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Quel momento in cui si é di fronte all'illimitato

29.10.2014 ZEMANlandia433

Quel momento in cui si é di fronte all'illimitato

di Enzo Follieri

Kant nell'opera "Osservazione del bello e del sublime" pone una distinzione tra il bello ed il sublime. Egli infatti sostiene che il bello si ritrovi nella contemplazione della forma dell'oggetto, pertanto il suo carattere è limitato, mentre il sublime si prova nel "MOMENTO IN CUI SI É DI FRONTE ALL'ILLIMITATO E ALL'INFORME. IL SUBLIME È QUEL SENTIMENTO CHE NASCE NELL'ANIMO UMANO, NEL MOMENTO IN CUI SI TROVA IN CONTATTO CON LA MAESTOSITÀ, LA FORZA E LA POTENZA SPRIGIONANTE DELLA NATURA".

Bella é l'azione che porta Ibarbo al terzo minuto a concludere a rete su passaggio di Cossu con De Sciglio che si immola e salva la propria rete.

Sublime è il taglio di Ibarbo su passaggio filtrante di Sau e la rete si gonfia sul colpo di testa del Colombiano.

Evidentemente nello stato d’animo che noi descriviamo con la parola sublime non esiste solo la perfezione della forma, ma anche la traccia della relazione dell’artista con la sua opera, che incontra la sensibilità del fruitore dell’opera stessa. In parole povere chi guarda o ascolta (musica) o legge (prosa o poesia)  o vede una partita di una squadra di Zeman, si identifica con l’artista e ne rivive lo stato d’animo.

Il bello é vedere gli otto uomini in linea a centrocampo prima del calcio d'inizio, il sublime è vederli all'opera. Pressing a tutto campo, verticalizzazioni, sovrapposizioni, tagli e soprattutto gol, tanti gol come a Milano e ad Empoli, con la forza di azioni estasianti, maestose, che sprigionano potenza, come la forza impetuosa della natura. Ed è proprio qui nell'estasiante azione corale che lo spettatore subliminalmente si identifica con l'autore, il Maestro che genera tale spettacolo, e si identifica col suo stato d'animo, anche quando su quel volto segnato dell'uomo venuto dal freddo, scende una lacrima come in Padova-Pescara 0-6, o quando sorride sornione intervistato a fine gara.

Ancora Ibarbo dentro per Sau con un taglio maestoso al 32’.

Qui lo stato d'animo diventa collettivo, il sublime continua  a scorrere, nelle vene e nelle viscere, di chi è stato condotto per mano, nei meandri nascosti dei sentieri zemaniani, che portano all'estasi.

Il sublime è anche un sentimento contraddittorio secondo Kant che genera attrazione e repulsione allo stesso tempo. Freud e altri autori si soffermano sulla paura che il sublime può generare, perché é ciò che minaccia la propria autoconservazione (vedasi il calcio catenacciaro all'Italiana) che ti porta a scappare. Come ti fa scappare davanti la "palla scoperta, sempre, quando a volte con un attenta lettura ci si può andare incontro. Ci si scappa dal gioco propositivo, perché in Italia hanno insegnato a tutte le generazioni che si vince con la difesa, distruggendo ogni forma di gioco. Gioco e gol sono un'utopia e l'utopia è dei folli. Nel "sublime"  si avverte la sensazione di perdita dei propri confini e delle proprie certezze. Quella di entrare in una dimensione troppo vasta per un essere umano.

Il "bello” è terreno, è tranquillizzante, cioè induce un sentimento di distensione a volte contemplativa; il “sublime” va oltre il bello ed è diverso dal “bellissimo” poiché contiene quella spinta che dirige l’essere umano oltre i suoi confini e lo confronta con l’inconoscibile.

Potremmo dire che nella percezione del sublime l’essere umano avverte la traccia dei processi che lo formano, così come formano tutto ciò che esiste. Entra in contatto con la continuità del suo vuoto costitutivo che lo lega con altri fenomeni dai quali però resta separato dai confini della sua forma specifica.

Ecco, la percezione della forma definisce il bello; la percezione della dinamica energetica che spinge l’uomo a superare i confini di tale forma e a conoscerne i processi strutturali, definisce il sublime.

Conti colpisce il palo su tiro da fuori area. Farias potrebbe far esplodere il Sant'Elia ma Abbiati si oppone con i piedi. Il Milan é salvo.

E’ appunto in questo passaggio che insorge l’angoscia, un’angoscia di destrutturazione, del “non poter più tornare indietro” e di perdersi .

Dal calcio di Zeman non si torna piú indietro e dentro quel calcio senza alcuna angoscia, ci perdiamo ogni giorno di più. Nel suo "sublime" non avverti la paura, perché si confonde con la magia, la magia della penna di un autore che si appresta a scrivere un nuovo capitolo di una favola infinita.

È ancora Zemanlandia.