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L’importanza di chiamarsi ZEMAN

04.10.2014 ZEMANlandia433

L’importanza di chiamarsi ZEMAN

di Stella Corigliano

“Il figlio di Z. è un ragazzo che sembra già troppo vecchio. La faccia piena, i capelli in estinzione, lo sguardo liquido di chi si sente troppo coinvolto in quello che fa” . Inizia così uno sproloquio (trovo difficile definirlo articolo) in cui mi sono imbattuta sfogliando il web. Inqualificabile e di infimo spessore la scelta di irridere l’aspetto fisico… tanto più che Karel è un bel ragazzo, alto, fisico possente, una faccia pulita, occhi cristallini e un sorriso dolce da persona sincera e leale. Ma un mediocre queste sottigliezze non  può certo coglierle.
Lo sproloquio continua insinuando una tradizione di famiglia più che una passione nella scelta di fare l’allenatore, da parte di Padre e Figlio partendo dallo Zio Vycpalek.

Continuo a leggere lo sproloquio chiedendomi il perché di tanto livore.. ed eccolo là… Karel, prossimo avversario della Viterbese con il suo Selargius, è solo il pretesto per sviscerare odio verso Zdenek… il cui “vincere segnando un gol più dell’avversario” è definito un “paraculesco aforisma del guru”... “tra clamorose vittorie e fragorose figuracce”.  Il 433 di Zeman non è per tutti e il buon Dio saprà perdonare l’ignoranza… ma noi no… Se uno non sa, non conosce e non capisce (evidenti le lacune conoscitive sul 433 come espressione di gioco e sulla carriera di padre e figlio) dovrebbe avere almeno la decenza di astenersi dallo sciorinare bassezze e inesattezze seppure su un blog condominiale di quart’ordine.

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Italia, a casa con disonore

25.06.2014 ZEMANlandia433

Italia, a casa con disonore

di Enzo Follieri

É finita un'altra epoca, dopo il fallimento del 2010, ennesima delusione ed un copione già scritto. Nelle ultime sette amichevoli l'Italia non è riuscita a vincere nemmeno con il Lussemburgo in casa. Sovente si sostiene che l'Italia va vista nei momenti importanti, infatti si è toppato anche là. Se non servono le amichevoli è inutile farle, se non si giocano con professionalità le amichevoli non si deve essere convocati. Un campanello d'allarme non colto. Ora si apre la caccia al colpevole da parte dei senatori, vero cancro di questa squadra. Buffon apre l'artiglieria e spara su Balotelli, gli si accoda De Rossi rincarando la dose. Buffon ha sulla coscienza il gol contro la Costarica, De Rossi è l'unico che dovrebbe tacere: con gli USA nel mondiale del 2006 ci lasciò in 10, quattro giornate di squalifica, spesso gli accade in campionato, capeggia la rivolta contro Spalletti, Ranieri ed in ultimo Zeman, un giocatore che non gioca da 5 -6 anni e che trama in silenzio contro gli allenatori. Il pacchetto difensivo targato Juve non ha ancora capito che fuori dall'Italia non hanno alcuna indulgenza per i loro inutili fallacci.

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L'Italia di Zeman e i delitti del Ct

10.06.2014 ZEMANlandia433  

L'Italia di Zeman e i delitti del Ct  

di Enzo Follieri   

Per la prima volta nella storia del calcio italiano parlando di un mondiale non si cita il CT,  ma si esalta un allenatore ed i suoi meriti per aver dato alla nazionale tre campioni giovanissimi scovati e lanciati nella Zemanlandia di Pescara.  

Zdenek Zeman si prende la sua rivincita contro quel sistema e quei media che in questi anni si sono distinti esclusivamente per campagne denigratorie ai suoi danni.   

Da Schillaci a Signori, da Di Biagio a Totti, da Verratti ai gemelli del gol Immobile e Insigne, Zeman ha dato alla nazionale di questo paese ed al calcio di questo paese la "meglio gioventù", unico allenatore ad avere il coraggio di puntare sui giovani, mentre proprio Immobile è costretto ad emigrare al Borussia, ripudiato da una  Juve che cerca solo top player.  

In questi giorni nessuno ha potuto nascondere quello che è sotto gli occhi di tutti, da “il Sole24ore” a “la Repubblica” si parla della “nazionale di Zeman”.

Certo non mancano i soloni, novelli Catone e tromboni della prima ora.  

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Dei delitti e delle pene

22.06.20134 ZEMANlandia433

Dei delitti e delle pene

di Enzo Follieri

Cesare Bonesana Beccaria, giurista, filosofo, economista e letterato italiano, figura di spicco dell'Illuminismo, nel 1764 scrisse un breve saggio,"Dei delitti e delle pene", contro la tortura e la pena di morte che ebbe enorme fortuna in tutta Europa e nel mondo . In Francia, incontrò l'apprezzamento entusiastico dei filosofi dell'Encyclopédie, di Voltaire. L'opera fu messa all'Indice dei libri proibiti nel 1766, a causa della distinzione tra peccato e reato.

E partendo proprio da Beccaria voglio essere indulgente verso la nazionale di Prandelli, commisurare la pena ai delitti finora commessi, ma una pena qualcuno la deve scontare. Partirei dalla presunta preparazione fisica, un ritiro inutile visti i risultati, una squadra senza corsa e senz'anima, un centrocampo sulle gambe, una difesa imbarazzante, un attacco inesistente.

Non ci sono scuse per calciatori che guadagnano milioni e che sanno distinguersi solo per il gossip. Anzi giocano in virtù degli ingaggi: più guadagnano più maturano il diritto di giocare, per grazia, anzi, per stipendi ricevuti.

Una nazionale figlia di SKY, la rete che ha trasmesso la filosofia del gossip, del catenaccio, che ha deriso il Barcellona ed il Bayern di Guardiola usciti dalla champions in semifinale ed esaltato il catenaccio di Ancelotti e dell'Atletico. Una TV che ha sempre difeso le scelte di Prandelli mentre si apprestava a varare una nazionale stile anni ‘50, con difesa e centrocampo arretrati con una sola punta davanti. Ora SKY non può raccogliere il malcontento popolare ed attaccare la nazionale, come sta facendo , in parte, solo per favorirne l’audience. Sky è il principale responsabile di una cultura qualunquistica che esalta il non gioco, i giocatori inutili di scuderia, e massacra ogni voce ed ogni forma di gioco fuori dal coro.

Prandelli, De Rossi, Balotelli e tutto il movimento, sono l'immagine di un "circo " viziato, strapagato, dove l'incompetenza la fa da padrone sotto ogni punto di vista. Prima del mondiale, in una amichevole contro il Fluminense, squadra più dotata e più forte del Lussemburgo, l'Italia della gioventù zemaniana ha dato spettacolo con gioco e gol, Insigne ed Immobile hanno dato spettacolo con movimenti sconosciuti a Prandelli e a tutta la nazionale e gli stessi giocatori dell'ultima nidiata di Zemanlandia hanno ammesso di aver applicato movimenti insegnati loro dal Maestro.

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I BAMBINI CI GUARDANO

22.05.2014 ZemanLandia433

I BAMBINI CI GUARDANO

di Enzo Follieri e Silverio Zanobetti

É un delitto, usare Topolino per veicolare uno stereotipo denigratorio nei confronti di una persona pulita come Zeman.

Zeman é l'icona riconosciuta del calcio pulito.

Le tifoserie avverse come quelle di Cava de’ Tirreni, quando allenava il Foggia, dell'Inter e del Napoli quando  allenava la Roma, gli hanno dedicato striscioni con una cornice di applausi di tutto lo Stadio, quale tributo all'uomo che pagando di persona, con la propria carriera si é battuto per un calcio pulito. Un calcio pulito significa un calcio senza doping, senza giocatori che si ammalano di SLA e di altre malattie invalidanti , fino alla morte.

Mai nessuna tifoseria ha omaggiato con striscioni ed applausi (a meno che non si trattasse di ex), un allenatore avversario, non è mai capitato a Conte, non é mai capitato a Lippi, non é mai capitato a  Capello, a tutti quegli allenatori considerati vincenti, vincenti in quelle squadre di "calciopoli" condannate per corruzione dell'intero sistema, per aver corrotto designatori, arbitri e guardalinee.

Solo da parte dei delinquenti accertati sono venuti gli attacchi a Zeman , da condannati e da pennivendoli  a gettone in cambio di "Rolex " e di cravatte "Marinella". 

Per  Zeman si sono scomodati Cantanti di successo, Scrittori e Registi, lodandone le doti e creandone un mito. Per restare in tema di disneylandia fu coniato il termine ZEMANLANDIA, il gioco sopra tutto, lo spettacolo oltre la competizione, il bello (e l'onesto) contro il brutto (sporco, dopato, corruttore, corrotto, ladro, venduto, comprato) e cattivo. Un uomo capace di suscitare passioni autentiche, un uomo amato da Laziali e Romanisti nella stessa città, un uomo che porrebbe fine alla violenza col suo calcio, con la sua visione di bellezza e di spettacolo.

 Ma il sistema, il potere, hanno bisogno di violenza per poter veicolare uno sport sempre più parodia di una guerra, bomber, attacco atomico, bunker, cannoniere, sono i termini con cui ogni giorno siamo bombardati da ignoranti soloni del giornalismo sportivo, un giornalismo che si nutre di menzogna e di vergogne inenarrabili. Al soldo del potente e del piú forte, del dopato e di chi lo dopa.

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