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DI BIAGIO: “Zeman, unico col suo carisma, mi ha aperto un mondo”

21.04.2013 in esclusiva a “ZEMANlandia433”

DI BIAGIO: “Zeman, unico col suo carisma, mi ha aperto un mondo”

 Intervista di Stella Corigliano ed Enzo Follieri

GIGI DI BIAGIO, una vita da mediano zemaniano tra Foggia e Roma, con una breve parentesi a Brescia.

L’attuale allenatore della Nazionale Under 20, in esclusiva per il nostro portale di controinformazione zemaniana “ZEMANlandia433” www.supremoboemo.it, ci parla degli anni con Zeman, del suo rapporto con il Maestro e delle prospettive future per il Boemo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partiamo dall’inizio della tua esperienza con Zeman. 1992. Pavone ti pescò dal Monza in serie C e ti portò nel Foggia in serie A. Dopo aver venduto i pezzi da novanta, quell’anno si partì con una rosa rinnovata. Immaginavi che Zemanlandia si sarebbe affermata con pari se non maggiore autorità, rispetto al fenomeno dell'anno precedente e se sì, perchè?

Eravamo tutti ragazzi giovanissimi che venivano per lo più dalla serie C, per cui per noi era un’importante opportunità, una grandissima scoperta e un banco di prova fondamentale. E’ andata bene, però se ti devo dire se me l’aspettavo,no! E quindi non ti posso nemmeno rispondere sul perché! Poi col passare del tempo però abbiamo acquisito certezze grazie soprattutto al Mister e da questo siamo diventati la Zemanlandia che tutti hanno visto. 

 Rispetto alle tue precedenti esperienze da calciatore, in cosa è cambiato con Zeman il tuo modo di fare il mediano? Se ti dico che tu sei stato il TOP nell’interpretazione del ruolo di regista basso cosa mi rispondi?

Intanto ti ringrazio! Evidentemente avevo le caratteristiche che lui cercava. Diciamo che lui mi ha aperto un mondo, perché mi ha avviato a un calcio propositivo, a un calcio in cui, indipendentemente dall’avversario che si incontra, si pensa sempre a produrre gioco. Mi ha trasmesso un’apertura mentale rispetto a un certo modo di intendere il calcio,  rispetto a una mentalità diffusa in cui si bada soprattutto a non perdere. Con lui invece si giocava sempre per vincere.

A proposito di TOP… Franco Mancini è stato il TOP del portiere di Zemanlandia. Nell’economia del gioco di Zeman, quanto contava per voi la sicurezza di un portiere che vi affiancava con uscite e lanci prodigiosi in mezzo al campo?

Franco accompagnava tantissimo la squadra anche quando attaccavamo. In questo è stato il migliore esempio come portiere di una squadra di Zeman. Perché quando noi andavamo all’attacco lui era sulla linea dell’area di rigore e anche oltre, sempre pronto per eventuali uscite e per far ripartire la squadra. Valutando a 360° l’interpretazione del ruolo di portiere nel discorso zemaniano, Franco ha certamente qualcosa in più rispetto a tutti gli altri. Perché ha sposato appieno la filosofia del Mister e sa come muoversi nell’economia del calcio di Zeman.
(emoziona non poco sentire Di Biagio parlare di Mancio al presente… n.d.r.)

Dal Foggia di Zeman le prime apparizioni in nazionale e poi dalla Roma di Zeman la maglia azzurra in pianta stabile. Quanto ha contato Zeman nella tua carriera?
Lui per me è stato un trampolino di lancio importantissimo. Forse sono un po’ di parte quando parlo di Zeman, però la verità è che mi ha cambiato totalmente la vita, dal punto di vista calcistico, della mentalità, del lavoro. Anche nel discorso nazionale lui mi ci ha portato per ben due volte. Quindi sono molto contento e lo ringrazierò per sempre.

Quanto contava e quanto conta una figura come Cangelosi per Zeman.

Il vice allenatore è sempre molto importante per un allenatore perché deve essere il tramite giusto tra squadra e allenatore. In questo senso Vincenzo, a cui voglio bene veramente, ha un ruolo fondamentale come uomo di fiducia di Zeman.

Tu hai avuto Zeman sia a Foggia che a Roma. Due diverse esperienze con obiettivi diversi e giocatori di diverso calibro. Hai riscontrato differenze nell’atteggiamento di Zeman e nel suo modo di fare calcio o è rimasto sempre uguale a se stesso?
Zeman è rimasto sempre uguale nel suo credo, che è un pregio, anche se alcuni lo fanno passare per un difetto.

Ti sei ritrovato Zeman anche a Brescia, subentrato a Maran. Cosa non funzionò quell’anno?

Quell’anno si era instaurato un rapporto particolare tra la squadra e Maran per cui cambiare in corsa è stato veramente traumatico per alcuni giocatori. E ci può stare che qualche ragazzo inconsciamente pur impegnandosi non sia riuscito a dare il 100%.

Per il tipo di lavoro che svolge e per il suo progetto di calcio, secondo te è indicato per Zeman prendere una panchina in corsa?
Assolutamente no, secondo me. Perché comunque non è facile in poco tempo trasmettere un certo tipo di mentalità ed è veramente difficile far entrare la squadra in certi meccanismi se non si parte dal ritiro.

Di Biagio allenatore dell’Under 20. Cosa ti porti dentro degli insegnamenti di Zeman? E Zeman allenatore quanto può contribuire alla crescita delle nazionali in termini di formazione e lancio dei giovani calciatori?
Io adesso sono tre anni che lavoro in federazione e per noi Zeman è una risorsa fondamentale. Perché da quando il Mister ha lavorato consecutivamente a Foggia, Pescara e Roma, sono venuti in nazionale almeno 10-12 giocatori dei suoi. Di lui mi porto dentro un importantissimo bagaglio tecnico, ma soprattutto un grandissimo bagaglio culturale. Ho avuto la fortuna di avere tanti allenatori bravi ma certamente Zeman mi ha insegnato tanto ed io cerco di mettere a frutto i suoi insegnamenti, sposandoli con le mie idee. Per me è sempre un riferimento.

Se dovessi consigliare a Zeman dei giovani adatti al suo gioco, chi gli consiglieresti?
In realtà forse è il contrario! Semmai siamo noi allenatori delle nazionali che dobbiamo chiedere consiglio a Zeman e guardare ai giocatori esplosi con lui. Quindi potrei dire Verratti, Insigne, Florenzi. Giocatori che hanno aiutato noi nelle nazionali grazie al modo di giocare e di intendere il calcio che hanno appreso lavorando con Zeman. Te ne ho detti tre ma potrei dirne di più e comunque sono quelli a cui Zeman ha fatto fare maggiormente il salto di qualità.

Nella tua esperienza da allenatore ti capita mai con i tuoi giocatori di parlare di Zeman?
Sì e mi rendo conto che i ragazzi stravedono tutti per lui. E chi non stravede è perché non capisce il suo modo pulito di fare calcio.

L’unicità del calcio di Zeman… e l’unicità di Zeman come Maestro.
Il fatto di non farsi mai influenzare dall’avversario è una cosa unica che lo ha sempre contraddistinto. Quando il Foggia andava su tutti i campi affrontando alla pari ogni avversario,  come contro il Milan a San Siro davanti a ottantamila spettatori e giocava per vincere era una cosa unica. Come Maestro Zeman è unico per la tranquillità con cui riesce a trasmetterti una carica incredibile, che altri allenatori arrabbiandosi, infervorandosi non riescono a trasmettere. E questo fa parte di una cosa in cui Zeman è assolutamente unico e inimitabile: il carisma. Quello o si ha o non si ha. E lui ha un carisma incredibile.

Cosa non ha funzionato nell’ultima esperienza di Zeman alla Roma?
Quando si prende Zeman bisogna dargli fiducia al 100%, mi riferisco a livello dirigenziale. Se si pensa di poter avere il minimo dubbio è sbagliato prenderlo. Perché Zeman va preso per quello che è senza indugi e bisogna sposare totalmente il suo progetto.

In questi giorni si parla di Zeman all’Inter. Secondo te queste voci di mercato sono credibili? E poi ti chiedo se consiglieresti a Moratti di ingaggiare Zeman!

Io non so se le voci di mercato siano vere. Sarebbe un’ennesima sfida importantissima.
La piazza nerazzurra è molto esigente, ma Zeman ovunque va può fare il suo calcio.
Certamente lo consiglierei a Moratti, ma il presidente nerazzurro deve capire che Zeman una volta preso non va messo in discussione, riallacciandomi al discorso di prima, e bisogna lasciarlo lavorare su un progetto. Va preso con la consapevolezza del suo credo e condividerlo totalmente.