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Di Biagio “in Belgio e in Germania Zeman sarebbe all'avanguardia”

31.01.2014  repubblica.it

Programmazione e coraggio la partita da vincere per i giovani

di Gigi Di Biagio

ROMA - Premetto. Ai  miei tempi, da giocatore,  la filosofia della " Giovane Italia" non sarebbe stata cosi utile.  Gli stranieri , quando e se arrivavano, erano pochi. E soprattutto dovevano fare la differenza. Ora l'equazione si è ribaltata. Ne arrivano talmente tanti che se questa differenza non la fanno è difficile accorgersene. Per questo il percorso intrapreso da questa iniziativa "nazionalista" si sta rivelando ora una scelta azzeccata. Abbiamo bisogno di valorizzare e mettere in vetrina quanto di buono il calcio nostrano sa offrire. La recente frase di Matteo Bianchetti (in passata utilizzata però anche da altri ragazzi) è sintomatica. "Mi fossi chiamato Luis Blanco, sarei stato titolare in A". Tutto probabilmente vero.  Il nostro prodotto interno lordo calcistico sta ottenendo finora poca tutela e protezione. Anche quando merita celebrazioni poi però velocemente affossate anche solo da una prestazione negativa.

A mio avviso va cambiato prima di tutto l'approccio culturale. A partire dal riportare il calcio ad una dimensione di gioco. Ai miei ragazzi, dopo aver spiegato gli ultimi dettagli tattici, ricordo sempre l'obiettivo dell'impegno e del divertimento . Faccio sempre l'esempio di Totti. Uno che da 20 anni fa la differenza e sorride sino a quando arriva la stretta di mano fra capitani. Fortunatamente sta cambiando qualcosa. Ai miei tempi uno che rideva anche un ora solo prima di entrare in campo era bollato come immaturo. Almeno adesso si va oltre la prima impressione. Anche se resta la battaglia più difficile da vincere in fatto di apparenze. Quella del risultato. Senza farsi influenzare da condizionamenti e paure.  Serve programmazione (come insegnano Belgio e Germania recentemente) e il coraggio di portare avanti le proprie idee anche rischiando.

Ho un riferimento a livello impiego giovani. Anche se con limiti evidenti. Zdenek Zeman. Per lui parlano i fatti. I migliori talenti azzurri under recenti sono passati dalle forche caudine della sua filosofia di lavoro. Immobile, Insigne, Verratti, Florenzi. Pochi allenatori hanno gli attributi per scommettere e trasmettere ai giovani l'insegnamento calcistico.  Questa è la sua forza. Farlo con gli under è un valore aggiunto. Chi non lo sa fare, punta direttamente al calcio dei grandi. La certezza sta nel sapere che se un '96 o un '97 è da aggregare alla prima squadra o da far giocare (come nei paesi prima citati come esempio)  Zeman sarebbe all'avanguardia. Cosi cambia praticamente il modo di concepire il calcio e di trasmettere il messaggio giusto. Rischio io in prima persona puntando su di loro.

 In B Empoli, Bari e Crotone stanno dimostrando che si può fare calcio con questi presupposti.

Resta ancora un po di strada da fare. E non poca. In primis abbassare l'età del campionato Primavera fino al massimo dei 18 anni e limitare la Lega Pro a meno gironi e al massimo ad una cinquantina di piazze con progetti e potenzialità economiche. All'insegna della programmazione e del reperire il massimo della propria territorialità'. Da ex giocatore ho imparato soprattutto questo; il rispetto per chi lavora veramente. Se il calcio è la tua professione, non devi tralasciare nulla. Se non vuoi avere nulla da rimpiangere.