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ZEMANLANDIA È UN FIORE.....

di Stella Corigliano ed Enzo Follieri

ZEMANLANDIA è un’IDEA e come tale un’IDENTITA’.
E il 433 di Zdenek Zeman è il suo marchio di fabbrica unico e inimitabile.

Perché, come affermato dal DS Pantaleo Corvino Il suo 4-3-3 nella fase offensiva dovrebbe essere riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco”.
Perché, come affermato da Arrigo SacchiZeman diverte anche quando non vince, è capace di dare un’identità alla propria squadra. Se vedi una partita di una sua squadra la riconosci sempre. Dal gioco riconosci se c'è Zdenek in panchina. Come quando si va a vedere una mostra e si riconosce un quadro di Picasso”. 

Attraverso il nostro “portale di controinformazione zemaniana” intendiamo portare avanti un progetto teso a contestualizzare nella dimensione più congeniale e ad esaltare le prerogative della cultura calcistica zemaniana nella sua unicità, in contrapposizione all’anticultura di un calcio all’italiana che vivacchia di pochezza tattica, che giustifica e normalizza espedienti di basso profilo, che blatera mediocri luoghi comuni, mortificando il GIOCO del CALCIO nella sua essenza e sminuendo il coraggio e la sana diversità di quell’irriducibile esteta che risponde al nome di Zdenek ZEMAN.

Da CULTORI INOSSIDABILI DELLA FILOSOFIA ZEMANIANA, non ci arrenderemo mai alla mediocrità della logica dei risultati e di chi valuta il calcio solo in base a questo parametro e professeremo sempre l'idea di un calcio diverso, di un calcio all'insegna dell'etica sportiva, di un calcio come insegnamento e formazione di giovani campioni, di un calcio fondato sulla cultura del lavoro, su una mentalità offensiva manifestata attraverso un sistema di gioco fatto di schemi e moduli che rappresentino una precisa IDENTITA'... tale da far riconoscere nel nulla assoluto LA SUPREMAZIA CULTURALE di quell'IDEA DI CALCIO che fa e farà sempre la differenza a prescindere dai risultati. 
E proprio tale SUPREMAZIA CULTURALE ci ha portati ormai da quasi un decennio a “incastonare” Zdenek Zeman nell’appellativo di SUPREMO BOEMO.
Combatteremo sempre per far recepire un'accezione diversa del termine VINCENTE non riconducibile al mero risultato sportivo sul campo, più o meno estemporaneo, più o meno casuale, ma teso al riconoscimento di un VALORE più prezioso e duraturo nel tempo: la prerogativa di Zdenek Zeman di essere identificato come un MAESTRO di CALCIO E DI VITA attraverso un’IDEA, perché un’IDEA non muore mai.
Un’IDEA di calcio agli antipodi con l’ANTICALCIO, l’ antitesi tra rischio e prudenza, tra sublime e mediocre, tra costruire e distruggere, in una netta contrapposizione tra l’estremamente bello ma difficile da capire e l’assolutamente brutto ma di facile comprensione.
Ed è così che, se una squadra vince due a zero, i giornalisti sprecano gratuiti elogi per il bel gioco, tralasciando il fatto che si giochi con 8-9-10 giocatori dietro la linea della palla, che si badi a non prenderle, a distruggere il gioco avversario piuttosto che a proporne uno proprio, a volte con “furbizia” o “mestiere” come il loro gergo ci ha abituati per anni, togliendo ai bambini ogni fantasia e il gusto di sognare. E’ sufficiente la casualità di due gol in contropiede, sfuggiti al nulla, perché la stampa parli di squadra solida, coriacea, di partita maschia come fosse un pregio e come tale meritevole dell'attribuzione delle definizioni di estasi e di bel gioco. Questa è la filosofia calcistica corrente, un tuffo nel passato verso la cultura del catenaccio, dove non c'é bisogno di un allenatore per far male all'avversario, ma basta un massaggiatore che ti dica dove colpirlo. Un giorno Nereo Rocco, quando allenava il Padova, consigliò ad un suo giocatore di "toccare" Sergio Campana: giusto un piccolo intervento intimidatorio. Il calciatore fece un fallaccio ed azzoppò il futuro avvocato dell’asso allenatori. Rocco rimproverò ironicamente il calciatore dicendogli " Te go dito de tocarlo, no de coparlo"". Questa é l'essenza del calcio all'italiana, con dentro i suoi mondiali e la pseudocultura di un popolo.
 
C’è poi un’altra partita, vinta per quattro a due, tipo un Roma Fiorentina, che ti spiega che il calcio ha un'altra filosofia, che può essere visto sotto un'altra dimensione, dove una squadra può attaccare per 90 minuti incessantemente con tutti i suoi uomini, con un calcio totale in cui ogni giocatore partecipa all'azione, a cominciare dal portiere che non rinvia la palla a casaccio, ma è parte integrante di una composizione armonica.
E dentro un incontro di calcio c'è la metafora della vita: si va in vantaggio e si viene ripresi, ci si alza, si lotta ancora, si prova a vincere di nuovo, a segnare di nuovo e si segna ancora, scatenando nell'avversario la voglia di emularti e non di scalciarti e gli si impone di giocare a calcio e non al calcio negli stinchi.
Qui i profusori di inchiostro della cartaccia sportiva si dividono, 99 "somari" (cit. Paolo Liguori) ragliano dalla parte dei picchiatori, un giornalista argomenta dalla parte del gioco.
 

Quell'uno sta per mettere piede nel mondo di Zemanlandia.
E ZEMANLANDIA è UN FIORE DENTRO UN IDEA, un idea di calcio che si basa sulla partecipazione corale, una squadra dentro 30 metri, pronta a scatenare un azione d'attacco, col pallone che viaggia in verticale mentre i calciatori occupano gli spazi, dove si compongono e si scompongono tanti triangoli, per permettere al giocatore in possesso di palla più di una soluzione; i tagli, le sovrapposizioni, il pressing, diventano un tutt'uno ed il calcio diventa un'IDEA.
Il 4-2 di Roma-Fiorentina, il 2-4 di Nocerina-Pescara, lo 0-6 di Padova-Pescara, il 3-3 di Napoli-Foggia del ‘91, l’ 8-2 di Lazio-Fiorentina, l’1-4 di Messina-Lecce… ma se ne potrebbero citare decine e decine di partite, persino le sconfitte come quel memorabile Milan-Roma 3-2 o quel Palermo-Lecce 3-2 definito all’unanimità uno “spot per il calcio”, sono l'IDEA di un calcio immersa dentro un’etica, un valore, che ne esalta lo spettacolo. La disciplina, il lavoro, il sacrificio sono componenti che esaltano questa IDEA. Come nella vita. Il calcio, contrariamente alla rappresentazione della guerra, come tutti gli sport collettivi e competitivi, diventa in Zemanlandia la parodia della vita e l'esaltazione della bellezza, dello spettacolo e dei valori di etica e di lealtà. Lo sport inteso come partecipazione, al servizio del divertimento per la gente e non come strumento di business al servizio di associazioni per delinquere.
Semplicemente ZEMANLANDIA, IL FIORE DENTRO UN IDEA, CHE COME TUTTE LE IDEE NON MUORE
MAI.