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Moviola in campo? No, meglio la regia arbitrale

16 aprile 2014 Dal nostro Forum

Moviola in campo? No, meglio la regia arbitrale

di Mario Butti

Non passa turno di campionato che non ci siano discussioni su svariate decisioni arbitrali che condizionano l’andamento delle gare ed ogni volta la soluzione più facile è pensare di utilizzare la “moviola in campo” ma arriva puntuale ed immediato il solito “no” seguito dalle solite scuse che chiudono il discorso appena iniziato. Il Presidente AIA, Nicchi, addirittura dichiara "Non ne voglio proprio più parlare." E’ indiscutibile che porterebbe allo spezzettamento del gioco, a richieste di intervento da parte di una o dell’altra squadra ed altro che snaturerebbe la partita trasformandola in qualcosa lontanissima dal campo. Però l’esigenza di non vedere più orrori arbitrali che condizionano i risultati è sempre più impellente e auspicabile: non a caso vengono pubblicate classifiche  che tengono conto di errori e favori arbitrali e che prospettano sempre più campionati falsati. Chi favoreggia quel “no” fa finta di dimenticare che anch’egli davanti alla TV è arbitro: davanti allo schermo lo sono anche lo stesso designatore e il Presidente dell’AIA. Un episodio controverso viene visto chiaramente in pochissimi secondi, anche meno di una manciata, tempo che permetterebbe abbondantemente di correggere l’eventuale errore commesso dai ben 5 arbitri in campo. A vederli spesso viene da chiedersi a cosa servano i due arbitri di porta se è rarissimo che intervengano a correggere l’errore dell’arbitro di campo, anzi, in qualche caso sono stati proprio loro, vicinissima all’azione, ad indurre all’errore.

Queste poche considerazioni dimostrano che la “moviola in campo” non serve, così come si sono rivelati palesemente inutili i 2 arbitri di linea perché possono essere sostituiti da una “Regia Arbitrale” presieduta da un arbitro appositamente designato. Messo in collegamento con il direttore di gara, l’arbitro virtuale potrebbe intervenire in casi limite, andando a correggere l’eventuale errore che, se non corretto, falserebbe il risultato finale: gol-non gol, rigore-non rigore, fuori gioco-non fuori gioco che porta al gol, ammonizione-non ammonizione, espulsione-non espulsione, fallo grave-fallo non grave, cioè tutti episodi importanti che non vanno ad intaccare la continuità della partita, ma possono aiutare una direzione corretta e imparziale. La “regia arbitrale” ovvierebbe anche all’ipotesi che dal campo si possa richiedere il suo intervento: nessuno potrebbe farlo perché resterebbe “virtuale” e indipendente. Non ci sarebbe neanche deminutio verso il direttore di gara e dei guardalinee, anzi, sarebbe un forte stimolo ed alzare il livello di attenzione e a migliorare.
La “Regia Arbitrale”in sintesi, applicata in quei pochi casi decisivi, è immediata e invisibile, non consultabile a richiesta dal campo: l'arbitro virtuale che si avvale della Regia Arbitrale, interverrebbe autonomamente collegandosi direttamente con l'arbitro, così come fa il 4° uomo  e eviterebbe finalmente che si deviassero  i risultati delle partite.
Resterebbe da risolvere il problema di stabilire a quali categorie applicare la “regia arbitrale”. Per esempio potrebbe essere ristretta alla serie A e alla serie B e, se ce ne fosse la possibilità, accordandosi con strutture televisive locali ben organizzate all’uso, allargata anche alla Lega Pro mentre sarebbe poco utile nelle serie dilettantistiche o minori.

La “Regia Arbitrale”, volendolo, potrebbe essere sperimentata e realizzata in poco tempo. In verità non si vorrebbe pensare che il problema vero è che toglierebbe potere a coloro a cui sta bene che le cose rimangano così ambigue, con chi strilla per gli errori subiti e chi invece sotto sotto ne gode.

Ma i vertici del calcio non possono continuare a permettersi che i tifosi, l’opinione pubblica in generale e gli addetti ai lavori,  entrino nella convinzione (o la confermino) che ci sia un sistema occulto che preferisce tenere le fila dei partecipanti e che punisce o premia certe Società a seconda di comportamenti reverenziali da una parte o troppo autonomi dall’altra o a seconda del peso economico-sociale-finanziario che ha una Società rispetto ad un’altra. I vertici del calcio non possono continuare a legittimare questo pensiero, senza dare risposte concrete come sarebbe la “regia arbitrale”, di cui sarebbe arduo argomentare la contrarietà. Distruggere la passione per questo sport non può che portare alla disintegrazione del calcio, dopo averne intaccato palesemente la credibilità.
Se l’instant replay è stato introdotto nel basket, nel rugby nella scherma, nel tennis, perché non può essere introdotta la “regia arbitrale” nel calcio? Speriamo che la risposta non sia “perché il calcio è un business”.