnante non di ruolo e per lui è una grande occasione per acquisire punteggio in graduatoria.

E’ già domani.

Niente sarà più come prima. I genitori non parteciperanno più alle riunioni scolastiche.

Ma i ragazzi in classe ci devono tornare. Entrano alla spicciolata e prendono posto, entra anche il giovane insegnante. Sulla cattedra ci sono due sedie. Ed una è già occupata dal preside.

Mentre i cronisti della radio parrocchiale, fuori dalla scuola, gongolanti annunciano l’inizio del nuovo quadrimestre.
E il segretario? E’ sempre al suo posto.

Il Maestro prende il primo treno. Lui resterà sempre il Maestro. Anche per la brava gente di quel piccolo paese isolato nella pianura.