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RICCARDO CUCCHI su ZEMAN "La sapienza tattica è stata esibita mai con presunzione”

16.10.2014 ZEMANlandia433

ESCLUSIVA - RICCARDO CUCCHI su ZEMAN "La sapienza tattica è stata esibita mai con presunzione”
“Un ricordo? «La palla non suda». Una frase straordinaria. La registrai e ne rimasi prigioniero”.

Intervista di Stella Corigliano

Il nostro portale di controinformazione zemaniana, supremoboemo.it, incontra il famoso giornalista RICCARDO CUCCHI, attuale prima voce di “Tutto il Calcio minuto per minuto”. Entrato in Rai nel 1979, radiocronista della storica trasmissione radiofonica dal 1981, Riccardo Cucchi è cresciuto e si è formato al fianco di maestri di inestimabile valore professionale come Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Roberto Bortoluzzi, Alfredo Provenzali.
A partire dal 1994, sostituisce proprio Sandro Ciotti come radiocronista della Nazionale e come prima voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”.
Con le sue radiocronache ha partecipato come inviato speciale a quattro Mondiali di calcio. Ma nel curriculum di Riccardo Cucchi ci sono anche sei Olimpiadi, con le radiocronache di atletica, scherma, canottaggio, basket e pallavolo.
Dal 2007 è caporedattore dello sport per Radio Uno Rai, nella cui veste cura la gestione della redazione sportiva del Giornale Radio e l’organizzazione delle trasmissioni: Tutto il calcio minuto per minuto, Sabato Sport, Domenica Sport, Zona Cesarini oltre che dei grandi eventi sportivi .

Una vita nello sport, una vita nel calcio, una vita davanti ai microfoni, a quei microfoni “invisibili” della prima e più importante trasmissione  ad aver portato il calcio nelle case degli italiani, con competenza, eleganza e discrezione, trasferendo emozioni che neanche le immagini sono capaci di trasmettere.

Se nell’era dell’arroganza urlata delle pay tv e del freddo bombardamento di internet “Tutto il calcio minuto per minuto”, dopo ben cinquantaquattro anni,  conserva immutato il fascino della sua unicità è perché quelle di “Tutto il calcio” non erano e non sono semplici radiocronache, non erano e non sono solo voci…. Erano,  sono e saranno sempre fantastiche suggestioni.

Sarà stato forse per questo che, nel 2010, in occasione del cinquantesimo anniversario, Riccardo Cucchi ha deciso di raccogliere storia, ricordi, aneddoti, protagonisti, immagini ed emozioni nel libro “Clamoroso al Cibali”, un libro tutto da gustare per ripercorrere un suggestivo spaccato della nostra vita di calciofili di qualche anno fa.
Ed è proprio dal suo libro che inizia la nostra chiacchierata con Riccardo Cucchi, fino ad arrivare a Zeman, quarant’anni nel calcio e che con “Tutto il calcio” continua a scrivere la storia.

 “Clamoroso al Cibali – Tutto il Calcio minuto per minuto – Quando la Radio diventa storia”. Da cosa nasce l’esigenza di raccontare in un libro la prima e più importante trasmissione radiofonica che ha portato il calcio nelle case degli italiani?

Innanzi tutto dalla voglia di condividere un anniversario, quello dei 50 anni di vita: 10 gennaio 1960 - 10 gennaio 2010. E poi dalla volontà di mettere sulla pagina la "memoria". Episodi, personaggi, storie. Quelle raccontate dai radiocronisti, quelle vissute dagli ascoltatori. E' stato un viaggio nella storia del nostro calcio, ma anche dell'Italia, un'Italia che la domenica viaggiava con le radioline incollate alle orecchie. 

Come ti spieghi l’immutato successo nel tempo di una trasmissione radiofonica come “Tutto il Calcio minuto per minuto” il cui fascino resiste tuttora alla violenza e all’invadenza delle immagini delle pay tv?  

Il successo è dovuto alla formula che, malgrado alcune innovazioni, è rimasta invariata. Finestre che si aprono su un evento che si svolge sotto i nostri occhi. Le emozioni, i gol, le notizie. Raccontate con passione, ma anche con l'immediatezza che la radio offre. Sempre. Freschezza che rende giovane la radio, proprio nell'anno in cui compie 90 anni.

Com’è cambiata la trasmissione dai tempi di Bortoluzzi, Ciotti, Ameri e Provenzali ad oggi? 

Rispetto al passato c'è più ritmo. Gli interventi sono più brevi, essenziali. Vogliamo incollare l'ascoltatore per 90 minuti, senza fargli rimpiangere la tv:  almeno in fatto di tempestività ed entusiasmo. Certo, ci sono gli episodi che la tv è capace di radiografare con le sue 24 telecamere. Noi abbiamo solo i nostri occhi e la nostra voce. Ai tempi di Ameri, non c'era bisogno di capire se l'arbitro l'avesse fatta grossa o ci avesse preso. Oggi siamo costretti ad esporci, a dire la nostra. Anche in condizioni complicate; in questo senso il nostro lavoro è più complicato.

Dal 94’ sei diventato la prima voce radiofonica di “Tutto il Calcio” e della Nazionale, una bella responsabilità considerata la caratura dei tuoi predecessori?

Una enorme responsabilità. Ma anche una gioia immensa. Coronare il sogno della propria vita, non è un obiettivo facile da raggiungere. E avere l'occasione di gridare: "campioni del mondo!" come è successo a me nel 2006, è un privilegio. Mentre Cannavaro alzava la coppa ho sentito i brividi lungo la schiena. E non solo per il trionfo azzurro. Solo Carosio,  due volte, ed Ameri hanno avuto l'opportunità che ho avuto io a Berlino.

Che differenza passa tra la radiocronaca e il racconto di una partita col supporto delle immagini?

Immagina una fotografia pubblicata in prima. Sotto troverai una didascalia illustrativa. La telecronaca è simile ad una didascalia. La radiocronaca è il racconto della foto, in tutti i suoi particolari. Perché, al contrario dei telespettatori, gli ascoltatori non vedono.

Ricordi in particolare qualche radiocronaca di una partita di una squadra di Zeman?
La prima della mia carriera con Zeman, a Foggia. Era impressionante il movimento senza palla. Non riuscivo a trovare lo stesso giocatore nello stesso punto del campo. Si spostavano ovunque, soprattutto i tre davanti: Rambaudi, Baiano e Signori. Uno spettacolo! Ma anche tante difficoltà per noi che dovevamo raccontare quel bellissimo Foggia. Non avevamo riferimenti, come gli avversari dei rossoneri.

 Hai un personale ricordo legato a Zeman?
«La palla non suda». Una frase straordinaria per spiegare a noi giornalisti, perché voleva che i suoi giocatori facessero correre la palla. La registrai e ne rimasi prigioniero. Al di là del suo basso tono di voce, della sua apparente indolenza, Zeman è stato un ottimo comunicatore. La sapienza tattica è stata esibita mai con presunzione.

La tua opinione su Zdenek Zeman, uomo e allenatore?
Un grande innovatore e un personaggio autentico. E, naturalmente, scomodo. Ma spesso i suoi presidenti si sono un po’ nascosti dietro di lui. Il pubblico, ovunque abbia allenato, lo ha amato indipendentemente dai risultati. Deresponsabilizzando i presidenti.

Una definizione del suo calcio?
Puro. Un calcio in cui la vittoria, se arriva, deve essere frutto del gioco. E dove difendere significa impedire all'avversario di attaccare, mantenendo il possesso palla. Ma non sempre tutto va liscio. Anche perché, per giocare "alla Zeman" si deve essere sempre concentrati. E l'errore si paga caro.

Il calcio di Zeman rispetto al calcio attuale?
Il calcio è andato in un'altra direzione. E' diventato tattico, difensivista, fisicamente aggressivo. Il contrario di quello che predica Zeman. Ricordo che lui detestava gli interventi in scivolata. Diceva: «se sei a terra e sbagli l'intervento, non puoi recuperare» . Verissimo. E , aggiungerei, puoi fare male e farti male.

I detrattori dicono che Zeman non ha mai vinto niente. Non sono vittorie personali di Zeman i numerosi giovani lanciati e consegnati alla nazionale azzurra e alle varie nazionali?

Non ha vinto perché non ha avuto squadre che potessero vincere. Intendo, tecnicamente. I valori fanno la differenza. Lui predilige i giovani perché i giovani sono disposti ad imparare. Al contrario dei campioni celebrati che sono meno ricettivi. E comunque la sua Lazio giunse seconda.

Verratti e Immobile che trovano fortuna nei campionati stranieri. E’ una sconfitta per il nostro calcio?

Credo proprio di sì. Ma il problema è che il PSG o il Borussia pagano meglio. Un po’ di responsabilità ce l'hanno anche i calciatori. Oltre che al valore della squadra che li cerca, guardano anche all'ingaggio.

Quali sono i giovani che secondo te Zeman potrà lanciare col Cagliari?

Crisetig è uno dei più promettenti. E' del 93...

Il Cagliari da Cellino a Giulini, dal calcio difensivista al calcio offensivo di Zeman con quali prospettive?

Spero almeno con quelle di far divertire il pubblico, puntando ad una salvezza senza affanni.