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Vite che non sono la tua - ZDENEK ZEMAN

02.10.2015 da RADIO RAI 3 Storie di persone speciali del 26/9/2015

Vite che non sono la tua - ZDENEK ZEMAN

di Alessandro Leogrande

Ringraziamo Giuseppe Sansonna per averci segnalato questo ritratto di ZEMAN fatto da Alessandro Leogrande, nella puntata del 26 settembre scorso di "Vite che non sono la tua - Storie di persone speciali" in onda su RADIO RAI 3.
Leogrande, ripercorrendone la carriera, centra in modo impeccabile e completo l’essenza di Zeman, del suo personaggio e del suo modo di intendere il calcio e lo sport, dipingendo Zeman come "l’allenatore che forse più di tutti negli ultimi 20-25 anni ha incarnato l'immaginario della controcultura, di un pensiero dissidente all'interno dello sport più seguito al mondo..."

All'interno del programma Alessandro Leogrande legge l'avvincente dichiarazione - che di seguito riportiamo testualmente - rilasciata da ZEMAN nel 2000 in uno speciale di Goffredo Fofi dedicato all’allenatore boemo.

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Pagina dedicata a ZEMAN su L'EQUIPE

Ringraziamo l'amico Jacopo Pepe che ci ha fatto pervenire la pagina dedicata a Zdenek Zeman dal quotidiano francese L'Equipe il 18 giugno scorso.

21.06.2015 dal quotidiano francese L'Equipe

Zdenek Zeman, prophète en son pays

Toute la semaine, L'Equipe vous propose une série de portraits d'entraîneurs qui ont marqué l'histoire du foot, mais sans avoir le palmarès de Ferguson ou Ancelotti. Aujourd'hui, Zdenek Zeman, l'homme qui a enchanté l'Italie du Catenaccio avec des équipes d'inconnus au jeu offensif et spectaculaire.

Si les films cultes sont rarement ceux qui cartonnent au box-office ou qui raflent toutes les récompenses à leur sortie, alors Zdenek Zeman est le Rocky Horror Picture Show du football mondial. Son palmarès famélique (seulement deux titres de champion de Serie B et titre de Serie C2) est inversement proportionnel à sa longévité et à l’ampleur du culte dont il fait l’objet.

Comme le film musical de Jim Sharman, le technicien d’origine tchèque (il est italien depuis 1975) continue de se produire quarante ans après le début de sa carrière, avec à la place des projections pour nostalgiques dans des cinémas d’art et d’essai, des piges dans des clubs de seconde zone. Après une année chaotique à Cagliari, il vient de signer au FC Lugano, promu en première division suisse.

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Di Biagio “in Belgio e in Germania Zeman sarebbe all'avanguardia”

31.01.2014  repubblica.it

Programmazione e coraggio la partita da vincere per i giovani

di Gigi Di Biagio

ROMA - Premetto. Ai  miei tempi, da giocatore,  la filosofia della " Giovane Italia" non sarebbe stata cosi utile.  Gli stranieri , quando e se arrivavano, erano pochi. E soprattutto dovevano fare la differenza. Ora l'equazione si è ribaltata. Ne arrivano talmente tanti che se questa differenza non la fanno è difficile accorgersene. Per questo il percorso intrapreso da questa iniziativa "nazionalista" si sta rivelando ora una scelta azzeccata. Abbiamo bisogno di valorizzare e mettere in vetrina quanto di buono il calcio nostrano sa offrire. La recente frase di Matteo Bianchetti (in passata utilizzata però anche da altri ragazzi) è sintomatica. "Mi fossi chiamato Luis Blanco, sarei stato titolare in A". Tutto probabilmente vero.  Il nostro prodotto interno lordo calcistico sta ottenendo finora poca tutela e protezione. Anche quando merita celebrazioni poi però velocemente affossate anche solo da una prestazione negativa.

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La grande bellezza: i ragazzi di Zeman in nazionale

05.03.2014 quasirete.gazzetta.it

La grande bellezza: i ragazzi di Zeman in nazionale

di Oscar Buonamano 

Nella notte più importante dell’anno per chi fa cinema, sul palco luccicante di Los Angeles e in mondovisione il premio Oscar, Paolo Sorrentino, ha spiazzato tutti con i suoi ringraziamenti.

«Grazie alle mie fonti di ispirazione, i Talking Heads, Federico Fellini, Martin Scorsese, Diego Armando Maradona. Mi hanno insegnato tutti come fare un grande spettacolo. Che è la base per il cinema».

Il regista vincitore del Premio più importante assegnato annualmente alla settima arte ha ringraziato nell’ordine, un gruppo musicale, due registi cinematografici e un calciatore. Si potrebbe anche dire più prosaicamente che ha sdoganato il gioco del calcio, facendolo assurgere a fonte d’ispirazione per la realizzazione di un’opera d’arte. E lo ha fatto ringraziando il più forte calciatore di tutti i tempi: Diego Armando Maradona.

Nell’incontro con i giornalisti ha anche voluto precisare il perché dei suoi ringraziamenti.

«I Talking Heads, Federico Fellini, Martin Scorsese e Diego Armando Maradona sono quello che mi hanno formato nell’adolescenza. L’adolescenza per me è stata decisiva, nel bene e nel male. Ci tenevo a omaggiare questi 4 nomi. Sono quattro campioni nella loro arte che mi hanno insegnato tutti cosa vuol dire fare un grande spettacolo, che è la base di tutto lo spettacolo cinematografico. Questa mattina mi sono preso un break per andare a vedere la partita del Napoli. Peccato non aver vinto».

Era dai tempi di Pier Paolo Pasolini che un artista di primo piano della cultura italiana, anche in questo caso un regista cinematografico, non esprimeva in modo così palese la sua vicinanza al gioco del calcio. In altri paesi non è una rarità, grandi intellettuali, prevalentemente sudamericani, hanno dedicato e dedicano molte attenzioni al calcio e ai suoi protagonisti, attribuendo a «l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo», così come lo definiva Pasolini, un ruolo sociale e culturale al pari di altre manifestazioni artistiche.

Il riferimento di Paolo Sorrentino all’importanza che ha avuto Maradona negli anni della sua adolescenza, in termini di educazione alla costruzione di uno spettacolo, mi hanno fatto ripensare a ciò che ha significato per me, e per molte altre persone, Zdeněk Zeman e il suo modo di vivere il mondo del calcio.

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GIUSEPPE SANSONNA: “LA DIRIGENZA DELLA ROMA NON HA SUPPORTATO ZEMAN”

23.01.2014   serieaddicted.com

GIUSEPPE SANSONNA: “LA DIRIGENZA DELLA ROMA NON HA SUPPORTATO ZEMAN”

traduzione di Stella Corigliano

 “Ironico, rigoroso e con i piedi per terra: vi dico com’è il vero Zdeněk Zeman”.

Giuseppe Sansonna è un regista e ha dedicato due documentari all'allenatore ceco. Ci dice che nella vita di tutti i giorni, Zeman è molto diverso da come appare nei mass media

di Federico Formica

L'allenatore ceco Zdeněk Zeman (Praga, 1947) è una delle figure più controverse del Calcio. E 'difficile trovare un appassionato di calcio italiano che non ha un parere su Zeman. Alcuni lo amano, altri lo odiano.

Perché? E’ famoso per il suo credo tattico estremista, un 4-3-3 molto offensivo, regime che non ha mai cambiato. La sua filosofia tattica ha spesso portato a giocate spettacolari e, a volte, a stagioni molto esaltanti. Nei primi anni '90, Zeman ha stupito tutti con il suo Foggia, che ha portato dalla Serie B per un paio di punti sotto la zona di qualificazione in Coppa Uefa, giocando un calcio incredibile e divertente. Più tardi, ha avuto buoni periodi con Lazio (1994-1997), Roma (1997-1999) e Pescara (2011-2012). Ma il suo ritorno a Roma nel 2012-2013 si è concluso con un fallimento. I suoi detrattori dicono che, anche se è tra i più famosi allenatori in Italia, non ha mai vinto un trofeo in carriera.

Gli " Zemaniani ", i suoi sostenitori, dicono  che non ha mai vinto nulla perché Zeman non ha mai fatto compromessi ed è schietto. Nel 1998, ha causato un polverone dicendo che "il calcio doveva uscire dalle farmacie", e che la muscolatura di alcuni giocatori della Juventus come Alessandro Del Piero e Gianluca Vialli era cresciuta in modo sospetto. Le sue parole hanno causato un processo contro il capo dello staff medico della Juventus che si è concluso senza conseguenze. Ma Zeman ha rotto un muro di silenzio nel mondo del calcio . Il caso doping è stato sollevato, e da allora Zdeněk Zeman non ha mai smesso di dire la verità. A proposito di arbitri, sul sistema calcio italiano, e così via.

Pochi conoscono bene Zeman come Giuseppe Sansonna. Sansonna è scrittore e regista. Ha realizzato “Zemanlandia” e “Due o tre cose che so di lui” (editore: Minimum Fax), due documentari che raccontano l'uomo e l'allenatore Zdeněk Zeman, svelando aspetti della sua personalità che non sono mai emersi dai mass-media in oltre 20 anni. SerieAddicted  ha intervistato Giuseppe Sansonna, cercando di capire qualcosa di più sull'enigmatico e sconcertante Zdenek Zeman.

Com'è Zeman al di fuori dei media?

Lui è molto diverso da come appare: è un uomo molto ironico. Ha l'ironia di un uomo che sta ancora "cercando" un mondo  molto diverso rispetto alla sua origine est-europea. Zdeněk Zeman è molto legato al Sud Italia: nel 1969 arrivò a Palermo con lo zio Čestmír Vycpálek ( era allenatore della Juventus), un uomo che Zeman considera come un padre. Zeman ha bisogno di sorridere e ama circondarsi di veri amici . Come Vincenzo Cangelosi, che non è semplicemente assistente, ma uno dei suoi migliori amici. Zeman tende a creare autentiche relazioni, profonde e semplici.

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