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ZEMAN in cattedra a Lucca: tra tattica, aneddoti e battute

27.05.2014 ZEMANlandia433

ZEMAN in cattedra a Lucca: tra tattica, aneddoti e battute

di Silverio Zanobetti

LUCCA. 26 maggio 2014. Incontro con ZEMAN organizzato dalla locale Associazione Italiana Allenatori Calcio.  
Ore 20.30. Il Maestro arriva, spacca il secondo. Per rispetto verso gli allenatori venuti da tutta Italia per ascoltarlo, posti esauriti in sala. «Noi allenatori siamo sul campo. Noi siamo sul campo e noi diamo esempio. Penso che se c'è la passione... Se sono venuti qua stasera significa che c'è passione per calcio, o hanno preso premio per venire qui stasera?». “Hanno dato anche un contributo per ascoltarla, Mister”,  «Questo mi fa piacere perché si vede che c'è la passione per calcio, per fare calcio».

Il Maestro è in forma, dimagrito, abbronzato, loquace e in vena di battute ironiche e autoironiche. Si vede che è  pronto per un'altra avventura. Senza rancori, senza risentimenti. Alla fine dell'incontro le richieste di foto e autografi sono centinaia. Ma il tempo sta per scadere, qualcuno dello staff pensa di risparmiargli la fatica di qualche altra decina di foto e autografi, e grida: “Ragazzi scusate, l'Hotel sta per chiudere, adesso dobbiamo andare”. Ma lui imperterrito finge di non aver sentito: fino all'ultimo autografo, fino all'ultima stretta di mano. Quando mi avvicino per l'autografo il suo sguardo è di un'intensità insopportabile, una freccia lancinante che in pochi attimi ha scavato la mia carne e il mio spirito...quasi subito sono costretto ad abbassare lo sguardo. Nessuno riesce a capire al primo tentativo il mio nome un po' strano, lui non fa una piega e lo scrive perfettamente.

Lo ringrazio e capisco quanto sia importante in Zeman l'ascolto. Solo chi si ascolta quando parla può lasciare che la parola si libri nell'aria, può farla risuonare, fluttuare in aria, là dove chiunque può catturarla se vuole, con le proprie mani, con i propri strumenti concettuali.  Chi non è fanaticamente  occupato a “dire la propria”, a “convincere gli altri”, riesce veramente a convincerlo; al contrario, chi mostra di voler convincere, non otterrà mai il suo obiettivo, nell'ascoltatore nascerà una repulsione immediata.

Pennarello in mano si avvicina alla lavagna, imperversa un silenzio magico, come davanti ad un maestro di alchimia. Ti immagini grandi arcani che si lasciano intravedere attraverso parole velate da lemmi oscuri e simboli imperscrutabili. E invece no, è tutta questione di geometria, di occupazione dello spazio. «Voi sapete: io sono per il 4-3-3. Uno come ci arriva? Io sono nato in altro paese e lì tutte le squadre giocavano allo stesso modo. Calcio danubiano una volta c'aveva i pregi e poi s'insegnava calcio a tutti gli altri. Calcio da vedere, calcio tecnico, calcio di squadra. E io ho cercato di svilupparlo e di dargli più calcio olandese, più movimenti e più organizzazione».  Zeman disegna il classico 4-3-3 con tutti i triangoli che si creano collegando i giocatori. «Qui c'è terzino, qui il mediano, qui la mezz'ala sinistra e così via....In teoria tutto è perfetto ma non tutto è perfetto. Solo se le fai bene è perfetto. Concetto è trovare triangoli. Giocando a 3 dappertutto si riesce a collaborare poi tutto dipende dalle distanze in fase offensiva e difensiva. Per mio calcio la catena più importante è terzino-mezz'ala-attaccante. E' normale che se attaccante è marcato mi farà movimento all'interno e mezz'ala che magari è pure marcato si smarca sull'esterno. Sempre movimento a 3. Trovando chiuso da una parte la cosa più importante è che ci sia un regista attraverso cui proporsi sull'altra fascia. Mi si dice sempre che ho la difesa scarsa e che non alleno la difesa. L'ha detto anche qualche mio ex giocatore». Zeman non fa riferimento a nessuno nello specifico, però mi vengono in mente le parole di Castan: “Con Garcia la cosa chiara è che la fase difensiva non riguarda solo il portiere e i quattro dietro, bensì tutta la squadra”. Il coinvolgimento degli attaccanti nella fase difensiva zemaniana è evidente ed emerge anche nella dissertazione tattica del Boemo a Lucca: «Non è che attaccanti non hanno compito di difendere. Se una squadra perde palla sulla trequarti avversaria, perché deve fare 80 metri dietro per sistemarsi invece di cominciare ad attaccare alto, in modo da risparmiare energie pressando in soli 10 metri? All'attaccante non ci va spesso di pressare però quando ci va si riesce a rubare palla. Tant'è vero che le mie squadre anche se prendevano qualche gol in più, sono squadre che hanno conquistato più palle oltre metà campo e quindi io dico che difendo meglio di altri. Sono idee mie, non dovete prendermi come verità assoluta, queste sono mie idee su calcio. Ripeto per me questa è la base, dalla base si può sviluppare. Io non ho allenato in questo modo negli anni '70, poi ho rubato delle mosse e degli esercizi, ma bisogna studiarci, bisogna provarci sul campo. Io ho avuto fortuna di aver fatto 9 anni di settore giovanile nel Palermo e ho provato varie esercitazioni e più di metà le ho cancellate perché non mi hanno dato soddisfazioni, le altre le mantengo perché mi danno risultati. Base per me è questa e ognuno di voi se la deve fare per conto suo la propria base e poi cercare di lavorare su idee proprie. Io ho cercato di scimmiottare poco, ho cercato di fare le mie cose anche se molti mi dicevano che è sbagliato e non si può fare. Io li ho fatti, li potevo fare e sono contento di averli fatti». Parte l'applauso. «Ogni allenatore deve avere una base tattica che non cambia. Non capisco chi dopo due sconfitte cambia modulo». Verrebbe da pensare a Mourinho che, dopo un mese di 4-3-3 in Italia, ha cambiato modulo.

 Alcune domande degli allenatori non brillano per spessore tattico. Le domande più serie e più intelligenti sono smontate da Zeman, come per sgonfiare la seriosità della domanda, con una battuta e con una risposta più seria che segue la battuta, mentre le domande poco interessanti e costruite male vengono nobilitate dalla sua risposta. Qualche minuto dopo: «Sto sempre dalla parte del più debole», anche quando si tratta delle domande!

Solite, ormai insopportabili, domande su calciopoli e sulle denunce riguardo a doping e uffici finanziari. Ricordo ancora una frase di qualche tempo fa a questo riguardo: «Siete voi che andate alla ricerca del passato, io invece inseguo il futuro: perché voglio continuare ad allenare». Lui però risponde, senza remore, come sempre: «Sono sicuro che le mie prese di posizione nei confronti del sistema calcio hanno influenzato la mia carriera. Però non ho problemi. Io son felice e contento e se ho detto qualcosa l'ho fatto perché voglio bene calcio, perché lo voglio migliore e onesto. Oggi ci sono le stesse persone, tutti sono ancora lì, da calciopoli è cambiato poco».

 «Qualche bugia nel calcio? Se vedete le nostre interviste noi diciamo tutti la stessa cosa. Eppure non la pensiamo tutti eguale. Quindi qualcuno dice bugia».

 Altre domande meritano attenzione, come quella sul fuorigioco. «Non voglio fare il fuorigioco sempre e comunque - spiega Zeman - prima di tutto è bene fare un pressing alto per attaccare i difensori avversari che, di solito, sono quelli tecnicamente meno bravi rispetto agli altri giocatori. Con le nuove regole sul fuorigioco mi hanno peggiorato il gioco. Nel senso che mi si è allungata la squadra, indietro si spaventano e indietreggiano e poi diventa difficile giocare, diventa difficile difendere se la squadra è allungata in 80 metri. Avevano cambiato le regole per fare più spettacolo e più gol, ma se fanno tutti catenaccio non si farà mai più gol... Dovrebbero vietare il catenaccio». Qui doveva partire l'applauso, l'unico applauso tatticamente ben speso della serata: invece si sente qualche risata e timida approvazione.

 Cosa chiede ai suoi difensori su palla scoperta? «Va beh dipende dov'è la palla scoperta. Perché se è scoperta davanti portiere è gol... battutaccia! Ci sono quelli che dicono che giocando a zona non si marca. A zona se ti arriva uno lo devi marcà. E' normale che se la palla non è scoperta la difesa deve salire per cercare di accorciare spazi, se scoperta deve cercare prima di preoccuparsi di avversario da marcare. Poi se sei libero puoi uscire su palla scoperta. Concetto è di collaborazione tra i 4 difensori, di vedere cosa fa uno e cosa fa l'altro».

E poi uno Zeman ironico. “Mister, ma lei gioca a uomo o a zona sui calci piazzati?” «Lei vuole sapere se strappiamo magliette?»

 Il Maestro è pronto a dare consigli agli aspiranti allenatori che lo ascoltano speranzosi: per insegnare gli schemi è bene iniziare su un campo piccolo e usando le mani perché altrimenti non c'è ritmo di gioco, usando i piedi qualche giocatore tecnicamente non così dotato avrebbe bisogno di quattro tocchi per addomesticare la palla e così chi è scattato per ricevere il pallone dovrebbe rallentare...e il ritmo di gioco si perderebbe, insieme alla possibilità di imparare lo schema.

Il ruolo più delicato, sembra dire Zeman ad un certo punto, è quello dei terzini che devono partire bassi. Oggi, invece, partono troppo alti, e se sono già alti si bloccano subito perché l'azione non acquista velocità.

Il Mister è in vena di aneddoti...

Firenze - Perché lei ha fatto il 3-4-3 a Firenze? «Mancava mezza squadra tra squalifiche e infortuni. 3-4-3 era superoffensiva e infatti abbiamo fatto un'ora benino e poi son scoppiati perché senza  giocatori è difficile fare una squadra».

Lazio - I grandi purtroppo non hanno rispetto per i giovani nello spogliatoio. Stando dalla parte dei più deboli Zeman tende a proteggere questi ultimi. Come quando un Nesta giovanissimo rimproverò Signori: “Vieni ad aiutarci in difesa!” e Signori rispose: “Ma come ti permetti tu di venirmi a dire cosa devo fare...”

Roma - Aldair non era convinto di difendere a zona sui calci d'angolo e sui calci piazzati. Allora nella prima partita sul primo calcio d'angolo scelgono di difendere a uomo: gli avversari necessariamente trovano la rete. C.V.D.

Gli allenatori presenti sanno quale tipo di trattamento è stato riservato a Zeman da parte di stampa e media e Zeman non si lascia pregare, come sempre: «la stampa influenza i presidenti e i dirigenti di società sulla valutazione dell'operato di un allenatore. Come difendersi? Io non voglio difendermi», vuole soltanto e semplicemente dare spettacolo con il suo calcio e convincere tutti.

«Il calcio bello? Oggi vedo il calcio in televisione e tutte le partite vengono definite “eccezionali”...non fanno due passaggi di fila ma è “grande partita”. Forse ce l'hanno nel contratto di dover descrivere ogni partita come “partita eccezionale”». In poche parole: lasciate perdere questi telecronisti e questi critici della televisione. Qualche coro, urla e imprecazione allo stadio sono da preferirsi.

Poi interviene qualche sedicente zemaniano e le domande diventano imbarazzanti. Addirittura spiegano al Mister come Benitez sia l'allenatore più vicino ai suoi schemi. Inceneriti: «Ma noi Insigne lo utilizzavamo diversamente. 80 metri di campo sono troppi. Noi risolvevamo in altro modo, facendo scivolare il centrocampo. Insigne non può difendere molto bene con il fisico che ha. Ma può fare buon pressing alto». Ma non si fermano qui, insistono senza paura di sfiorare il ridicolo: “Ma i 40 giorni di ritiro sono tutti senza pallone”. Attimi di silenzio. Questa è una domanda che non può avere risposta seria e infatti: «La palla la usiamo appena il magazziniere ci gonfia il pallone». La parte meramente atletica è ovviamente fondamentale, anche se «ai giocatori ci piace fare torello».

Questione Guardiola: «Quando allenava Barcellona pensavo fosse allenatore normale. A Barcellona, pensavo, possono vincere tutti. Poi quest'anno ho visto Bayern Monaco e ho cambiato idea. Il Bayern non gioca precisamente come il Barcellona e lì ho capito che Guardiola è il miglior allenatore oggi».

La questione Guardiola porta Zeman ad alcune valutazioni personali su quel tipo di gioco. Un gioco che si sviluppa troppo in orizzontale, con un possesso continuo quanto sterile: «Io ci odio possesso, non ho pazienza, voglio andare subito avanti. Dicono: “Se ce l'abbiamo noi non possono essere pericolosi loro”. Va bene, ma neanche noi facciamo niente se ci limitiamo a passarci la palla tra 3 giocatori liberi, “io la do a te e te la dai a me” ...ma poi? Devi dare la palla e andare...».

 Ultima perla: «Chi parla tanto è più facile che dica stronzate...per quello io parlo poco». Ma stasera ha parlato, ha divertito. A parole. Ma noi aspettiamo il divertimento sul campo, siamo in astinenza di verticalizzazioni. Rivolgendosi al presentatore: «Ringrazio chi è venuto stasera a sentirmi parlare, perché se c'eri solo tu non sarebbero venuti».

Si sente che ha voglia di applausi. E li avrà. Stasera e per sempre.