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E’ la dura legge del gol

01.09.2015 ZEMANlandia433

E’ la dura legge del gol

di Stella Corigliano

“E' la dura legge del gol / fai un gran bel gioco però / se non hai difesa gli altri segnano / e poi vincono / loro stanno chiusi ma / alla prima opportunità salgon subito / e la buttan dentro a noi / la buttan dentro a noi“.
Canta così Max Pezzali degli 883.

Nel caso del Lugano contro il Lucerna  non si è trattato nemmeno di non avere la difesa. In fondo il Lucerna si è visto solo quando ha preso un palo al 52’ e ha segnato di testa da calcio d’angolo al 65’. E’ vero che il Lugano ha iniziato la ripresa a un ritmo più basso rispetto al più spumeggiante primo tempo, lasciando l’iniziativa al Lucerna, ma dopo il gol subìto - stando alle statistiche di fine gara prodotte dalla FC Lugano, che conta anche un 61% complessivo di possesso palla - il Lugano ha ripreso ad attaccare e a cercare insistentemente la via della rete per ben 9 volte per tutta la ripresa.  La via della rete la si trova sempre e ripetutamente…  è la rete che non si riesce a trovare! Complice anche il terreno di gioco (come evidenziato da Zeman) caratterizzato da numerosi vuoti d’erba che falsano le traiettorie.

Il Lugano del primo tempo ha strappato applausi a non finire,  ha dominato in lungo e in largo con piglio autoritario, padronanza degli schemi, tagli, sovrapposizioni e verticalizzazioni. La cosa che più colpisce è che i ragazzi di Zeman, pur nei loro limiti tecnici, cercano attentamente di non sprecare mai un pallone, fanno ripartire l’azione, cercano di applicare gli schemi. Datkovic fa un paio di diagonali perfette, Padalino per la prima volta offre una prestazione esemplare dimostrando disponibilità ad entrare nella mentalità del terzino che vuole Zeman. I centrali difensivi hanno capito i movimenti sulla palla scoperta e giocano d’anticipo. A centrocampo si rispettano misure e geometrie, in fase di non possesso si va in pressing. Si cerca di giocare con uno-due tocchi, ma a volte per via del terreno, tre non bastano. Il Lugano del primo tempo scende verso la porta del Lucerna con facilità estrema, costruisce 9 palle gol mettendo per cinque volte i suoi giocatori davanti alla porta di Zibung. Manca solo il gol. Le occasioni più clamorose con Lombardi, Padalino e Bottani. Non solo gli attaccanti vengono messi in condizione di segnare. Al tiro ci arrivano anche centrocampisti e difensori, come da sempre accade nel miglior repertorio zemaniano. Accade anche qui a Lugano con un potenziale di squadra che non è certo la Lazio o la Roma, ma nemmeno il Foggia o il Lecce.

Questo Lugano mi ha ricordato proprio il Lecce di Zeman, dove tutti partecipavano all’azione e tutti arrivavano al tiro in porta. La differenza è che Bojinov, Vucinic e compagni segnavano. I ragazzi del Lugano hanno ancora un conto in sospeso con la porta. Si è ribadita spesso la necessità di un attaccante che avesse una maggiore confidenza col gol, lo stesso Renzetti non ne ha fatto un mistero, affermando di essere alla ricerca di un’occasione a fine mercato, compatibilmente con le ristrette risorse economiche (l'essere stato costretto a rilevare il 40% delle quote di Betancur ha forzatamente ridotto la disponibilità economica destinata al mercato). Zeman d’altro canto, proprio negli ultimi giorni ha ribadito le potenzialità in termini di gol dei suoi attaccanti Bottani e Rossini. Fermo restando che - a detta di entrambi, presidente e allenatore -  un eventuale rinforzo avrebbe avuto ragione di arrivare solo se in grado di fare la differenza. Non è arrivato e si deve dare fiducia a chi c’è.

Difficile trovare un attaccante che faccia la differenza, partendo da risorse economiche limitate e che accetti un compenso contenuto nel tetto-ingaggi del Lugano. Era prevedibile che il mercato si chiudesse con un nulla di fatto. Renzetti ha rinviato il discorso a Natale, ma del resto già a metà luglio aveva affermato: “So che siamo ancora incompleti ma sino ad ora ho fatto il massimo che potevo fare. Dovremo stringere i denti fino al girone di ritorno. Lì poi avremo due mesi di pausa per sistemare tutto quanto."

In tribuna a Lugano, pur riparati dal sole dalla tettoia  eravamo soffocati dalla cappa di caldo dei 32 gradi segnati dal tabellone e che certamente erano recepiti maggiormente dai protagonisti sul campo, tanto da indurre l’arbitro a concedere un time out per tempo, per consentire ai ragazzi di dissetarsi.

Eppure, sotto un caldo soffocante, il Lugano correva e giocava in scioltezza, mentre il Lucerna cercava di smorzarne il ritmo. Chi ha parlato di calo fisico a inizio ripresa, non sa cosa significhi giocare sotto il sole a 32 gradi, al massimo avrà giocato a subbuteo…. neanche a calciobalilla, che richiede maggiori energie!!!

Renzetti ieri si è dichiarato felice di aver scelto Zeman ed ha aggiunto “sono convinto che se resterà qui a lungo potremo fare un grande progetto. In due mesi ha trasformato una squadra che all’inizio era più debole di quella della promozione”.

Proprio alla luce di queste dichiarazioni, Zeman il miracolo lo ha già compiuto, perché si trasformi in capolavoro è necessario trasformare in gol il frutto del suo lavoro che i ragazzi stanno riuscendo a portare in campo.

A Lugano si stanno divertendo, aspettando il gol, la gente applaude stupita le coinvolgenti azioni del calcio zemaniano. La canzone di Max Pezzali si chiude così.

“E' la dura legge del gol / gli altri segneranno però / che spettacolo quando giochiamo noi / non molliamo mai / Loro stanno chiusi ma / cosa importa chi vincerà / perché in fondo lo squadrone siamo noi / lo squadrone siamo noi”.

In ogni piazza in cui Zeman ha allenato lo spettacolo ha generato l’estasi, perché il calcio è vita e produce emozioni. Lo ha detto anche Zeman "Se la gente va allo stadio, dopo aver già dormito per metà settimana, e si addormenta pure lì, è finita. Il calcio deve suscitare emozioni, dare la sveglia.... Non solo la gioia, perché c'è anche il dolore, purché la gente provi emozioni. Tutto questo è vita ".

Appunto… “se la gente va allo stadio….” Perché questo concetto può capirlo solo chi abbia vissuto dal vivo, allo stadio, godendo di una visione d’insieme della partita e dei suoi contorni, un intero campionato della sua squadra del cuore con Zeman in panchina. Con la gioia di eleggere poi a propria squadra del cuore ogni squadra allenata da Zeman. Perchè le emozioni non hanno prezzo. Chi vive queste emozioni,  viene catapultato in una dimensione lontana anni luce dai consueti stereotipi sterili, beceri, frustrati e frustranti del mondo del calcio.