Chi siamo

Forum

01738556
Oggi
Ieri
Questa settimana
Nel mese
Lo scorso mese
Visite totali
134
1815
3476
7946
10508
1738556
dal 30 marzo 2013

BUON COMPLEANNO, MANCIO!

10.10.2013

BUON COMPLEANNO, MANCIO!

Rambaudi, Fascetti, Colonnello, Balzano, Codispoti, Pavone  e Finiguerra ti raccontano!

Servizio a cura di Stella Corigliano

10 ottobre 2013… oggi è il compleanno di Franco Mancini!
E Supremoboemo.it  lo vuole “festeggiare” col sorriso sulle labbra come Franco avrebbe gradito.

Vogliamo ricordarlo attraverso gli aneddoti raccontati da personaggi del mondo del calcio che hanno condiviso con Franco il suo percorso calcistico ed umano: ROBERTO RAMBAUDI, che ha giocato con Franco nel Foggia e nella Lazio, EUGENIO FASCETTI che ha allenato Franco nel Bari per tre stagioni, GIANLUCA COLONNELLO, compagno di squadra di Franco nella Sambenedettese,  ANTONIO BALZANO, difensore del Pescara di Zeman, MAURIZIO CODISPOTI, che componeva la difesa del Foggia con Franco tra i pali, PEPPINO PAVONE, il direttore sportivo che ha portato Franco nel Foggia, MAURO FINIGUERRA, noto avvocato foggiano che scoprì Franco e lo segnalò a Peppino Pavone.

 

Autoradio a  palla con Bob Marley? “Ecco, è arrivato Mancio!!”

Con Franco siamo cresciuti insieme come uomini e come calciatori, con i nostri compagni. C’era una grande amicizia.

Il rapporto tra me e lui era molto aperto, scherzavamo sempre! Io lo chiamavo  “orsacchiotto” per il suo carattere introverso e lui mi chiamava in foggiano “pappa e nase” per il mio nasone, ci prendevamo in giro in continuazione con grande affetto e rispetto.

C’era una grande voglia di stare insieme e questa era la nostra forza… condividevamo il calcio a 360 gradi dentro e fuori dal campo...  Franco in campo era sempre il primo a difenderti perché era, sì, introverso ma molto generoso e sempre pronto ad aiutare gli amici.

Quando arrivava all’allenamento si sentiva da lontano.. . perché arrivava con le musiche di Bob Marley  sparate a tutto volume e la macchina saltava in aria per il rimbombo!
E noi dicevano “ecco, è arrivato Mancio!!!”

ROBERTO RAMBAUDI

 

Con Franco tre anni molto belli…

Fissare la figura di Franco in un singolo episodio sarebbe riduttivo.

L’ho avuto con me nel Bari e posso solo dire che sono stati tre anni molto belli.

Ho un gran bel ricordo di Franco , un gran bravo ragazzo e… non aggiungo altro!

EUGENIO FASCETTI

 

 “Giallu’…. Pi  mme’…”

Io e Franco eravamo amici, abbiamo giocato contro tante volte e siamo stati compagni di squadra nella Sambenedettese, un'annata fantastica. Poi abbiamo frequentato il Corso Uefa A insieme a Coverciano, parlavamo tanto e ricordavamo episodi.

Ogni tanto verso Firenze ci davamo appuntamento in un autogrill per un caffè. Persona fantastica, parlava attraverso gli occhi, mai una parola di più.

Durante le partite in campo mi chiamava e mi diceva "Giallu" ed io capivo tutto..... Mi ricordo, mi faceva ridere sempre quando diceva:"Pi mme'…", che significava “per me è una stronzata” ma non finiva mai la frase e noi due ci salutavamo sempre così, anche due giorni prima che se ne andasse ci vedemmo, lui in campo io fuori ci salutammo  così.

Lo ricorderò sempre , un angelo...... Un bacio a Chiara ed ai ragazzi, hanno avuto la fortuna di aver vicino un grande uomo.... i grandi non vanno via mai.

 GIANLUCA COLONNELLO

 

… E quando Mister Mancini ci pesava…

Il ricordo di Mister Mancini è sempre vivo nel mio cuore...

Ce ne sono tanti di ricordi con lui in un anno meraviglioso.

La cosa più simpatica che mi viene in mente è quando ogni mattina  andavamo da Mister Mancini per farci pesare  e LUI scherzava sempre con me, Maniero, Insigne e Immobile prendendoci in giro sul peso!

ANTONIO BALZANO

 

Con Franco, da bersaglieri ad allenatori, passando per il Foggia di Zeman

Io sono arrivato a Foggia nell’86,Franco lo presero l’anno dopo dal Matera, eravamo  entrambi militari, bersaglieri nella compagnia degli atleti a Caserta, io del ‘64 e Franco del ’68… e io me lo portavo con me in macchina, perché lui ancora non guidava,  gli facevo un po’ da “nonno” per usare un gergo da caserma, perché a me mancavano 6 mesi mentre lui era all’inizio.. quindi il nostro è un rapporto che è andato oltre il campo.

Tra me difensore e Franco portiere c’era un grande feeling e c’era rispetto anche quando ci si beccava, come quella volta a Padova:  Franco batteva la rimessa dal fondo, io gli dicevo “dalla a me” e lui “no”, “dalla a me” “no”, “dalla a me” “no”, … abbiamo un po’ bisticciato e il martedì all’allenamento Zeman ha fatto la multa di 200 mila lire a me e a lui.. noi due ci siamo ribellati “Mister ma non è successo nulla!” e Zeman “se non la finite diventano 400”.

Un'altra volta, invece, eravamo a Milano a gennaio e c’era tanta nebbia, Zeman mise Franco in camera con me perché sapeva che Franco fumava e sperava che, stando in camera con me non fumatore, Franco non fumasse.. io gli dissi “Franco se fumi in camera ti sbatto fuori” e Franco “no, no tranquillo non fumo”. La mattina dopo la camera era piena di fumo..  lui aveva fumato di nascosto  in bagno senza aprire la finestra. Lo rimproverai e lui mi rispose “non è fumo è nebbia”.  Sono ricordi bellissimi che mi piace ricordare con allegria.

Dopo anni è stato bello ritrovarci sul set di “Zemanlandia” quando Sansonna ci chiamò per girare le scene del film, ci intervistò insieme. Ed è stato ancora più bello  ritrovarci a lavorare insieme dopo tanti anni, nel 2010/11 a Foggia, io allenatore della Berretti  e Franco allenatore dei portieri con Zeman… e non è un caso se eravamo tutti e due lì, entrambi di estrazione zemaniana.

L’anno dopo non fummo confermati dal Foggia, né io né lui,  e Franco ci rimase molto male, ci teneva a rimanere nel Foggia, perché Franco amava la maglia rossonera, che per lui era  una seconda pelle, ed ha continuato ad amarla sempre. Poi Zeman se lo portò a Pescara e anche quando stava a Pescara Franco mi telefonava, perché abitavamo vicini, ci vedevamo al bar.

Franco sembra musone, scontroso, ma in realtà è un ragazzo con un carattere d’oro, se lo sapevi prendere ti dava anche l’anima, e molto generoso. Anche troppo, visto che quando è arrivato a Foggia Franco era uno spendaccione ed era capace di spendersi uno stipendio intero  in una sera per gli amici e allora Zeman per dargli una regola  gli tratteneva gli stipendi passandogli solo i premi partita. In quel clima di famiglia che avevamo in quegli anni a Foggia, Zeman si preoccupava che Franco riuscisse a mettere qualcosa da parte e ci è riuscito.

 La cosa bella è che tutti noi che siamo cresciuti con Zeman siamo sempre rimasti in buoni rapporti negli anni. Anche se non ci si frequentava assiduamente c’era sempre il piacere e la voglia di sentirsi, di vedersi e se possibile di aiutarsi.

Una cosa che ho sempre apprezzato di Franco è che pur avendo fatto una grande carriera ha sempre conservato una grande umiltà, non si pavoneggiava come fanno molti calciatori. Un ragazzo umile sempre a disposizione di tutti e non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno.

MAURIZIO CODISPOTI

 

I retroscena della firma di Franco per il Foggia

C’è un episodio su Franco che non è mai stato raccontato, su come è venuto a Foggia. Quando noi lo abbiamo preso dal Matera che era di proprietà del padre di Nicola Salerno, Franco faceva il militar a Barletta, stava facendo il CAR. Il portiere Stefano Ciucci si infortunò nella partitella del giovedì .

Al che Zeman mi disse “dobbiamo far venire subito Mancini” che in realtà avevamo già preso ma aspettavamo che finisse il CAR per chiudere il contratto. Io e il segretario Cifarelli  verso le 8 le 9 di sera  andammo in caserma a Barletta e chiedemmo al capitano di chiamarci Franco Mancini per farci firmare il contratto. Franco in quel momento era di ronda all’interno della caserma. Il capitano lo chiama e Franco dice “io non vi firmo il contratto se non mi fate uscire di qui” perché non voleva stare in caserma a fare la ronda! Pensandoci ancora  sorrido!

Fummo fortunati perché il capitano era tifoso del Foggia, ci fece la cortesia di  farlo sostituire da un commilitone nel servizio di ronda e Franco uscì con noi dalla caserma e firmò tutti i documenti utili, che noi il giorno dopo dovevamo depositare in Federazione per poter avere entro il sabato la disponibilità del cartellino.

La domenica la partita era in casa, vincemmo, Franco giocò e fece anche una buona partita!

PEPPINO PAVONE

 

Franco sul suo Foggia: “non c’era domenica in cui non mi divertivo, sia vincendo che perdendo. Vedevo i miei compagni giocare a Calcio, una rarità”

Quando mi è stato chiesto di ricordare Franco, sono stato assalito dalla moltitudine di ricordi e sono tornato indietro al momento della Sua entrata nella famiglia rossonera.

Dopo che Peppino aveva ricostruito la rosa della squadra che all’indomani della retrocessione in “C2” a causa del “totonero” aveva abbandonato il “primo” ritiro di Campo Tures, gli parlai delle mie conoscenze del calcio lucano perché avevo avuto notizia che il Senatore SALERNO (per me “don Ciccio”) aveva deciso di lasciare il Matera e di vendere tutta la squadra, nella cui rosa c’era un giovanissimo portiere che già aveva fatto esperienza di prima squadra e che mi avevano assicurato in possesso di grandi potenzialità.

Nonostante il ruolo di portiere fosse già ampiamente coperto dopo l’acquisto dal Lecce (in cambio di Mastalli e Soldi) di Stefano Ciucci, suggerii di acquistare questo giovanissimo che, come mi raccontavano, di giorno faceva il portiere e di notte lavorava bene come “fornaio” perché, con le Sue lunghe braccia e le Sue grandi mani, non aveva bisogno della… pala!

Peppino fece (anche per motivi economici, come al solito!) resistenza ma, quando con l’allora  giovane Nicola SALERNO trattò l’acquisto di Gianluca BALDINI dal Ravenna (in cambio di IANNUCCI e STANTE), evidentemente verificò la mia segnalazione e, poco dopo, mi chiese di fissare un appuntamento con don Ciccio.

Ci incontrammo così all’Hotel Ambasciatori di Bari e definimmo l’acquisto di quel giovane portiere, come investimento per il futuro.

Poiché non era più tempo di mercato, l’acquisto fu effettuato con la risoluzione del contratto e con il tesseramento nel Bisceglie: Franco vestì così la maglia nerazzurra, mentre Peppino cominciò a  tenerLo sotto controllo per verificarne le qualità rispetto al suo concetto di “portiere” ed alla possibilità di portarLo a Foggia l’anno successivo.

Accadde, però, che il FOGGIA andò a giocare ad ISCHIA e prima della partita il suo capitano, Delio ROSSI, chiese di incontrare il Presidente perché non si era ancora discusso di “premi”: nonostante il mio suggerimento di rinviare tale incontro al rientro a Foggia, il capitano ed i rappresentanti della squadra furono irremovibili: inutile dire che l’incontro fu burrascoso e che non fu raggiunto alcun risultato.

Sta di fatto, però, che dopo mezz’ora di partita l’ISCHIA era in vantaggio per 3 a 0: su tale punteggio (che fu poi quello finale) il Presidente decise di andare via e durante il viaggio di rientro ordinò (senza consentire a nessuno di interloquire) la “epurazione” mandando a casa i famosi cinque giocatori, tra cui il portiere di riserva.

Il FOGGIA ebbe quindi la necessità di ricoprire quel ruolo ed “acquistò” dal Bisceglie Franco, che così entro ufficialmente nella famiglia rossonera.

Raccontare della Sua carriera, dei Suoi successi, delle Sue richieste di consigli (anche per l’acquisto di una casa che era in costruzione a Matera) significa ripercorrere anni splendidi nei quali il rispetto umano, l’attaccamento alla maglia, la lealtà avevano significati e valori che oggi sono andati perduti.

Quale simbolo di tutto ciò devo ricordare una partita intorno alla quale sono state raccontate leggende che avrebbero anche potuto mettere in discussione la serietà di quella squadra e del suo Portiere: mi riferisco al 2-8 di Foggia-Milan del ’92.

Il primo tempo di quella partita fu dominato dal Foggia che lo chiuse in vantaggio per 2 a 1: nella ripresa fummo sepolti da 7 reti e qualcuno si inventò storie di premi e di litigate nel nostro spogliatoio.

Era invece semplicemente accaduto che Franco, non per guasconeria o “per sfottere” ma ricordandosi  di avere piedi buoni non solo da libero aggiunto ma addirittura da centrocampista, dovendo effettuare un rinvio mentre si trovava (come al solito quando la squadra attaccava) a venti metri dalla porta ed avendo a fianco Van Basten, pensò bene di “dribblarlo” e poi calciare per il rinvio: apriti cielo, sembrò un offesa ed arrivò la grandinata, ma Franco rimase impassibile nonostante il calvario di raccogliere la palla in rete per ben sette volte.

Franco, infatti, amava il calcio e, ricordando quella squadra con cui aveva stravinto la Serie “B” ed aveva debuttato in Serie “A”, in un intervista ha confessato che “non c’era domenica in cui non mi divertivo, sia vincendo che perdendo. Vedevo i miei compagni giocare a Calcio, una rarità”: oggi come allora!

Ciao Franco, rimarrai per sempre tra i miei ricordi più belli.

MAURO FINIGUERRA