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Sempre e per sempre

06.05.2013 ZEMANlandia433

Sempre e per sempre

di Oscar Buonamano 

Il Bayern Monaco, o il Fußball-Club Bayern München per i puristi, conquista la terza finale consecutiva di Champions League, vince la Bundesliga con sei giornate di anticipo ed è una delle finaliste della Coppa nazionale di Germania. Perché dunque la dirigenza tedesca non conferma Jupp Heynckes e assume il catalano Pep Guardiola per la prossima stagione agonistica?

La riposta è, per chi segue e conosce il calcio, relativamente semplice. A Karl-Heinz Rummenigge, il presidente del club tedesco, interessa incidere in maniera indelebile il nome del suo club nella storia del calcio. Per farlo non serve “solo” vincere ma occorre introdurre una discontinuità che trasformi una squadra vincente in una squadra in grado di segnare un’epoca e di insegnare qualcosa. Il calcio di Jupp Heynckes non garantisce tutto ciò e per questo motivo è stato scelto un allenatore che ha il suo marchio di fabbrica nel “Tiki taka”, un calcio fatto di possesso palla e gioco orizzontale. Il gioco che ha reso vincente e immortale il Barcellona di Pep Guardiola.

Sono pochi, pochissimi, gli allenatori che lasciano un segno profondo nella storia del calcio. Se escludiamo i tempi epici ed eroici dell’inizio del secolo scorso e ci limitiamo al calcio moderno scopriamo che sono quattro gli allenatori che più di altri hanno influenzato, caratterizzato e indirizzato il lavoro degli allenatori contemporanei. Pep Guardiola in questi ultimi anni, Rinus Michels all’inizio degli anni Settanta, Arrigo Sacchi a metà degli anni Ottanta e Zdeněk Zeman all’inizio degli anni Novanta.

 Rinus Michels è considerato il papà del calcio moderno e a lui si deve il concetto di calcio totale. Un sistema di gioco in cui ogni calciatore è in grado di ricoprire più ruoli, ma soprattutto un sistema di gioco che introduce per la prima volta in maniera sistematica e continuativa il pressing in ogni zona del campo e la tattica del fuorigioco. L’Ajax e la nazionale olandese sono stati gli interpreti migliori di questo modo di stare in campo che ha rivoluzionato il calcio europeo e mondiale.

In Italia il calcio totale arriverà più tardi, da noi prevale il gioco difensivo. Più facile difendersi che attaccare, più semplice distruggere che costruire. Vale nel calcio, ma anche nella vita di tutti i giorni. Prima dell’avvento di Arrigo Sacchi ci sono alcuni tentativi. Il Napoli di Vinicio, il Torino di Gigi Radice, il Cesena di Marchioro, la Roma di Nils Liedholm. Tutte squadre, che con modalità diverse, introducono il concetto di pressing e la tattica del fuorigioco nel campionato italiano. Squadre che preferiscono costruire e imporre il proprio gioco e con quel gioco il Torino e la Roma vinceranno uno scudetto.

Alcuni anni dopo Arrigo Sacchi da Fusignano occupa il centro della scena del campionato italiano di serie A. Il suo calcio supera e modifica il concetto di zona conosciuto fino a quel momento. La caratteristica principale è un pressing asfissiante praticato a tutto campo. La difesa è schierata a zona, mentre in fase di non possesso palla, le linee mediane e d’attacco rientrano in maniera del tutto nuova. Sacchi arricchisce il vocabolario italiano del calcio con la parola «ripartenza». Costruisce una squadra meravigliosa, bella da vedere e soprattutto vincente in Italia e in Europa. Non c’è differenza tra il giocare in casa o in trasferta, quel Milan impone il proprio calcio su tutti i campi. Se proprio dobbiamo trovare un difetto a quella straordinaria squadra, potremmo dire che il ricorso al “fallo sistematico” a centrocampo allontana, anche se di poco, quel calcio dalla perfezione. Jürgen Klopp, l’allenatore del momento e del sorprendente Borussia Dortmund finalista di Champions League, ha tributato un grandissimo riconoscimento ad Arrigo Sacchi riconoscendolo come suo unico maestro.

E siamo giunti al 4-3-3, marchio di fabbrica registrato di Zdeněk Zeman. Al tecnico di Praga si deve l’invenzione dell’uso sistematico dei tre attaccanti di ruolo nella linea d’attacco della squadra. A differenza del calcio totale di Michels il gioco di Zeman si basa sulla specializzazione del ruolo dei singoli calciatori con una ripetizione, ossessiva, dei movimenti sempre effettuati a una velocità molto sostenuta. Un calcio fatto di verticalizzazioni e sovrapposizioni sulle corsie laterali, con la tattica del fuorigioco applicata, spesso, quando si è più vicini al centrocampo piuttosto che alla propria area di rigore. Un calcio sempre propositivo che si basa su una preparazione atletica rigorosissima. Per il suo primo Foggia fu coniato il termine «zemanlandia», per descrivere il divertimento che il gioco delle sue squadre procurano agli amanti del gioco del calcio. Se si pensa a un calcio offensivo si pensa a Zeman. Dello stesso parere è il Commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, Cesare Prandelli, che recentemente ha dichiarato: «Gli schemi offensivi del quattro-tre-tre si studiano sugli appunti di Zeman. Il suo calcio rimane qui materia di studio. È sempre un punto di riferimento per ogni tecnico». Un calcio, il 4-3-3 di Zeman studiato a Coverciano, che ha modificato e creato una vera e propria scuola i cui allievi sono oggi tra i migliori e più apprezzati professionisti del campionato italiano di calcio. Ma il contributo di Zeman non si è limitato solo all’aspetto tecnico, è andato oltre. Le sue denunce sull’uso indiscriminato di farmaci per migliorare le prestazioni fisiche ha contribuito in maniera determinate a migliorare il calcio italiano anche sotto l’aspetto etico e morale e ha portato all’approvazione di una legge, la n°376 del 14 dicembre 2000 “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, che prima delle sue denunce non esisteva.

Questo modo di essere lo accumuna e lo avvicina a figure mitiche dell’intellighenzia mondiale, a intellettuali che costruiscono la storia del pensiero corrente, come Eduardo Galeano. Le sue dichiarazioni, i suoi pensieri, non sono, infatti, diversi dai concetti che lo stesso scrittore uruguaiano ha espresso a più riprese nel corso di questi anni.

«A mio parere, la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio, oggi, è sempre più un’industria e sempre meno un gioco», ripete come un mantra Zeman. Concetti che fanno riflettere sulla vacuità del mondo contemporaneo che hanno ripercussioni anche sul mondo del calcio.

Per tutte queste ragioni ogni volta che vedo entrare su un campo di calcio Zdeněk Zeman, mentre già pregusto verticalizzazioni, sovrapposizioni e gol, mi commuovo. A volte piango, un pianto di gioia che mi rende felice. E in quei momenti, sempre, ripenso e canto una canzone del “Principe”, Francesco De Gregori. Una canzone nella quale mi riconosco, che mi appartiene e nella quale racchiudo le persone a me più care.

«Tu non credere se qualcuno ti dirà che non sono più lo stesso ormai

Pioggia e sole abbaiano e mordono ma lasciano, lasciano il tempo che trovano

E il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai

Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai

Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai».

 

“Sempre e per sempre” – Francesco De Gregori http://www.youtube.com/watch?v=smRGh_6GuW0