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La normalità, per quanto putrida possa essere, è sempre consolante

24.04.2013 Dal Forum

La normalità, per quanto putrida possa essere, è sempre consolante

di Silverio Zanobetti

In occasione del pareggio interno con il Pescara, sono accadute alcune cose che ritengo debbano essere rimarcate. I giocatori della As Roma non hanno "giocato al di sotto delle loro possibilità", non si sono semplicemente trovati in una giornata storta. I giocatori della As Roma non sono entrati in campo: svogliati, assenti mentalmente, vanitosi, passeggiatori. Questa partita ha dato una sentenza: la As Roma calcio non effettua due passaggi di fila, non c'è un filo logico, ognuno gioca per sé e i talenti cercano di risolvere la partita nei loro soliti modi, ormai prevedibili. Squadra in autogestione. Ad ogni passaggio sembrano dire: "Che ce famo cor pallone?". Nessuno si muove senza palla, nessuno attacca lo spazio.

"Non possono avere un'identità" riflette ad alta voce Zdenek Zeman.

Il valore dei giocatori è sprofondato in pochi mesi grazie alla "normalità", ma forse si sono sbagliati, volevano dire mediocrità. No, no, hanno detto proprio normalità, intesa come “ciò che normalmente accade” a Trigoria da molti anni. La normalità, per quanto putrida possa essere, è sempre consolante. Perché è un punto di riferimento illusorio, una misura standard con cui si crede di gestire e prevedere meglio le situazioni.

Quando la normalità non funziona si difende l’indifendibile sostenendo che la media di Andreazzoli (da ora in avanti lo chiameremo “il giardiniere”, d’altronde lui stesso ha detto che lui e i giocatori “hanno difficoltà a fare questo mestiere”) è di 1,80 mentre quella di Zeman è di 0,30 punti in meno e che questa è “una vera e propria rinascita”.

Ma ci sono dei romanisti un po’ più attenti che, in questi giorni, hanno intravisto qualcosa: “Ma Osvaldo fa i fatti suoi, cammina in campo, avete visto?”, “Lo staff del giardiniere si è infuriato perché l’allenamento pre-partita a Pescara è stato ridicolo, troppo blando. Durante il pre-partita sono andati a sculacciarli e a dire loro di aumentare l’intensità. Sarà per questo che durante il primo tempo gli avversari arrivano sempre prima sul pallone? Sarà per questo che non c’è la forza nelle gambe per tirare da fuori area?”, “Ma Lamela non la passa mai, viene sistematicamente fermato, ormai è diventato prevedibile”, “La squadra fa degli allenamenti troppo blandi”. Dovevano bruciare Zdenek per porre la lente di ingrandimento sui giocatori? Su Daniele De Rossi non hanno dubbi: “il prossimo anno sarà l’anno del rilancio”, “lui riesce a giocare bene nel 4-2-3-1 con un uomo accanto di costruzione” (ma “uno dei più forti centrocampisti al mondo”, dicono così, ha queste esigenze? E allora che grande giocatore è?). Poi l’apoteosi: “non è stato abbastanza coccolato, lui si deve sentire importante”. Si aspettava la pacca sulla spalla, la chiacchierata con l’allenatore… è noto che Heynckes, Van Gaal, Bielsa si preoccupano di giustificare le loro scelte di fronte al singolo calciatore: diciamo che non gli passa neanche per la testa. Bandiera, capitan futuro, sempre nella Roma, esperienza straordinaria, non dovrebbe esser lui ad aiutare il Marquinhos di turno, non dovrebbe esser lui il trascinatore?

Qualcuno azzarda: “I giocatori vanno persuasi e motivati, Zeman non è riuscito a farlo”. “Zeman non sa comunicare, ha bisogno della balia”… quando si ascolta il giardiniere ci si vergogna per lui, non riesce a non essere dilettantesco, entra nel panico ad ogni intervista coprendosi di ridicolo. Ma nessuno ha eccepito nulla sulla comunicazione del giardiniere… per forza, non è il suo lavoro, cosa ci sarebbe da pretendere. “Non è il nostro mestiere”, conferma il giardiniere. Ma se la professione è la spina dorsale della vita, allora ci sono tante schiene da raddrizzare a Trigoria.

Nell’intervista uscita la settimana successiva a Roma-Pescara il Maestro conferma la sensazione che ho sempre avuto ed ho sempre esternato (fin dalla conferenza stampa alcolica di esonero da parte di Sabatini), quella di una trappola in piena regola, quella di un “progetto Zeman” mai (neanche parzialmente) condiviso da chi aveva ingaggiato Zeman stesso. Non c’era nessun “progetto Zeman”, bensì un “progetto abbonamenti”. Coloro che hanno contatti interni con la società confermano: “Dopo pochi giorni dal suo ingaggio non ci credevano già più”. Chissà perché queste stesse persone criticavano ferocemente la macchina zemaniana senza avere il coraggio e la professionalità di dirle queste cose, di puntare il dito laddove si punta oggi…forse potevano chiarire il motivo di alcune prestazioni, alcuni errori, delle miriadi di gastroenteriti e della totale mancanza di appoggio della società. Queste accuse vengono fuori adesso, quando il lavoro sporco è stato fatto. Dopo la vergogna del pareggio interno contro l’ultima in classifica, ormai in serie B, il giardiniere concede un lunedì di riposo. Martedì: allenamenti defaticanti molto blandi “una passeggiata nel parco” giurano gli inviati a Trigoria. Mercoledì: finalmente primo vero allenamento con orario di entrata in campo ore: 12. Mezzogiorno (lo scrivo in lettere, qualcuno pensasse ci fosse un errore di battitura).

Perché secondo lei fu scelto? Zeman: "A volte me lo chiedo anch’io. Di certo il mio stipendio è stato abbondantemente ripagato con gli abbonamenti realizzati…". “Bisogna parlare solo quando non è lecito tacere; e solo di ciò che si è superato”. Scrive Nietzsche: “I miei scritti parlano solo dei miei superamenti”. Ecco, Zeman parla adesso perché ha superato il dolore, si è sobbarcato la delusione di tutti i tifosi romanisti, ma adesso è finita. Adesso non c’è pietà, il vero amore per quella gente non è compatibile con un sentimento di pietà menzognero. I panni sporchi si lavano in pubblico. La serenità e la fredda pulizia delle parole di Zeman uscite il 23 aprile 2013: niente sarcasmo o ironia, vendette o rimpianti, niente ombre del passato, piuttosto parole che parlano del passato ma si sente che lavorano per il futuro. Il tono di queste parole rappresenta già una firma, la voglia di una nuova avventura, per un’altra Zemanlandia.

Le parole di Zeman dicono tanto, tra le righe soprattutto, e le pagine di www.supremoboemo.it stanno dando ampio approfondimento e interessanti chiavi di lettura delle sue parole. Nietzsche conclude così la sua prefazione: Zeman, lo spirito libero, “appunta per così dire con qualche spillo una quantità di cose dolorose, che egli ha sotto di sé, che egli ha dietro di sé: qual meraviglia se, in un lavoro così pungente e scabroso, scorre talvolta anche un po’ di sangue, se nel compierlo lo psicologico ha sangue sulle dita e non sempre soltanto sulle dita?”.

Per la squadra da tre allenamenti a settimana con un torello da pensionati, gastroenteriti opportuniste da doppie sedute, passeggiate di protesta (o da aumento ingaggio per 3 mesi giocati decentemente) verso l’ufficio dei dirigenti… per una squadra così sarebbe forse meno utopico iniziare dal sudore, piuttosto che dal sangue. Proviamo a immaginare la comicità della scena, degna di un film muto, quella in cui l’obesità dell’attore rappresenta la sua stupidità: il signore da 5,42 (voti regalati da una stampaglia generosa, le prestazioni durante la gestione Zeman erano sicuramente peggiori) e da 6 milioni di euro netti (qui non ci sono “valutazioni”, sono quelli, né più né meno) che viene messo a fare il seguente esercizio, l’allenamento del Borussia Dortmund che stasera ha vinto 4-1 contro i presunti mostri sacri del portoghese-interista.

VIDEO:  Footbonaut, il pazzesco allenamento del Borussia Dortmund   http://youtu.be/FORhz4LjRSs