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ESCLUSIVA - Gli auguri del mondo del calcio al Maestro ZEMAN, per i suoi 70 anni!

12.05.2017 ZEMANlandia433

ESCLUSIVA - Gli auguri del mondo del calcio al Maestro ZEMAN, per i suoi 70 anni!

a cura di Stella Corigliano

Per i 70 anni di Mister Zeman abbiamo voluto raccogliere i messaggi di auguri di illustri personalità del mondo del calcio. Giornalisti di fama nazionale (Marino Bartoletti, Riccardo Cucchi, Michele Plastino), suoi ex allievi dal passato e dal presente glorioso (Giovanni Stroppa, Damiano Tommasi, Eusebio Di Francesco, Gigi Di Biagio, Roberto Rambaudi, Beppe Di Bari, Samuele Dalla Bona), calciatori e dirigenti che hanno avuto la fortuna di “vivere” lo Zeman che muoveva i primi passi nel calcio (Gaetano Beninato, Pippo Romano, Pippo Orlando).
Sono stati in tanti e li ringraziamo di cuore per aver raccolto con grande partecipazione il nostro invito!
Di seguito tutti i messaggi di auguri per Mister Zeman!

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ESCLUSIVA - RODOLFO VANOLI: “vi presento Crnigoj. Zeman a Lugano farà grandi cose”

01.09.20125 ZEMANlandia433

ESCLUSIVA - RODOLFO VANOLI:  “vi presento Crnigoj. Zeman a Lugano farà grandi cose”

Servizio a cura di Stella Corigliano

Mentre tutti aspettavano l’attaccante, a chiusura di mercato, il Lugano ha perfezionato l’acquisto del centrocampista Domen Crnigoj  dal Luka Koper . A dispetto della giovane età (19 anni) Crnigoj era il capitano della sua squadra, con cui ha totalizzato 101 presenze nella massima serie slovena e 8 nelle partite di qualificazione dell’Europa League. Dopo aver fatto la trafila nelle varie selezioni nazionali giovanili ora gioca nella nazionale slovena U21.

Nei tre anni al Luka Koper,  Domen Crnigoj  è stato allenato da Rodolfo Vanoli, una lunga carriera da calciatore che ha toccato il suo apice nelle 5 stagioni giocate nel Lecce della prima e seconda promozione in A e nelle tre stagioni nell’Udinese. Rodolfo Vanoli ha allenato il Lugano 10 anni fa, dopo varie esperienze tra cui la primavera dell’Udinese, quest’anno dopo tre stagioni ad alti livelli in cui ha portato il Luka Koper a vincere la Coppa di Slovenia e a giocarsi i preliminari di Europa League, si è dimesso perché gli è stata smantellata e indebolita la squadra ed ha ritenuto improponibile continuare. Abbiamo contattato Rudy (a Lecce lo chiamavamo così),  per parlarci di Crnigoj, della sua adattabilità nello scacchiere zemaniano e delle prospettive del Lugano.

Con estrema disponibilità Rodolfo Vanoli ha sottoscritto in esclusiva per www.supremoboemo.it le seguenti considerazioni.

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RICCARDO CUCCHI su ZEMAN "La sapienza tattica è stata esibita mai con presunzione”

16.10.2014 ZEMANlandia433

ESCLUSIVA - RICCARDO CUCCHI su ZEMAN "La sapienza tattica è stata esibita mai con presunzione”
“Un ricordo? «La palla non suda». Una frase straordinaria. La registrai e ne rimasi prigioniero”.

Intervista di Stella Corigliano

Il nostro portale di controinformazione zemaniana, supremoboemo.it, incontra il famoso giornalista RICCARDO CUCCHI, attuale prima voce di “Tutto il Calcio minuto per minuto”. Entrato in Rai nel 1979, radiocronista della storica trasmissione radiofonica dal 1981, Riccardo Cucchi è cresciuto e si è formato al fianco di maestri di inestimabile valore professionale come Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Roberto Bortoluzzi, Alfredo Provenzali.
A partire dal 1994, sostituisce proprio Sandro Ciotti come radiocronista della Nazionale e come prima voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”.
Con le sue radiocronache ha partecipato come inviato speciale a quattro Mondiali di calcio. Ma nel curriculum di Riccardo Cucchi ci sono anche sei Olimpiadi, con le radiocronache di atletica, scherma, canottaggio, basket e pallavolo.
Dal 2007 è caporedattore dello sport per Radio Uno Rai, nella cui veste cura la gestione della redazione sportiva del Giornale Radio e l’organizzazione delle trasmissioni: Tutto il calcio minuto per minuto, Sabato Sport, Domenica Sport, Zona Cesarini oltre che dei grandi eventi sportivi .

Una vita nello sport, una vita nel calcio, una vita davanti ai microfoni, a quei microfoni “invisibili” della prima e più importante trasmissione  ad aver portato il calcio nelle case degli italiani, con competenza, eleganza e discrezione, trasferendo emozioni che neanche le immagini sono capaci di trasmettere.

Se nell’era dell’arroganza urlata delle pay tv e del freddo bombardamento di internet “Tutto il calcio minuto per minuto”, dopo ben cinquantaquattro anni,  conserva immutato il fascino della sua unicità è perché quelle di “Tutto il calcio” non erano e non sono semplici radiocronache, non erano e non sono solo voci…. Erano,  sono e saranno sempre fantastiche suggestioni.

Sarà stato forse per questo che, nel 2010, in occasione del cinquantesimo anniversario, Riccardo Cucchi ha deciso di raccogliere storia, ricordi, aneddoti, protagonisti, immagini ed emozioni nel libro “Clamoroso al Cibali”, un libro tutto da gustare per ripercorrere un suggestivo spaccato della nostra vita di calciofili di qualche anno fa.
Ed è proprio dal suo libro che inizia la nostra chiacchierata con Riccardo Cucchi, fino ad arrivare a Zeman, quarant’anni nel calcio e che con “Tutto il calcio” continua a scrivere la storia.

 “Clamoroso al Cibali – Tutto il Calcio minuto per minuto – Quando la Radio diventa storia”. Da cosa nasce l’esigenza di raccontare in un libro la prima e più importante trasmissione radiofonica che ha portato il calcio nelle case degli italiani?

Innanzi tutto dalla voglia di condividere un anniversario, quello dei 50 anni di vita: 10 gennaio 1960 - 10 gennaio 2010. E poi dalla volontà di mettere sulla pagina la "memoria". Episodi, personaggi, storie. Quelle raccontate dai radiocronisti, quelle vissute dagli ascoltatori. E' stato un viaggio nella storia del nostro calcio, ma anche dell'Italia, un'Italia che la domenica viaggiava con le radioline incollate alle orecchie. 

Come ti spieghi l’immutato successo nel tempo di una trasmissione radiofonica come “Tutto il Calcio minuto per minuto” il cui fascino resiste tuttora alla violenza e all’invadenza delle immagini delle pay tv?  

Il successo è dovuto alla formula che, malgrado alcune innovazioni, è rimasta invariata. Finestre che si aprono su un evento che si svolge sotto i nostri occhi. Le emozioni, i gol, le notizie. Raccontate con passione, ma anche con l'immediatezza che la radio offre. Sempre. Freschezza che rende giovane la radio, proprio nell'anno in cui compie 90 anni.

Com’è cambiata la trasmissione dai tempi di Bortoluzzi, Ciotti, Ameri e Provenzali ad oggi? 

Rispetto al passato c'è più ritmo. Gli interventi sono più brevi, essenziali. Vogliamo incollare l'ascoltatore per 90 minuti, senza fargli rimpiangere la tv:  almeno in fatto di tempestività ed entusiasmo. Certo, ci sono gli episodi che la tv è capace di radiografare con le sue 24 telecamere. Noi abbiamo solo i nostri occhi e la nostra voce. Ai tempi di Ameri, non c'era bisogno di capire se l'arbitro l'avesse fatta grossa o ci avesse preso. Oggi siamo costretti ad esporci, a dire la nostra. Anche in condizioni complicate; in questo senso il nostro lavoro è più complicato.

Dal 94’ sei diventato la prima voce radiofonica di “Tutto il Calcio” e della Nazionale, una bella responsabilità considerata la caratura dei tuoi predecessori?

Una enorme responsabilità. Ma anche una gioia immensa. Coronare il sogno della propria vita, non è un obiettivo facile da raggiungere. E avere l'occasione di gridare: "campioni del mondo!" come è successo a me nel 2006, è un privilegio. Mentre Cannavaro alzava la coppa ho sentito i brividi lungo la schiena. E non solo per il trionfo azzurro. Solo Carosio,  due volte, ed Ameri hanno avuto l'opportunità che ho avuto io a Berlino.

Che differenza passa tra la radiocronaca e il racconto di una partita col supporto delle immagini?

Immagina una fotografia pubblicata in prima. Sotto troverai una didascalia illustrativa. La telecronaca è simile ad una didascalia. La radiocronaca è il racconto della foto, in tutti i suoi particolari. Perché, al contrario dei telespettatori, gli ascoltatori non vedono.

Ricordi in particolare qualche radiocronaca di una partita di una squadra di Zeman?
La prima della mia carriera con Zeman, a Foggia. Era impressionante il movimento senza palla. Non riuscivo a trovare lo stesso giocatore nello stesso punto del campo. Si spostavano ovunque, soprattutto i tre davanti: Rambaudi, Baiano e Signori. Uno spettacolo! Ma anche tante difficoltà per noi che dovevamo raccontare quel bellissimo Foggia. Non avevamo riferimenti, come gli avversari dei rossoneri.

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ESCLUSIVA – RAMBAUDI “Zeman è unico e inimitabile… e che emozione domenica contro Karel”

21.11.2014 ZEMANlandia433

ESCLUSIVA – RAMBAUDI “Zeman è unico e inimitabile… e che emozione domenica contro Karel”

Intervista di Stella Corigliano

Domenica prossima, per il calendario della dodicesima giornata del campionato di Serie D, girone G, è in programma Astrea-Selargius… e non sarà una partita come le altre.

Di fronte si troveranno due allenatori che legano a filo doppio il loro nome a quello di Zdenek Zeman: Roberto Rambaudi (allenatore dell’Astrea), storico attaccante del Foggia e della Lazio di Zeman, che si porta dietro il prezioso bagaglio degli insegnamenti  del suo Maestro, e Karel Zeman (allenatore del Selargius) figlio di Zdenek, cresciuto col dogma del 433 zemaniano che puntualmente cerca di imprimere alle sue squadre.

ROBERTO RAMBAUDI, ai microfoni di supremoboemo.it ha parlato della piacevole emozione che proverà nel trovarsi ad affrontare per la prima volta Karel Zeman come avversario.
In verità avremmo dovuto parlare solo della partita di domenica, ma Mister Rambaudi, disponibilissimo, simpatico e mai banale, da perfetto conoscitore di calcio cresciuto con quei principi etici che tuttora lo contraddistinguono, ha anche puntato l’attenzione su alcune dinamiche che fanno male al nostro calcio.
Nell’iniziare la nostra gradevole chiacchierata, inevitabilmente i ricordi partono da lontano, dal periodo delle imprese epiche con la maglia del Foggia agli anni con la Lazio, sempre con Zdenek Zeman in panchina.
“I ricordi sono tanti
- esordisce Rambaudi - Siamo cresciuti insieme, lui come allenatore e noi come giocatori e anche come uomini. Ci siamo tolti tante soddisfazioni nel sacrificio e nel voler ottenere tutti insieme i risultati che abbiamo ottenuto”.

Cos’ha portato di nuovo Zeman nel calcio?
Sicuramente la cultura dello sport a 360 gradi, una mentalità offensiva per me vincente. La cultura del lavoro fisico nel calcio con una certa metodologia e quindi ha portato a livello mentale tante novità.

Un tuo giudizio sul Cagliari di Zeman?
Per me è una squadra che aveva bisogno di tempo per capire certi meccanismi ed ora che li ha capiti secondo me sta facendo bene sul piano del gioco anche se gli manca qualche punto in classifica. Non ha una rosa per competere per i primi posti, ma ha una rosa di buoni giocatori che con Zeman possono migliorare molto e che devono solo trovare una continuità di rendimento nell’arco dei 90 minuti.

Sacchi dice che in Italia ci vorrebbero 100 Zeman. Quindi Zeman non è superato come qualcuno vorrebbe far credere?
Io non so chi sia questo qualcuno….

I soliti detrattori….
Eh.. vabbè….. io credo invece che quando uno ha un’idea di calcio, una mentalità propositiva, in questo calcio mediocre, è sempre ben accetto e ce ne vorrebbero tanti come Zeman! Sì, sono d’accordo con Sacchi.

Cosa ti porti degli insegnamenti di Zeman nella tua carriera di allenatore?
Sicuramente mi porto una mentalità propositiva, lo spirito di gruppo, di sacrificio, la cultura del lavoro. Ma lui non puoi copiarlo perché lui è unico. Chi cerca di copiarlo sbaglia perché non puoi in alcun modo essere uguale a lui. Zeman è unico e inimitabile, anche per il suo carisma.

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RICCARDO LUNA “La rivoluzione degli innovatori. Perché quelli che vogliono cambiare il mondo non aspettano. Lo fanno”

26.10.2013 ZEMANlandia433

RICCARDO LUNA “La rivoluzione degli innovatori. Perché quelli che vogliono cambiare il mondo non aspettano. Lo fanno”

Intervista di Stella Corigliano

Il virgolettato del nostro titolo è il sottotitolo della copertina del libro “Cambiamo tutto!” di Riccardo Luna.
La rivoluzione degli innovatori. Perché quelli che vogliono cambiare il mondo non aspettano. Lo fanno”. Gran bel concetto! Ci ha colpito perché Zeman è stato ed è un innovatore, che volendo cambiare il mondo del calcio non ha aspettato, lo ha fatto. O quanto meno ha provato a farlo evidenziando un codice etico-sportivo vilipeso, oltraggiato e disatteso.

Ospite di supremoboemo.it il giornalista RICCARDO LUNA. È stato vicedirettore del Corriere dello Sport e redattore capo nel settore sport de La Repubblica. Fondatore nel 2004 del quotidiano Il Romanista di cui è stato direttore per i primi 4 anni. Nel febbraio del 2009 è stato il primo direttore dell’edizione italiana della rivista americana Wired, da cui si è dimesso nel maggio 2011. Dal settembre dello stesso anno scrive di innovazione su La Repubblica. Cura varie rubriche anche su Vanity Fair e Traveller. Dal gennaio 2012 è presidente di Wikitalia e tuttora direttore responsabile del blog Che Futuro! Lunario dell’innovazione. E prima di passare all’intervista, nel suo vasto curriculum mettiamoci pure: grande estimatore di Zdenek Zeman da sempre!

Partiamo dal tuo libro “Cambiamo tutto!” di cosa tratta e quali finalità si propone?

E’ il racconto di una rivoluzione in corso in Italia. Una rivoluzione fatta non di occupazioni delle piazze, non di cassonetti bruciati, ma fatta da persone che davvero stanno cercando di cambiare il nostro modo di vivere, con dei progetti concreti che riguardano la scuola, il mondo del lavoro, la scienza. È in corso un cambiamento profondo in Italia, che spesso non viene raccontato dai media un po’ per pigrizia, ma anche perché, per fare notizia, devi fare una cosa brutta. Se internet servisse a fare una cosa brutta farebbe notizia ogni giorno e spesso lo fa. Invece tutte le cose positive che crea la rete , queste incredibili reti di persone che davvero provano a portare dei cambiamenti importanti non fanno notizia, ma prima o poi la faranno perché stanno diventando sempre più rilevanti.

Riccardo Luna, ormai lontano dal mondo del calcio. Solo professionalmente o anche emotivamente?

Ho visto così da vicino il mondo del calcio e per tanto tempo da avere una forma di rigetto. Ho lasciato Il Romanista nel 2008 e mi sono innamorato di questo mondo e ritengo una grande fortuna l’aver scoperto l’innovazione, credo che sia molto utile socialmente quello che stiamo facendo adesso, cioè di raccontare e di connettere le persone per farle diventare importanti in questo Paese. Non guardo più le partite perché viaggiando molto quando torno a casa  voglio stare con i miei figli. E visto che sono ancora piccoli io non riesco a dire a mio figlio che mi ha aspettato magari per due giorni “scusa adesso Papà deve vedere la partita”. Quando mio figlio mi dirà “papà mi porti allo stadio?” ci andrò tutte le domeniche con lui. Ma per ora preferisco guardare  Spongebob o Mary Poppins con i miei figli, onestamente.

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