Chi siamo

Forum

01804324
Oggi
Ieri
Questa settimana
Nel mese
Lo scorso mese
Visite totali
211
435
2421
1048
13898
1804324
dal 30 marzo 2013

Zeman: "Ognuno si prenda le proprie responsabilità"

28.04.2015 ZEMANlandia433

Zeman: "Ognuno si prenda le proprie responsabilità"

L'inizio della fine e la fine come nuovo inizio

di Silverio Zanobetti

Responsabilità deriva dal latino respònsus che significa “rispondere a”. Quella delle dimissioni è un gesto con cui Zeman intende rispondere a tutti del proprio lavoro, tifosi in primis. Questo è il principio che ha seguito Zeman e che non lo costringe all'alternativa “abbandona quando la barca sta per affondare” o “è rimasto per prendere fino all'ultimo centesimo”. Con la Roma Zeman ha dimostrato di comportarsi diversamente, in quanto il principio del “rispondere a” lo ha portato ad un diverso comportamento vista la diversità delle situazioni. Rispondere del proprio lavoro ai tifosi, significa in questo caso prendere atto che la squadra potrebbe fare di più ma non riesce a seguire le sue indicazioni e quello che prova in allenamento non viene neanche tentato in partita (almeno da parte di qualche giocatore). Mi sbilancio nel pronunciare quest'ultima affermazione perché nonostante nella conferenza di dimissioni dica più volte “non si riesce a fare quello che voglio”, “non ci rimprovero impegno, magari vogliono ma non ce la fanno a fare quello che dico io”, è anche vero che poi dice “non ci rimprovero impegno, però, anche lì, il discorso che ho fatto all'inizio dell'anno... noi non siamo la squadra più forte del campionato e possiamo competere solo con grande organizzazione e purtroppo questa organizzazione della squadra, di tipo di gioco è mancata negli ultimi tempi”  e poi con maggior chiarezza, senza parlare di tradimenti e ammutinamenti, cerca di far capire dove sia il problema: "Forse sono l'unico a credere nella salvezza ed è per questo che mi dimetto".

Un giornalista chiede come mai fosse nervoso in panchina, continuando a urlare di andare avanti (traduco: almeno di provare a fare quello che si fa in settimana, invece di regalare al Napoli un allenamento domenicale con errori difensivi da Lega pro molto strani) per poi rimettersi seduto in panchina nervoso. La squadra, secondo Zeman, aveva tutte le potenzialità per salvarsi ed è per questo che le dimissioni sono un'occasione per chi non ha dato il massimo e per chi non ci ha creduto di dimostrare di essere degno della serie A: se Zeman era il problema adesso possono dimostrare con le prestazioni che hanno sempre creduto alla salvezza. “Penso che per lungo tempo ero l'unico che ci credeva alla salvezza. Il problema è anche questo. E lo dico da quello che ho visto in campo e fuori campo” (frase che rievoca i “problemi e interni e esterni” di Foggia e i “problemi interni” ai tempi della Roma, pur con tutte le differenze delle situazioni, accomunate comunque da una certa gravità strutturale). In campo? Il giornalista coglie l'attimo e fa la domanda giusta: “Ma come è possibile che all'interno della squadra non ci credano più? Quei 5-6 giocatori che hanno dato il sangue negli anni per questa squadra come possono non crederci più”. Risposta che inchioda da ora in poi alcuni giocatori: “Va beh, anche su questo, io penso che avete seguito campionato. Se voi ci date a qualcuno di questi giocatori 4,5 vuol dire che non hanno reso per quello che uno si aspetta. Sapete cosa ognuno ha fatto, da chi vi aspettavate di più e da chi meno”. Non c'è tradimento, c'è qualcuno che non ha assorbito il gioco, non credeva in quel gioco e, nonostante la fiducia reiterata di Zeman, ha continuato a offrire prestazioni da 4,5 (L'Unione Sarda ha dato 4,5 a Conti nella partita col Napoli).

Dopo l'esonero di Zola Zeman ha escluso Pisano, Conti e Cossu dalla formazione titolare, preferendo, ad esempio, Gonzalez (pessima prova di un giocatore non scelto da Zeman) come terzino contro il Milan al pur disponibile Pisano (che aveva anche provato da titolare venerdì). Questo cambiamento è dovuto al fatto che si è reso conto della incompatibilità rispetto al gioco che voleva proporre. L'incompatibilità assoluta di vari senatori, dovuta a vari motivi, tutti attinenti alle loro caratteristiche tecniche, tattiche e fisiche, è dimostrata da analisi dettagliate presenti in questo portale. Questo cambiamento nella sua seconda gestione non ha certo portato punti in più ma è sintomo di una scelta obbligata visto che il rientro di Conti (ma Pisano non avrebbe fatto meglio) ha regalato un allenamento alla squadra avversaria (cosa non successa contro Empoli, Milan e Genoa, partite in cui la squadra aveva rischiato di vincere le partite, giocando, bisogna dirlo, a giusti ritmi e con i giusti schemi soltanto per un tempo, come fatto da inizio anno). Molti giocatori, tra cui Rossettini, non gradivano gli schemi del mister (l'uno contro uno con l'attaccante, non dimostrando la velocità di pensiero e fisica necessaria per quel tipo di gioco) ed erano esausti degli allenamenti di Zeman.

Se Zeman ha negato che la “squadra non lo seguiva più”, è anche vero che Giulini ha dato come prima giustificazione dell'esonero proprio questa argomentazione, salvo poi affermare che non poteva dire il vero motivo dell'esonero.

Non saranno vere le uscite tipo “dolce vita” dei giocatori. Ma ricordo che con Zola le sedute di allenamento si sono allentate di molto e ricordo alcune frasi di Conti: “può dire ad altri compagni di correre ma a me no”, “è facile fare schemi in allenamento senza avversari ma in partita cambia tutto”. Nessuno può convincermi, vista l'esclusione perenne di Conti dalla formazione nella seconda gestione Zeman, che queste frasi siano solo battute innocenti. Ma c'è anche la questione dell'incontro con i tifosi a pormi ulteriori dubbi. 

Prima di parlare della conferenza di Conti e Dessena un piccolo riepilogo. Dopo l'esonero di Zeman Avelar ha affermato: “Zola? Ci ha dato serenità, siamo più freschi e leggeri. Inizia un nuovo campionato, dobbiamo essere concentrati per cogliere la salvezza. È cambiata la testa. La situazione non è buona ma siamo certi di risalire in classifica”. Dessena: “Zola ci ha dato autostima, possiamo far bene". Rossettini ha detto cose simili.

Nella conferenza Dessena ci tiene a precisare che “se sono diventato la persona che sono lo devo a Conti, a Cossu e Pisano e per me sono stati i miei capitani”. Significa che le frasi di Dessena su Zeman sono attribuibili anche agli altri componenti di questo gruppo così compatto? Dubbio lecito visto che Dessena sottolinea l'importanza degli altri tre per la formazione di Dessena come persona e non solo come giocatore.

Durante la conferenza post-partita di Conti e Dessena,  bisogna notare la diversità di opinioni di Conti e Dessena (e Giulini) rispetto a Zeman. Era evidente dai suoi comportamenti che Marroccu non voleva che i giocatori parlassero della faccenda...mera prudenza? Oppure cattiva coscienza? Prima Conti afferma che “non è successo assolutamente niente, solo colloquio normale se si è penultimi in classifica”. Affermazione in totale disaccordo con Zeman che ha insistito sulla gravità del fatto (supportato dalle parole del questore: “Tifosi? No, vili teppisti. Saranno denunciati”; intanto, qualche giorno fa il sostituto procuratore Emanuele Secci ha avanzato l’ipotesi di accusa di violenza privata contro giocatori e società) e sul fatto che vari giocatori sono stati turbati dall'incontro-scontro. Conti afferma che “ci possono essere opinioni diverse. Io sto dicendo la mia verità, non ci sono stati schiaffi”. Quando un giornalista riporta a Conti le parole di Filucchi il colloquio che prima era definito “normale” diventa adesso “acceso”. Al di là della posizione ondivaga di Conti, c'è da segnalare che il giornalista sta giustificando la propria posizione dicendo che aveva le sue fonti. Quello che fa impressione qui è che il capitano punto di riferimento per i giovani e presunto fedele di Zeman, non concordi con la sua versione: avranno sicuramente avuto l'occasione di chiarirsi sulla faccenda, Zeman e Conti, no? E se non l'hanno fatto, perché non l'hanno fatto? Forse perché qui qualcuno ha una posizione da difendere a priori? Pare evidente che ci sia stato uno strappo dovuto al fatto che Zeman ha detto la verità, non avendo interesse a mentire, e Conti in quanto coinvolto nell' “affaire Sconvolts”, come dimostra la fascia di capitano portata in campo contro il Napoli (gesto criticato dallo stesso Giulini con queste parole: “Certo, se Daniele me lo avesse chiesto, gli avrei detto che è inopportuno giocare con la fascia degli Sconvolts al braccio dopo quello che è successo in ritiro”), non ha voluto sporcare la propria bandiera o rovinarsi la futura vita familiare in Sardegna. Da ricordare come Cossu abbia tatuato il simbolo degli Sconvolts sul polpaccio. Con la fascia e i simboli sul polpaccio, così hanno risposto delle proprie prestazioni ai tifosi?

Zeman ha ammesso di aver fatto qualche errore, di aver sbagliato qualche formazione. E potrei aggiungere che, nella misura in cui è stato ascoltato nel mercato estivo, anche lì non è esente da colpe.

Innanzitutto non si è trovato un degno sostituto di Sau, un sostituto pronto per la serie A: cosa ancora più grave visto che tutti gli esterni non erano attaccanti col vizio del gol, anzi. Gli esterni hanno continuato a sbagliare l'impossibile sotto porta e bisognava porre rimedio a gennaio con Zeman, se fosse rimasto in panchina. In fondo fino alla prova con la Fiorentina compresa, la squadra aveva giocato sempre per 45' minuti molto bene, poi Giulini lo ha delegittimato e l'esonero avventato è stato un suicidio da parte di Giulini. Il pareggio col Parma si è dimostrato, date le prestazioni seguenti e attuali del Parma, risultato non esecrabile e con la Juventus non c'erano oggettivamente possibilità.

Inoltre le seconde linee di questa formazione non si sono dimostrate all'altezza della serie A. Rangel, Benedetti, Longo, Cragno, Colombi, alcuni giovani che non hanno convinto Zeman e il buon Pedro (che ha dato il suo onesto contributo, a dir la verità) non potevano reggere il confronto con le altre squadre di serie A, con i vari Pellissier, Toni, Denis e giovani già forti come Baselli. Lo stesso Crisetig aveva forse bisogno di non spomparsi come interno per metà campionato e di un modello più zemaniano da seguire rispetto a Conti. Farias ha dato il suo contributo, ma non poteva certo segnare a raffica e coprire l'assenza di un bomber (date le difficoltà fisiche di Sau), vista la sua scarsa vena realizzativa. Le debolezze di ciascuno si fanno risentire sull'organizzazione collettiva e, viceversa, in mancanza di quest'ultima, i singoli non riescono a esprimere le loro qualità, piccole o grandi che siano.

La poca voglia di adattarsi di chi aveva più esperienza e doveva dare di più hanno concluso l'opera e chiuso ogni possibilità di restare in serie A.

A gennaio si poteva porre rimedio con un buon mercato fatto da Zeman e quest'ultimo avrebbe potuto escludere fin da gennaio (come ha fatto nella sua seconda gestione) chi non si adeguava al suo gioco, scegliersi un portiere e due acquisti ad hoc. La salvezza poteva essere acquisita.

Quando la spina dorsale della squadra decide di non seguirti più (nell'idea calcistica che persegui), quando hai seconde linee che si dimostrano non all'altezza, quando un presidente con molta inesperienza e arroganza ti rovina la stagione vendendo i pezzi migliori, investendo pochissimo e esonerandoti in modo insensato e colpevole, allora provi a dare tutto per i veri tifosi sardi (non per i teppisti) che hanno appoggiato sempre la squadra, la tua squadra. Ma se neanche questo basta, allora cerchi di aprire loro gli occhi su quelli che sono i veri problemi: per farlo la cosa più credibile è quella di prendersi le proprie responsabilità e andarsene.

La nobiltà delle sue dimissioni non sta nell'aver rinunciato ad una parte dello stipendio. Sta, piuttosto, nell'essere un atto della fine capace contemporaneamente di pensare l'avvenire (“un gesto che può essere utile”). L'avvenire di una squadra che ha 21 punti da giocarsi, l'avvenire di una tifoseria che si merita di più rispetto a Giulini. La grandezza di un uomo che si sente responsabile del futuro di una collettività di persone... come i grandi iniziatori di civiltà, i grandi conquistatori. Se anche non guiderà questa squadra Zeman comporrà ancora un “noi” con quei tifosi che hanno capito la sua idea di sport, il suo atteggiamento sincero, il suo amore per lo spettacolo. La responsabilità è un rispondere ma è anche una domanda, una chiamata per l'avvenire di quei tifosi che hanno appreso qualcosa dal suo passaggio... sì, certo, poteva essere di più, poteva finire in un trionfo. Ma quello che conta è il coraggio di darsi un avvenire, la forza di sopportare un avvenire anche quando tutto si accanisce nel chiudertelo, contro coloro che, al contrario, “prevedono sempre la fine per non cominciare niente”. Un uomo così non scappa. E i suoi fallimenti non sono mai tristi perché Zeman si dimette con un certo stile, un certo tono, senza rancori, senza rimorsi... si dimette con un portamento vittorioso: “Un buon portamento a cavallo ruba coraggio all'avversario, e il cuore allo spettatore -  a che scopo vuoi ancora attaccare? Siedi come uno che abbia vinto”.