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Una giornata a Lugano a lezione dal Maestro

Il nostro amico zemaniano, Radic433, utente del nostro forum, dall'Italia a Lugano per assistere a un allenamento di Zeman, giovedì 26 novembre scorso . Lo ringraziamo per averci voluto raccontare la sua giornata al Cornaredo, tra tattica ed emozioni zemaniane.

30.11.2015 ZEMANlandia433

Una giornata a Lugano a lezione dal Maestro

di Radic433

LUGANO - Assistere agli allenamenti di Zdenek Zeman è un’esperienza che qualsiasi amante del calcio (e dello sport in generale) dovrebbe fare.

Lugano, temperatura vicino allo zero ma sole splendente, alcuni  giocatori prima dell’allenamento mattutino chiacchierano volentieri con qualche anziano del posto o con qualche tifoso che aspetta di assistere all’allenamento. Si respira un’atmosfera estremamente rilassata. Qui il calcio è ancora un gioco.

Il prof. Ferola insieme ai giocatori scende in campo su uno dei terreni sintetici e la seduta ha inizio con un breve riscaldamento mentre Zdenek Zeman e Vincenzo Cangelosi arrivano subito dopo, a passo lento, chiacchierando e concedendo un saluto gentile e un sorriso ai tifosi presenti, tra cui io.

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A mister ZEMAN.... buon compleanno dalla A alla Z

12.05.2015 Dal nostro forum

A mister ZEMAN.... buon compleanno dalla A alla Z

di Stella Corigliano



A come serie A… l’unica categoria che meriti
B come bugia "Raramente mi capita di dire una bugia. Per questo mi sento solo. E' un mondo, il nostro, in cui se ne dicono tante."
C come le caramelle di Foggia
D come dietro la panchina nel finale di Lecce-Parma
E come eleganza

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“Senza un soffio d’aria, oppresso dal sole di piombo”

06.07.2014 Dal nostro forum

“Senza un soffio d’aria, oppresso dal sole di piombo”

di Silverio Zanobetti

Cesare (dei Cesaroni) Prandelli si è dimesso in quanto è “fallito il suo progetto tecnico”. Un signore, direte voi. “Non voglio sentirmi dire che rubo i soldi dei contribuenti”, che gesto dignitoso, direte voi, al passo dei tempi di una politica che sta tentando di rinnovarsi e ringiovanirsi.

Ma siete così sicuri? Dopo aver spinto i giocatori a “giocare anche per la Patria”, l’interprete del renzismo calcistico, ha deciso dopo qualche giorno di lasciarla, la sua Patria. Triennale da 4,5 milioni, più 500 mila di bonus se vince il campionato al Galatasaray. Il calcio consuma più velocemente i personaggi e i burattini rottamatori: sarà forse questa la vera essenza del renzismo? Trasformarsi da ultima spiaggia della vecchia politica a una fucina di giovani Schettino, pronti alla fuga da un calcio malato e destinato ad inabissarsi?

Ma queste sono bazzecole, sono discorsi da vecchie zitelle di provincia, direte voi. E allora parliamo del famoso “progetto tecnico”. Un progetto tecnico dovrebbe nascere dalle idee di un allenatore giovane che voleva portare idee tattiche ed etiche nuove nel calcio, un progetto tecnico implica la costruzione di un’idea tattica e tecnica da portare avanti, della costruzione di un gruppo sano a partire dalle proprie convinzioni personali. Esiste il “progetto tecnico” Italia? Sulle intenzioni di Prandelli è inutile concentrarsi, il processo alle intenzioni è qualcosa di sterile e metafisico: non ne usciremmo mai.

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Zeman, l’eleganza di un trapezista nel circo mediatico

30.09.2014 Dal nostro forum

Zeman, l’eleganza di un trapezista nel circo mediatico

di Sergio Buccellato

Tornato dal Renzo Barbera con il morale sotto i tacchi per aver visto una squadraccia come la Lazio fare il cappotto al Palermo,  non tanto per propri meriti quanto per gentile concessione del Palermo, mi sono nuovamente risollevato gustandomi per la seconda serata di seguito il Mister ospite questa volta di Mediaset. Strana la vita, strano soprattutto il calcio, circo dove gli eccessi sono all'ordine del giorno, dove tutto è il contrario di tutto. Il Mister fino a ieri, per non dire per anni, in alcune e molto seguite reti televisive è stato boicottato, screditato, a volte ingiuriato dai soliti pennivendoli o pseudo opinionisti da strapazzo. E’ bastata una vittoria contro ogni aspettativa in casa di una delle grandi protette, che dalla mancanza di rispetto si è passati alla beatificazione. Lo stesso Mister ieri sera, nella pur simpaticissima trasmissione dov'era ospite, a tratti pareva imbarazzato, quasi stupito dei tanti complimenti e degli inediti attestati di stima che, attenzione, ha sempre ricevuto nella sua carriera da milioni di sportivi, ma non certo in taluni ambienti mediatici.

“...i simboli sono altri...” “...una rondine non fa primavera...”.

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Vedrò con mio diletto

20.04.2014 Dal nostro forum

Vedrò con mio diletto

di Silverio Zanobetti

Le lievi note dell’Aria “Vedrò con mio diletto” di Vivaldi sembrano leggere danzatrici sulle punte. E allora la musica non è il musicale, musicale può essere un gesto, una combinazione veloce, un’orchestra di undici strumenti in mano ad un Maestro.

Cos’è diventato il calcio. Colui che è in possesso della sfera guarda, aspetta di intendersi con un compagno a cui la palla arriva tra i piedi, in una staticità disarmante, sonnolente. Poi ogni tanto c’è il lancio decisivo, spesso il penultimo prima dell’eventuale rete, e lì un minimo di brivido scorre. Non ci sono ormai più passaggi automatici, il giocatore che “sente” (e non vede) un altro arrivare, che segue l’immaginazione collettiva a cui il Maestro ha  dato vita… la segue e la passa nel vuoto, sulla corsa di qualcuno, come un atto di fede molto pagana. Corri ragazzo, corri su quella fascia, la palla arriverà, non devi aspettare di capirti con il tuo compagno, ognuno è l’altro e nessuno è se stesso… è il gioco che crea armonia e che farà arrivare la palla… come quando ti abbandoni nell’ascolto musicale e sai che arriverà quella nota, sempre uguale ma sempre sorprendente.

La musica non è qualcosa di impreciso e inafferrabile come ci vorrebbero far credere,  ma quel momento inspiegabile in cui cogliamo con maggiore esattezza e precisione un nostro sentimento senza poterlo spiegare, capiamo il motivo dell’espressione stranita di un amico che ci aveva amareggiato. La vita è un equivoco continuo, lo sperimentiamo tutti, “avremmo voluto dire”, “avremmo dovuto capire”, “mediare” e tutto questo rimuginare stanca… ci mettiamo a parlare perché speriamo di riuscire a rendere quello che pensiamo, ma il linguaggio ci riesce solo in parte. Il linguaggio è impreciso, confusionario. Anche quando parliamo con noi stessi rischiamo di fraintenderci.

Le parole del Maestro, invece, si rivolgono, sì, formalmente a qualcuno, ma in realtà sono parole selezionatissime, di più, parole intagliate nella pietra, incise per l’eternità, che si rivolgono a tutti e a nessun in particolare. Come se quelle parole riuscissero a farsi capire a chi ha orecchie per intendere, riuscissero a comunicare tramite intensità che superano l’impaccio della lingua, pur utilizzandola. Chi non è sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda è costretto a interpretarle, mentre chi lo è le afferra con un’intuizione e sa che non potrebbero essere state diverse da come il Maestro le ha pronunciate. Maestro che, per comunicare, usa il silenzio, cose non dette che pesano più di quelle dette, lacune eloquenti; ma si può far parlare il silenzio solo se si scelgono con cura ascetica le parole, se le si dicono come se fossero intagliate nella pietra. Una squadra deve immaginare insieme, deve sognare insieme, deve avere fede in quello che fa.

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