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I semifinalisti italiani devono molto a Zdenek Zeman

13 giugno 2013 da espnfc.com

I semifinalisti italiani devono molto a Zdenek Zeman

di Michael Yokhin

traduzione di Stella Corigliano

I ricordi del debutto mozzafiato di Salvatore "Totò" Schillaci con l'Italia nella Coppa del Mondo 1990 sono  ancora fresche per molti, anche se più di 23 anni sono passati da quando è entrato in campo allo Stadio Olimpico mentre un nulla di fatto a reti inviolate contro l'Austria volgeva al termine. Due minuti più tardi, portò a casa la splendida vittoria e diventò il capocannoniere del torneo. Che storia incredibile che era!

In gran parte sconosciuto fuori d'Italia prima di raggiungere un simile traguardo, Totò era anche totalmente anonimo nel suo paese appena due anni prima  della Coppa del Mondo. Quando ha iniziato la stagione 1988-1989, era solo un altro attaccante sotto la media in Serie B e aveva trascorso tutta la sua carriera fino a quel momento nel piccolo Messina. All'età di 23 anni, il suo futuro non sembra essere promettente. Poi è arrivato Zdenek Zeman, e improvvisamente Schillaci capito il suo vero potenziale cominciò a dimostrarlo. Totò non poteva cambiare il suo accento siciliano, ma negli aspetti calcistici la sua trasformazione era surreale. Ha insaccato 23 gol in quella stagione, la metà del totale del Messina in un campionato dalla mentalità molto difensiva, e la Juventus si affrettò a ingaggiarlo.

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DICONO DI ZEMAN

2/2007 ROBERTO RAMBAUDI

Quanto c’è del Maestro boemo nel tuo calcio?

Zeman come uomo di sport ha influito tantissimo. Ho seguito le sue battaglie. Contro il doping e l’intreccio di interessi economici e finanziari. Ha detto delle cose vere che poi si sono verificate. E per questo ha pagato. Ma non finirò mai di ringraziarlo, mi ha trasmesso la cultura del sacrificio e mi ha insegnato a curare la preparazione. A lavorare sulla fatica”.

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Zemania. Una vita all’attacco chi tifa lui non perde mai

19.09.2012 Pubblico

Zemania. Una vita all’attacco chi tifa lui non perde mai

Di Giuseppe Brindisi

Chi tifa Zeman non perde mai. Ricordo di aver sentito per la prima volta sussurrare queste parole a Foggia da un ragazzino coi pantaloni corti sulla caviglia e una canotta bianca, un classico zompafossi di quelle parti, con pochi anni sulle spalle magre e un futuro più incerto della sua barba incolta. Era un pomeriggio di settembre nella città dauna, lì dove il sole se vuole riesce a bruciare la pelle e la terra anche fuori stagione. E la terra era quella del campetto dell’oratorio di San Ciro, la chiesa vicina allo stadio Pino Zaccheria.

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Zdenek Zeman, l’ultimo universalista?

03.06.2013 ilfattoquotidiano.it

Zdenek Zeman, l’ultimo universalista?

di Elio Matassi

Il campionato si è concluso da poco, è stata assegnata anche la Coppa Italia come le due Coppe europee. Qual è stata la nota dolente su cui riflettere? Non certo il tardivo licenziamento di Andrea Stramaccioni – in un post dello scorso gennaio avevo già chiaramente evidenziato i limiti caratteriali del giovane allenatore interista –, per me, la nota più dolente, quella che mi ha colpito di più è stata l’esonero di Zeman nello stesso gennaio 2013; un allenatore, Zeman, cui va tutta la mia simpatia e solidarietà umana e intellettuale. Un allenatore che definisco  ‘l’ultimo universalista’, cercando di spiegare questa formula nei termini seguenti: rispetto a un campionato sotto l’egida della Juventus –la squadra che ha un rapporto di natura particolare con la vittoria–, in cui ciò che conta è vincere con qualsiasi mezzo e soprattutto contro i propri avversari, Zeman, con la sua concezione ‘estetica’ ed etica del gioco, rappresenta l’unica alternativa credibile.

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PERDERE, MA CON ZEMAN

28.08.2012 da il foglio.it

PERDERE, MA CON ZEMAN
di Maurizio Crippa

L’uomo vero che rivoluziona tutto: il catenaccio, la chiacchiera sportiva, la faccia, la vittoria alata. Dove vada non si è mai saputo. Ecco da dove viene.

Di un allenatore che dal suo sito web si offre sdraiato e quasi alato come un angelo sopra Berlino, e dichiara: ‘A mio parere, la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio, oggi, è sempre più un’industria e sempre meno un gioco’, si può avere solo grande stima. E simpatia. Gran personaggio, il boemo, come tutti i praghesi filosofi e un po’ esoterici”. Iniziava così, tre anni fa, un commentino postato sul mio blog mourinhista. E un po’ per far prima, un po’ perché il giudizio resta identico, come uguale è ancora l’home page di Zdenek Zeman, tanto vale ripartire da lì.

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