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ARRIGO SACCHI “Ci vorrebbero 100 Zeman nel calcio italiano”

07.10.2014 

ARRIGO SACCHI “Ci vorrebbero 100 Zeman nel calcio italiano” 

di Stella Corigliano 

ARRIGO SACCHI, intervenuto nel corso della trasmissione Tg Zero su Radio Capital, nell’analizzare la situazione critica del nostro calcio e la distanza abissale rispetto al concetto di calcio applicato nei paesi europei calcisticamente più all’avanguardia, tenuto conto dei minimi storici del calcio italiano nel ranking internazionale,  si è soffermato sulla necessità di puntare a un calcio offensivo, attraverso la qualità del gioco,  senza perdere di vista una peculiarità specifica del calcio: essere un gioco collettivo.  

  «Il calcio è nato come uno sport offensivo -  afferma Sacchi - noi italiani come nostra abitudine lo abbiamo tramutato in uno sport difensivo. Oltretutto non sappiamo riconoscere il merito, nemmeno il pubblico lo chiede. Studiamo il calcio come uno sport individuale, invece dovremmo partire dal collettivo, dal gioco, per poi arrivare al singolo solo in ultima analisi. Un allenatore dovrebbe scegliere gli uomini non tanto in considerazione della sola tecnica, ma piuttosto di quanto tali elementi siano funzionali al progetto». 

Quello che disegna Sacchi è inequivocabilmente il ritratto del calcio di ZEMAN e non solo ne esalta l’efficacia ma porta ZEMAN con modello in modo inconfutabile.

«La partita più bella che ho visto di recente è stata quella giocata dal Cagliari a Verona. Ci vorrebbero 100 Zeman nel calcio italiano, lui gioca un calcio propositivo e divertente. La cosa più importante per lui è trovare giocatori disponibili: di solito quando aumenta la qualità cresce anche l'egoismo, e viene meno la disponibilità. Se si pensa al calcio come gioco individuale ogni assenza diventa pesante, se invece lo si vede come gioco collettivo, alla mancanza di un giocatore sopperisce un altro della rosa. Il gioco è un propulsore, moltiplica le potenzialità di tutti i partecipanti. In questo senso la visione di cui parlo è l'unica che permetta ad esempio di valorizzare i giovani».

"Il risultato è casuale, la prestazione no"... un concetto che Sacchi comprende perfettamente e lo sposa, indicando la partita del Cagliari a Verona come la più bella vista negli ultimi tempi. Perchè Sacchi ha la cultura e l'intelligenza per valutare la prestazione a prescindere dal risultato, per giudicare lo sviluppo del gioco di squadra prescindendo dall'errore del singolo.

Viviamo un campionato mediocre, caratterizzato da allenatori incapaci di sostenere un contraddittorio sul piano tecnico-tattico che reagiscono con arroganza, presunzione e maleducazione verso mostri sacri e maestri di calcio come lo stesso Sacchi, reo di smascherarne la pochezza; allenatori di squadre imbottite di top player che si aggrappano piagnucolando ad alibi risibili dopo due sconfitte consecutive, una interna per 4-1 e una fuori casa per 3-0 con avversarie di evidente caratura inferiore; allenatori che depauperano spaventosamente il valore dei loro giovani calciatori (compromettendone persino le convocazioni in nazionale) per incapacità di ritagliarne il ruolo a loro congeniale e che - se qualcuno osa farglielo notare - farneticano con tono spocchioso e irridente la differenza tra serie B e serie A.
Allenatori  incapaci di proporre un gioco degno di tale nome , incapaci di dare un'identità alle loro squadre, incapaci di formare e lanciare i giovani e nonostante ciò superpagati, sopravvalutati e spacciati per vincenti.

Ma come fa notare Sacchi neanche il pubblico chiede il rispetto della meritocrazia. La cultura del risultato a tutti i costi porta a giustificare anche la più indecente prestazione fatta di catenaccio e contropiede. Complice anche l'informazione distorta e fuorviante di pennivendoli della carta stampata e di opinionisti delle pay tv "marchiati" da un passato da calciatori spesso tutt'altro che cristallino che con atteggiamento prevenuto osteggiano un allenatore propositivo come Zeman definendolo obsoleto se non addirittura perdente.

Eppure i tifosi di una squadra di Zeman si divertono, vedendo ripagato il prezzo del biglietto dallo spettacolo. Eppure il riconoscimento viene anche dalle tifoserie avversarie, se è vero com'è vero che quando è di scena in trasferta una squadra di Zeman, i tifosi avversari gli rendono omaggio, esponendo striscioni in onore del MAESTRO del calciospettacolo, applaudendo il suo nome all'annuncio delle formazioni, per non parlare di tutte le volte che una squadra di Zeman in trasferta esce tra gli applausi.

E allora ha ragione Zeman a non aver mai tradito il suo credo calcistico ed ha ragione Sacchi quando dice che ci vorrebbero 100 Zeman.

Quello che traccia Sacchi è un percorso, l'unico possibile per ridare credibilità e dignità al nostro calcio.
Ci vorrebbero 100 ZEMAN sui campi di calcio, ma ci vorrebbero anche 100 SACCHI ai vertici del calcio italiano.