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As Roma, una storia da salvare

26.05.2013 ZEMANlandia433
As Roma, una storia da salvare
di Enzo Follieri

 Alla domanda di un giornalista: Il cammino verso la finale è stato guidato da Zeman, tranne la partita di ritorno con  l'Inter.

«Se devo ringraziarlo per essere qui? I meriti sono dei giocatori - svicola Andreazzoli - sono loro che mi hanno condotto a questa gara con la consapevolezza di poterla vincere». Quella di stasera, comunque, «sarà una finale storica, abbiamo fatto i compiti per giocare bene e vogliamo alzare la Coppa».

Questo é l'Andreazzoli pensiero, sostanzialmente l'As Roma pensiero, un ambiente che ha rigettato un corpo estraneo, Zeman e la sua cultura del lavoro, della disciplina, dell'etica dello sport. I problemi di questa società vengono da lontano, basterebbe chiederli in privato a Ranieri e Spalletti, anzi quest'ultimo si é lasciato andare anche a considerazioni pubbliche, basterebbe chiederli alla stragrande maggioranza dei tifosi romanisti, basterebbe osservare, anche dall'esterno, i comportamenti di alcuni giocatori, i comportamenti dell'ambiente, basterebbe leggere le intervisti criptiche del duo Sabatini-Baldini, per capire che non solo la Roma, ma tutto l'ambiente di Trigoria, andrebbe bonificato dalle fondamenta.

Un repulisti che salvi questa gloriosa società, da un vortice che anno dopo anno la sta risucchiando verso l'inferno.

 La guerra santa che hanno fatto a Zeman é stato l'ultimo atto di un percorso deleterio che ha visto gruppi di potere - taluni giornalisti, tanti purtroppo, alcuni giocatori capeggiati da qualcuno che sa bene ciò che vuole e sopratutto ciò che non vuole, settori tecnico-sanitari di Trigoria - portare la Roma all'ultima spiaggia. Una squadra svuotata di ogni componente, tecnica, disciplinare, atletica, in balia di uno status quo di disordine societario e mentale.

Una guerra santa condotta da chi si sente padrone di Trigoria e permessa senza resistenza alcuna dal duo Baldini-Sabatini, in totale stato confusionale di identità, incapaci di gestire la società che gli è stata affidata. Non c'é un Presidente presente, non c'é un progetto, c'é solo alla guida un’entità (Unicredit e Americani), che mai avrebbe voluto gestire l'As Roma, che col calcio non c'entra niente. Unico caso al mondo. Come si fa a gestire una squadra gloriosa, senza amarla, senza esserne tifosi, senza sentire le pulsioni del tifo, lasciando la squadra alla mercé di capetti, l'ambiente alla mercé di gruppi di potere, senza un "Comando" che ne detti le linee?

Eppure quando qualcuno stava per portarla nella normalità, nel lavoro, quando qualcuno stava provando a dare un’identità a questa squadra ma anche a questa società, mettendoci la faccia, la sua reputazione, sono iniziate le fronde via via sempre più forti e vili fino alla rivolta all'espulsione.

Eppure è tutto chiaro, non ci sono complotti, tutto é così naturale, in un ambiente che di naturale non ha nemmeno l'acqua, eppure tutto è così scontato, che sembra naturale che il male sovrasti il bene, che il disordine mentale abbia la meglio sulla ragione, perché non c'é nulla di razionale in una società dove gli allenatori vengono esonerati dai calciatori, ogni anno, ogni stagione, alla prima richiesta di regole, di disciplina. Una società dove il Presidente vive all'altro capo del mondo, appassionato di baseball, capitato per caso, su richiesta di una banca, in cambio di un finanziamento, per un affare, a NYC e non a Roma.

Una società seppellita da un bilancio deficitario che continua a pagare somme spropositate a giocatori oltre ogni ragionevole decenza nonostante prestazioni mediocri e comportamenti discutibili. Il sintomo di una sudditanza, giustificata dalla sindrome di Stoccolma, della vittima verso il suo carnefice. Carnefici che continuano a succhiare il latte della "Lupa", stremata , intontita, barcollante, sbranata da un branco di "Lupi", svezzati a Trigoria, nella più classica drammaturgia Greca.

Cavalli di Troia che hanno infestato Trigoria di serpenti, per anni, non un dirigente che abbia sentito l'appartenenza verso quei colori, quella storia, marchiata a fuoco sulla pelle dei tifosi, stuprata da un esercito di pavidi, che hanno fatto scempio persino dei resti. Come avrebbe potuto, Zeman, mettervi riparo, come?

E la finale di Coppa Italia non c'entra niente, non c'entrano niente i 16 moduli diversi in sedici partite, un risultato positivo serviva solo ai furbi per mantenere lo status-quo e magari deridere ancora Zeman. No, non era questa finale che poteva cambiare il corso delle cose. Ma questa finale giocata indegnamente senza idee, senza cuore, senza condizione atletica, ha solo l'effetto di far calare il sipario.

Ora la parola passa ai tifosi, la ricreazione é finita, sono loro che devono riprendersi la squadra, la propria storia. Ora o mai più. Ribellarsi è giusto.