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Classe creatina e muscoli

22.10.1998 L’Espresso
Classe creatina e muscoli


Saranno anche sostanze lecite, ma fanno male allo sport. Mentre il mondo del calcio è sotto choc, il tecnico boemo rilancia l'allarme. E insiste sul caso Del Piero
di Gianni Perrelli
Al culto dell'immagine hanno saggiamente anteposto la tutela della salute. Mettendo la sordina ai proclami velleitari che minacciavano di lavare con uno sciopero la dignità offesa dai sospetti, i calciatori italiani hanno finito per aderire alla guerra contro il doping. “In Italia si gioca troppo”, ha riconosciuto l'avvocato Sergio Campana, presidente dell'Associazione calciatori. “Non basta dire: vi paghiamo, pedalate. Perché a un certo punto non ce la fai più, ed è lì che scatta la tentazione del doping”. Sembra di risentire le parole di Zdenek Zeman nella sua prima requisitoria ("L'Espresso" n. 32): “È tempo che il calcio esca dalle farmacie e dagli uffici finanziari.”



A due mesi dall'intervista che ha scoperchiato il verminaio, nel giorno in cui la commissione d'indagine presieduta da Carlo Federico Grosso metteva sotto accusa il vertice dello sport (vedere intervista a pag. 68), Zeman torna sull'argomento con "L'Espresso", puntualizzando il senso di una denuncia sacrosanta, ma avvelenata dal frastuono delle polemiche. .Non mi sorprendo., spiega il tecnico boemo, .che la minaccia di sciopero sia rientrata. Non c'era nessuna ragione, secondo me, perché i calciatori si astenessero dal lavoro..
Considera una vittoria morale la presa di coscienza che l'accavallarsi di impegni può spianare il ricorso ai farmaci?
“È vero che oggi si gioca tanto. E forse anche in periodi sbagliati. Ma ogni squadra ormai si è attrezzata, ha una rosa di almeno trenta giocatori. A me premeva segnalare che c'era qualcosa di sbagliato nel nostro mondo. Dalle reazioni, mi rendo conto che del mio ragionamento si è capito poco.”
E allora riproponiamo il discorso: cosa c'è di sbagliato oggi nel calcio italiano?
“Volevo far capire che lo sport è sport, il gioco è gioco, e che gli aiuti esterni non dovrebbero far parte di questo schema.”
Non pecca di pessimismo? In questi due mesi, dopo la sua denuncia, è successo di tutto. È saltato il presidente del Coni, è stato chiuso il laboratorio dell'Acqua Acetosa, sul doping indagano svariate procure , i calciatori hanno autorizzato controlli più seri e più rigidi. Non le sembra che si sia messa in moto la rivoluzione culturale che lei invocava?
“Resta il fatto di una mentalità spinta a cercare miglioramenti di forma in farmacia. Una tentazione contro cui non sempre bastano i controlli. Il problema è infatti contrastare la mentalità che induce sempre a cercare aiuti esterni, perché lo sport è basato su concetti diversi. Poca differenza fa anche stabilire un confine fra sostanze lecite e illecite. Il punto è che a questi coadiuvanti esterni non si dovrebbe nemmeno pensare. Lo so che è un traguardo difficile. Ma a volte nella vita riescono anche le imprese impossibili.”
Dopo il terremoto che ha provocato, si aspetta che il Coni, la Federcalcio, le società si sintonizzino su questo obiettivo?
“Spero proprio di sì. Perché questo è un problema di educazione. Che chiama in causa dirigenti tecnici e giocatori, richiede lo sforzo di tutte le componenti.”
Lei ormai parla come un leader di partito. Del resto ha già i suoi seguaci. Migliaia di fan che inscenano manifestazioni di solidarietà al grido: "Sto con Zeman".
“Non mi interessa il ruolo di profeta. Da uomo di sport ho visto che il calcio aveva imboccato una strada non giusta. E mi sono proposto solo di dare l'allarme. Spero che il mio gesto venga apprezzato dalla gente che vuole bene al calcio come me.”
Nella sua prima intervista all'"Espresso" lei si meravigliava che la Federcalcio non si fosse mai resa conto dell'abuso dei farmaci. La relazione della commissione governativa va anche oltre: dice che il calcio in Italia è una sorta di repubblica autonoma, che si dà leggi proprie. Chi aveva interesse a non fare i controlli? C'era qualcuno che tirava le fila?
“Non credo. La Federcalcio è una semplice federazione. Come tante altre.”
Intanto, in questi mesi, la polemica con la Juve si è spinta un po' troppo lontano. "La Gazzetta dello Sport" ha invitato lei e il tecnico juventino Marcello Lippi a piantarla con il ping-pong di ripicche. Il 15 novembre c'è Roma-Juventus. Esasperare con l'astio gli animi dei tifosi non è a suo modo un'altra forma di doping?
“Non sono stato io a cominciare. Dal primo giorno che ho parlato di farmaci, mi è stato detto che dovevo andarmi a curare. Poi, quando ho espresso la mia meraviglia per gli sviluppi muscolari di Alessandro Del Piero e Gianluca Vialli, due giocatori rappresentativi del nostro calcio, si è passati agli insulti. Terrorista, vigliacco. Da parte mia, non ho mai offeso nessuno.”
Questi veleni appartengono al passato. In vista di Roma-Juventus non sarebbe saggio un gesto distensivo da parte sua?
“Non debbo fare pace con nessuno: non sono mai stato in guerra con nessuno.”
Tra lei e Lippi le scintille continuano però a sprecarsi. Quali erano i vostri rapporti personali prima di questa polemica?
“Normali. Di stima. Lippi è un tecnico di livello. Tutto quello che è successo non mi induce a rimangiarmi un giudizio che espressi subito dopo i mondiali: sarebbe stato un'ottima soluzione per la Nazionale.”
Lo saluterà prima di Roma-Juventus?
“Lo faccio sempre con i tecnici avversari. È un fatto di buona educazione.”
Sia sincero: lei ce l'ha con la Juventus?
“Ce l'ho con la mentalità di chi cerca di aiutare i calciatori con stimoli esterni. Una scelta per molti giusta, se è vero che riguarda circa l'80 per cento delle società italiane. Per me profondamente sbagliata.”
La Juve lamenta di pagare un prezzo troppo alto. Non c'è stadio italiano in cui non si levino cori sarcastici sul doping. Lippi suggeriva ai calciatori di non dare nemmeno inizio alle partite, se prima non verranno tolti dagli spalti gli striscioni offensivi.
“Quegli striscioni non dovrebbero esserci. Bisognerebbe educare chi li espone. Ma il problema è più generale. Io capisco che i giocatori della Juve possano sentirsi turbati da questo clima. Ma in trasferta capita praticamente a tutte le squadre di venir contestate”
Si può parlare di campionato alterato?
“No, perché questi fenomeni purtroppo ci sono sempre stati.”
Vialli e Del Piero. A prescindere dagli sviluppi giudiziari, vogliamo chiarire che nella sua prima intervista all'"Espresso", quando si è detto sorpreso dei loro muscoli, non c'era alcun intento diffamatorio? Nessuno li ha mai accusati di doping.
“Io ho ripreso concetti di dominio pubblico. Cosa c'è da indignarsi quando nelle riviste per gli allenatori viene raccomandata la creatina e si magnifica il caso di un giocatore di baseball cresciuto di tredici chili in tre settimane? Che nel fisico di Vialli e Del Piero fossero intervenuti dei cambiamenti è una semplice constatazione. Cinque anni fa, numerosi mezzi di informazione -giornali e tv -hanno dedicato servizi alle trasformazioni di Vialli. Il medico della Juve ha perfino confermato in un libro di dare ai giocatori la creatina, sostanza non proibita che fa aumentare le masse muscolari. E allora dov'è lo scandalo, l'insinuazione? L'ho scritto io quel libro? Io non ho mai parlato di doping. Capirei la loro rabbia se avessero smentito di averla presa, la creatina. Ma questo non l'hanno mai fatto, non possono dirlo.”
I due gol di Del Piero con la Nazionale sono stati maliziosamente interpretati anche come uno sberleffo a Zeman. Lei come giudica Del Piero calciatore? Lo prenderebbe alla Roma?

E c'è bisogno di dirlo? Del Piero è uno dei più grandi talenti calcistici in circolazione. Lo prenderei non solo alla Roma, ma dappertutto. Non mi meraviglia che abbia fatto due gol alla Svizzera. Con le sue doti, è in grado di farli in ogni partita. Mi sorprende semmai quando non segna per sei mesi di fila. E naturalmente pure di Vialli calciatore, anche se ha undici anni di più, continuo ad avere la massima stima. Come si può pensare che il discorso sui muscoli mettesse in discussione la loro statura di campioni?.”