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LUGANO SALVO: NUOVO MIRACOLO ZEMANIANO

26.05.2016

LUGANO SALVO: NUOVO MIRACOLO ZEMANIANO

di Stella Corigliano

Iniziamo dalla fine… dalla doccia con le bottigliette d’acqua che coglie di sorpresa Zeman mentre si sta godendo la festa da bordo campo… il ghigno di immediata disapprovazione forse proprio per avergli interrotto la visione del Cornaredo in delirio… la corsa verso gli spogliatoi per sfuggire ad altri “agguati” di “bombe d’acqua” è accompagnata però da un lungo sorriso liberatorio. Finalmente!
IL SUO LUGANO è SALVO… Si è salvato all’ultima giornata… e non è stato facile, perché nelle ultime partite il Lugano ha subito arbitraggi accondiscendenti al gioco pesante degli avversari che, impuniti, hanno messo fuori uso quattro giocatori fondamentali, seriamente infortunati. Per non parlare dei momenti di paura per Sabbatini nella sfida salvezza di Vaduz alla penultima giornata. 
ZEMAN è andato avanti con quelli che aveva, ribadendo che i valori dei giocatori si equivalevano, motivando, così, chi di volta in volta veniva chiamato in causa.

Un’autentica impresa e proprio giorni fa in conferenza stampa aveva ammesso che se avesse salvato il Lugano, sarebbe stata l’impresa più difficile della sua carriera.
E così è stato.. lo ha salvato ed è un vero MIRACOLO ZEMANIANO. Perchè Zeman da questi ragazzi pressoché digiuni di calcio è riuscito a farsi seguire e ad insegnargli qualcosa.

La conferma nelle prime parole dell’immediato dopo partita col San Gallo, sconfitto con un secco 3-0.

“Una dedica particolare?” gli chiedono. “Direi ai ragazzi – risponde Zeman - hanno fatto veramente di tutto per riuscire a mantenere la categoria. A Lugano mi trovo molto bene, anche se calcisticamente ho sofferto parecchio. Io non gioco mai per perdere, certe scoppole sono state difficili da digerire, ma godiamoci questo momento”.

Già… godiamoci questo momento… anche se non scendono alcune sconfitte per black individuali e collettivi e un paio di inspiegabili “cappotti” in cui la squadra sembrava aver completamente perso il bandolo della matassa. Eppure Zeman è riuscito a riprendere in mano le redini della squadra e a portarla a raggiungere l’obiettivo finale.
E’ stata un’impresa ardua, sofferta… perché il Lugano era una neo promossa che veniva da 13 anni di challenge league ed era la squadra con il valore di mercato più basso della Super League, giocatori provenienti da campionati primavera e quasi tutti da categorie minori, svizzere e di altri paesi. Nessuno all’inizio osava scommettere sul Lugano… tutti lo davano per spacciato… Noi abbiamo sempre scommesso su ZEMAN… sulle sue capacità da Re Mida… su cui spesso i presidenti si sono cullati, e anche Renzetti, che gli ha messo in mano una rosa di giocatori non all’altezza con cui Zeman ha dovuto triplicare i suoi sforzi da MAESTRO di calcio, per inculcare loro i suoi concetti di gioco, il suo calcio offensivo, la capacità di mettere in atto azioni e schemi, almeno quelli basilari. Quel valore di mercato di agosto oggi su “transfermarkt” appare raddoppiato… potenza di Zeman e dei suoi insegnamenti!
Giocatori poco dotati tecnicamente che Zeman non ha esitato a definire “scarsi” un po’ per pungolarli, ma anche per difendere quel che di buono riuscivano a fare. Giocatori a volte fragili nel carattere, che spesso hanno avuto paura di osare. Ma quando hanno avuto il coraggio di osare hanno saputo far vedere sprazzi di Zemanlandia raccogliendone i frutti… là dove - ci raccontavano al Cornaredo – il bel gioco non si vedeva da anni… e lo stesso Renzetti, alla fine di quest’ultima partita, ha ostentato orgoglioso la salvezza raggiunta col bel gioco.
Non era questo il campionato adatto per gli esteti del 433 zemaniano con la puzza al naso e lo stesso Zeman ha dovuto adattarsi, per sua stessa ammissione, limitando il suo lavoro a quello che si rendeva conto che i suoi ragazzi potevano essere in grado di fare… Non un passo indietro rispetto alle sue idee, non la filosofia zemaniana tradita, ma la capacità di capire fin dove si poteva spingere col suo credo per poter ottenere alla fine quel risultato che vale una stagione.
Zeman ha accettato questa sfida, consapevole della poca qualità della rosa, rammaricato per qualche innesto non arrivato… ma in fondo a Lugano ha potuto lavorare bene… nonostante le esternazioni di troppo di Renzetti… nonostante una stampa provinciale che ha spesso cercato, invano, di innescare polemiche. Ma Zeman ha potuto lavorare bene perché, quello che più conta, è che i ragazzi lo hanno seguito con impegno, cosa costantemente ribadita dal Mister; nessuno ha mai remato contro come qualcuno ha insinuato, e anche chi all’inizio sembrava non adattarsi ai suoi metodi e al suo concetto di calcio col tempo è riuscito a mettersi in carreggiata.

Quando Zeman non ha trovato le condizioni per poter lavorare bene si è dimesso o ha rescisso consensualmente (Fenerbache e Stella Rossa), quelle sì che erano condizioni estreme in cui era impossibile lavorare… Non Lugano. Dove si respirerà pure l’aria di un calcio minore qualitativamente ma dove in fondo ha potuto lavorare senza pressioni e senza reali ingerenze tecniche al di là dei “consigli” discutibili del Presidente… di cui si è venuti a conoscenza perché Renzetti è uno che davanti alle telecamere parla senza riserve, nel bene e nel male, anche quando tira le orecchie a qualche giocatore di cui, diversamente, non conosceremmo la reale abnegazione. Renzetti è naif… non è uno sprovveduto, i suoi conti se li sa fare.. altrimenti non avrebbe preso Zeman come suo migliore investimento,  ma non è nemmeno un presidente avvoltoio.  I presidenti pericolosi - e ne abbiamo avuto prova nel recente passato - sono quelli che non parlano e demandano ad altri o che parlano poco pubblicamente ma agiscono subdolamente da dietro le quinte… Zeman benché infastidito alla fine lo ha capito… e quando la stampa gli chiedeva di replicare al presidente rispondeva “io non vado dietro a quello che dice il presidente”.
Tutto sommato è stata una realtà in cui Zeman ha potuto esternare liberamente il suo pensiero con molta serenità, forte del suo essere Zeman in una realtà che aveva bisogno di lui per crescere.

Tornando al campionato, ci sono state partite giocate bene e partite sbagliate, sprazzi di gioco alternati a errori individuali e di squadra che il Lugano ha sempre pagato. C’è stato un gran Lugano nell’ultima parte della prima fase di campionato prima della pausa invernale e un Lugano “smarrito” all’inizio del 2016. Ma tutto sommato era questo il campionato del Lugano con questi giocatori… c’era poco da fare gli schizzinosi… anzi con questi giocatori un qualsiasi altro allenatore sarebbero retrocesso già da dieci giornate!… Con ZEMAN il LUGANO è salvo… ed è un vero miracolo, senza esagerazioni.
In cuor suo Zeman, da ambizioso qual è, magari sperava di salvarsi con qualche giornata d’anticipo, ma non aveva preventivato alcuni scivoloni e forse nemmeno il periodo nero di febbraio.

Appena arrivato a Lugano Zeman disse che l’obiettivo era arrivare noni per salvarsi e l’obiettivo è stato raggiunto.

Neanche il tempo di festeggiare, congratularci e ringraziare, da zemaniani, il Maestro e il suo Staff per la salvezza conseguita, che c’è un'ultima impresa da compiere… per un traguardo che non era assolutamente nei programmi… un altro miracolo di Zeman col suo piccolo Lugano: la finale della Coppa Svizzera… già essere arrivati in finale è stato un sogno… ma a questo sogno se ne può aggiungere un altro: alzare la Coppa! Proviamoci!
FORZA ZEMAN… FORZA LUGANO!