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Non si esonera IL CALCIO!

22.12.2014 ZEMANlandia433

Non si esonera IL CALCIO!

di Stella Corigliano ed Enzo Follieri 

ARRIGO SACCHI: «La partita più bella che ho visto di recente è stata quella giocata dal Cagliari a Verona. Ci vorrebbero 100 Zeman nel calcio italiano, lui gioca un calcio propositivo e divertente ....

Se si pensa al calcio come gioco individuale ogni assenza diventa pesante, se invece lo si vede come gioco collettivo, alla mancanza di un giocatore sopperisce un altro della rosa. Il gioco è un propulsore, moltiplica le potenzialità di tutti i partecipanti. In questo senso la visione di cui parlo è l'unica che permetta ad esempio di valorizzare i giovani».

Ci dispiace caro Sacchi... ma forse qualcuno ha deciso di non farci più vedere quel bel calcio espresso da Zeman contro Atalanta, Verona, Inter, Empoli, Napoli, Milan, per un'ora contro la Fiorentina…. 

Eppure a Cagliari sembrava esserci una ventata nuova, una mentalità vincente, un progetto forte, una visione europea… e Lei caro Sacchi se n’era accorto e lo aveva apprezzato, in un suo recente editoriale su Gazzetta dello Sport dal titolo: Sacchi: «Zeman uno dei pochi geni del nostro calcio».

In questo editoriale Lei scriveva:
«In Italia qualcosa si muove: piccole società hanno scelto di salvarsi ingaggiando allenatori che sono maestri e non gestori. La loro speranza è il collettivo e un calcio cui il collegamento e la chiarezza devono essere di supporto a giocatori inesperti o giovani. Uno Zeman - adesso migliorato anche nell’organizzazione difensiva – è il capostipite. Ultimamente ho seguito il Cagliari del maestro Zdenek, l’Empoli di Sarri e il Sassuolo di Di Francesco. Non vogliono essere sparring partner, ma protagonisti: si fidano del gioco come antidoto per fermare l’avversario e propellente per esaltare la qualità dei loro uomini. Il gioco e il collettivo migliorano il singolo: soltanto così sono competitivi. Anche se perdono non annoiano, se vincono sono convincenti»

Ci dispiace, caro Sacchi… che una delle realtà che L’aveva maggiormente impressionata ora Le riservi una delusione, abbandonando il ruolo di protagonista per ritornare un anonimo sparring partner.

Possibile che all’improvviso a Cagliari si butti al vento un progetto finalmente valido per scegliere la strada della mediocrità del calcio all’italiana, quello che Lei osteggia da anni? 

«Zeman fallisce solamente quando arriva in club con calciatori poco disponibili. – continua Sacchi nell’editoriale - Le sue squadre sono una sinfonia ricca di armonia e bellezza. I suoi calciatori si muovono con sincronismi che ne esaltano velocità, fluidità e personalità. Il suo organico ha uno stile e una identità inconfondibile, il divertimento è assicurato, la noia e la perdita di tempo scongiurate. Zeman crea spettacolo anche senza grandi firme, ma poi molti di essi diventano importanti come è successo a Immobile, Verratti e Insigne. Non compie miracoli, ma è uno dei pochi geni del nostro calcio. Il calcio italiano però non cambierà finché il pubblico non pretenderà la vittoria con merito e bellezza». 

Parole sante, caro Sacchi…. Non sappiamo se all’improvviso nel Cagliari qualche calciatore abbia all’improvviso “ridotto” la propria disponibilità, fatto sta che la «sinfonia ricca di armonia e bellezza» è venuta meno, ma solo nell'ultimo mese, troppo poco per non cercare una soluzione che non portasse al tradimento del progetto.

Un momento di regressione del gioco per un calo mentale può capitare (si pensi piuttosto alla tristezza di quelle squadre che il gioco non sanno nemmeno dove stia di casa!!) e una società che ha basato la sua forza su di un progetto in cui sembrava credere fermamente, ciecamente e “cecamente” difende il progetto, dando il giusto tempo a quell’allenatore di cui ce ne «vorrebbero 100», richiamando tutte le componenti alle proprie responsabilità, e non scaricandole tutte solo su quell’allenatore che Lei ha definito «genio del nostro calcio». 

Il paradosso è che a Cagliari il pubblico si è dimostrato encomiabile, dopo anni di noioso catenaccio ha respirato a pieni polmoni la gioia di divertirsi con Zeman, ha saputo applaudire la squadra anche quando ha perso, apprezzando con mentalità europea la qualità delle prestazioni. 

Nei vari sondaggi nazionali e locali i tifosi cagliaritani si sono schierati inequivocabilmente dalla parte di Zeman, ultimo in ordine di tempo il sondaggio de L’Unione Sarda che questa mattina vedeva il 71,20% dei tifosi cagliaritani auspicare la conferma di Zeman.

Ma di questo non si tiene conto. E’ mortificante constatare che “sua maestà il pubblico” non venga preso in considerazione. 

Caro Sacchi, a proposito della pochezza del calcio italiano Lei ha affermato «per superare la crisi, dobbiamo smetterla di considerare la furbizia una virtù e l'arrangiarsi un'arte: il perfezionismo deve battere il nostro pressappochismo radicato» 

A Cagliari sembrava che si fosse intrapresa questa strada. Scaricando Zeman, si abbandona la ricerca del perfezionismo per rifugiarsi in modo codardo e mediocre nel pressappochismo.

Non si può esonerare Zeman quando mancano 22 partite al termine del campionato per qualche partita sbagliata, in concomitanza con l'assenza di Sau, senza che ciò faccia incorrere in cattivi pensieri. Uno pseudo-progetto che si scioglie per due partite sbagliate. Non ci sembra una cosa seria. E non si espone Zeman al pubblico ludibrio. Un brutto spettacolo che il Maestro non meritava. 

Una scelta moralmente e intellettualmente catastrofica.

Perché catastrofico non è l’ultimo mese del Cagliari, da cui si poteva uscire con Zeman… Catastrofica è la scelta di cestinare il progetto con Zeman, catastrofico è infischiarsene dei tifosi che hanno fatto l’abbonamento, pagato il biglietto per vedere spettacolo e che erano grati a Zeman per questo.

Catastrofico è aver illuso e deluso una Regione che con Zeman stava imparando a sognare.

Il Cagliari, grazie a Zeman, aveva un nuovo estimatore… e non è certo gratificante perdere la stima di Arrigo Sacchi. Questa è la vera sconfitta.

Zeman resterà sempre Zeman. Per Sacchi e per chi capisce di calcio.