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“Chi non sa mentire, crede che tutti dicano il vero"

14.04.2013 ZEMANlandia433

“Chi non sa mentire, crede che tutti dicano il vero"

di Enzo Follieri

La Roma S.p.A. dell'accoppiata Americani-Unicredit, é un incidente di percorso in tutti i "Sensi".

L'incidente nasce dall'ultimo scudetto con i 400 miliardi spesi per ottenerlo, che ha depauperato le casse societarie al punto da coinvolgere obtorto collo l'Unicredit nella gestione della società, fino all’attuale assetto societario. 

Non si sa di preciso quali affari facciano questi Americani negli States e sarebbe opportuno capirlo, però lo sapevano quelli di Unicredit che finanziavano questi affari. Quali? Non é dato sapere. Anche la Consob che all'epoca chiese spiegazioni é stata tranquillizzata. Potenza del Dio danaro.

Sta di fatto che l'Unicredit aveva bisogno di liberarsi del 60% delle quote ed ha presentato il conto a questi sconosciuti statunitensi di origini Italiane, i quali hanno subito accettato in cambio di un grosso finanziamento per un affare intorno all'area di New York.  Di Benedetto, Pallotta, Zanzi, una società Americana con solo nomi italiani non è sempre foriero di belli affari. Insomma per intenderci gli Americani sono dei semplici prestanome con i soldi propri, misteri della finanzia mondiale, mentre a comandare pare non ci sia nessuno. La società e la squadra navigano a vista.

L'Unicredit non sa cosa farsene dell’As Roma , le banche fanno affari ed una società di calcio non é mai un affare. Il vero affare sarebbe il nuovo stadio con annessa una speculazione epocale ancora non definita, che conterrebbe palazzine extralusso, centri commerciali, con una colata di cemento devastante in piena zona archeologica. Ma questa è materia di Palazzinari l'un contro l'altro armati e tutti contro Pallotta e l'Unicredit . Ma è anche un problema del nuovo Sindaco, delle associazioni ambientaliste e della popolazione che hanno il diritto di dire la loro. Insomma uno Stadio dei sogni, da affari da sogno, per chi ottiene l'appalto.

Chi si apprestasse ad esaminare la politica territoriale del nostro territorio, sulla base dei soli dati quantitativi, non pensando che l’Italia è la patria dei Caltagirone, dei Ligresti, dei Matarrese, dei palazzinari  romani, non potrebbe che concludere di essere di fronte ad un paese di folli. L’uso del territorio appare improntato alla sistematica distruzione dello stesso ed al continuo sperpero di risorse economiche. L’Italia è il primo paese produttore e consumatore europeo di cemento (detentore del record del numero di frane per chilometro quadrato ) e il paese più costruito in assoluto. Mentre ci vogliono ancora sette ore per andare in treno da Messina ad Agrigento si spendono miliardi di euro per accorciare di mezz’ora il tragitto Milano-Roma. E si potrebbe continuare con la distruzione delle risorse turistiche e con la follia del ponte sullo stretto.

Inutile ricercare a Roma come in altre realtà un filo di razionalità che possa riportare ad interessi collettivi. Per capire il perché di queste scelte, è necessario affondare il badile nel letame del sistema di potere locale e nazionale, leggere negli interessi non solo speculativi, ma anche imprenditoriali e/o calcistici, degli “amici del cemento” e degli “amici degli amici”, indagare nei rapporti economici e politici fra questi e le élites dei poteri locali.

Il territorio è stato in sostanza, uno degli strumenti fondamentali di autofinanziamento, di potere e di consenso delle giunte comunali, di tutti i colori, che hanno governato, non solo nell’interesse di qualcuno, ma contro l’interesse di tutti.

In tutto questa storia "Il progetto As Roma" é un bidone,  dietro al quale ci sono altri interessi e dentro al quale prima ci è finito Luis Enrique e poi Zdenek Zeman.

Baldini è un dirigente navigato, sa che non c'é nessun progetto, che c'è una rosa da smaltire, Borriello , Pizarro ed un monte ingaggi da abbassare dai 20 ai 30 milioni. La vera politica è il contenimento dei costi, da mascherare con un fantomatico progetto. Ma Montella e Villas-Boas non cascano nel tranello, quando capiscono che la Roma deve vendere Pizarro e Borriello ed affidarsi ad un paio di jolly da pescare in sud America dal sodale di Baldini, al secolo Sabatini, intuiscono la politica del contenimento dei costi e degli ingaggi, ringraziano educatamente, declinano e tolgono il disturbo. Loro non sono abituati a rischiare con i giovani, senza una società alle spalle.

Caduti i due principali candidati, al buon Baldini non resta che bidonare Zeman, sfruttando il consenso della piazza ed intanto porta a casa 25 mila abbonamenti. Il progetto-giovani non esiste, la Roma non ha una difesa e Sau, Verratti, Capuano, giocatori che potrebbero fare al caso di Zeman, non vengono acquistati. Sabatini in conferenza stampa informa che i giocatori li sceglie lui, pur tenendo in considerazioni le caratteristiche che il Mister chiede. Intanto la Roma in maniera scellerata perde Florenzi col Crotone, che solo l'insistenza di Zeman e l'esborso di 1,5 milioni riportano il giocatore nella capitale. Un patrimonio che la Roma senza Zeman avrebbe perso. Zeman per la difesa chiedeva Ogbonna, gli hanno preso Castan e Marquinhos, che nessun altro allenatore avrebbe voluto. Sul terzino destro si é puntato al risparmio, per non parlare di un portiere e del problema De Rossi.

De Rossi da alcuni anni é il problema della Roma, problema che il buon Spalletti ribadisce dalla Russia, ma il coraggio non c'é, De Rossi dopo i primi timidi tentativi della società di piazzarlo all'estero, indice una conferenza stampa, esprimendosi come se nello spogliatoio il padrone fosse lui, e dall'alto degli oltre 10 milioni di ingaggio lordi annuali informa che non intende lasciare la capitale.

Il resto é cronaca, il Maestro compie il miracolo lanciando il diciottenne Marcos, ma deve faticare non poco per portare Piris a buoni livelli, subendo sconfitte per gli errori individuali ora di Stekelenburg ora di Burdisso, con un malcontento gestito da De Rossi che sale sempre piú ogni giorno che passa, con un Osvaldo che, seppur rimesso a nuovo, salta sempre gli allenamenti piú pesanti del martedi.  Manca un regolamento comportamentale, il Maestro é finito nella trappola del duo Totò e Peppino.

Baldini ha tirato il bidone ad un uomo già pesantemente colpito dal sistema, illudendolo per poi lasciarlo solo alla mercé di tutti. Solo nella Roma, in questa Rometta, i giocatori sputano più volte davanti all’allenatore e gli bestemmiano la Madre. Nella Juve un atteggiamento simile sarebbe stato punito, corporalmente. Zeman di fronte a tanto disordine mentale e di costumi ha chiesto solo delle regole, in una società allo sbando da anni. Lo hanno cacciato senza spiegazioni con un sms, in pieno stile Moggiano, lasciando agli ammutinati il comando della nave.

Il Maestro credeva di essere al centro di un progetto, invece era al centro di un bidone, di un tranello; è finito suo malgrado in una delle più classiche storie Kafkiane, "Chi non  sa mentire, crede che tutti dicano il vero" (Kafka).

Zeman non ha mentito quando per amore della Roma ha lasciato una piazza come Pescara e non pensava che Baldini e la Roma gli mentissero attirandolo in un trappolone.  Pensava che Baldini gli dicesse il vero.

Se fosse stato un progetto serio la Roma non avrebbe chiesto timidamente Verratti, ma lo avrebbe acquistato, così come Sau, chiesto timidamente solo l'ultimo giorno di mercato. Avrebbero dato via De Rossi in estate anche con pochi soldi risparmiando non poco; avrebbero consegnato al Mister un terzino destro di livello ed un portiere di livello. Non avrebbero permesso a nessun giocatore di lamentarsi se non utilizzati. Le rose di oltre 22 giocatori non consentono l'impiego di tutti, in quanto tutti sanno che si gioca in undici e con i cambi in quattordici. Tutti, tranne i giocatori della Roma, i giornalisti della capitale e gli "asini che ragliano " per dirla alla Liguori. E se ci fosse stato un progetto non si sarebbe esonerato il Mister perché a gennaio ha perso due partite, mentre la Roma battendo la Fiorentina in trasferta si è qualificata alla semifinale di Coppa Italia vincendo la prima partita contro l'Inter. E non é stato difeso quando palesemente la Roma ha subìto frequenti e ripetuti errori arbitrali.

E le partite contro Milan e Fiorentina in campionato, contro l'Inter a Milano e i soli 3 punti di distacco dalla seconda a Natale, rappresentavano un capitale sul quale dover continuare ad investire; dentro quel gioco con un attacco sfolgorante c'erano gli embrioni di un progetto che Zeman stava plasmando nonostante il bidone. Il progetto lo stava costruendo il Maestro con il lancio di Marcos e Florenzi, la trasformazione di Lamela da semplice giocatore a fuoriclasse, il ringiovanimento di Totti. Non sono mancati i risultati, é mancata la società e la disciplina, c'é stata l'invidia di vecchi senatori verso i vari Marcos, Tachtsidis, Bradley, Florenzi, Piris, Goigoichea, mentre fra il reiterato disinteresse del duo Baldini-Sabatini, lo spogliatoio diventava una polveriera. Striscioni che apparivano a comando in curva sud, una guerra totale, con le penne della capitale e di una nota tv a pagamento, armate dai soliti noti.

Se di progetto si fosse trattato, non si sarebbe interrotta la preparazione estiva, per andare negli States, così come nella pausa invernale quando era necessario un richiamo atletico in vista della ripresa del campionato. Dunque il Merchandising é più importante dell'andamento della squadra, perché le finalità non sono le vittorie ma le speculazioni edilizie.

L'AS Roma attuale é un incidente di percorso che affonda le radici nel passato e incrocia ancora il Boemo nel suo destino. Nel 1998 se il Boemo fosse rimasto in quel progetto, forse oggi ci sarebbe ancora un Presidente, una persona che abbia nel cuore le sorti della Roma e la stessa Roma non avrebbe rischiato il fallimento dopo aver prosciugato le casse dei "Sensi". Perché lo spartiacque che ha portato il calcio Italiano prima a calciopoli poi a scommessopoli, ancorché non estraneo al doping, passa da quegli anni, quelli che hanno determinato l'esilio del Maestro e che hanno certificato il malaffare al potere.

E da come la stampa ha accolto la nuova avventura del Maestro con la Roma, attaccandolo anche quando vinceva, si evince che niente è cambiato, tanto da far scrivere a Liguori che molti giornalisti sono vedove di Moggi e delle cravatte di Marinella che puntualmente l'ex DS juventino regalava loro. E che niente sia cambiato lo testimonia il fatto che Moratti accusi pubblicamente gli arbitri di malafede ed il "sistema" di pilotare le partite ed i campionati.

Zeman è stato ingannato perché non sa mentire e si é trovato kafkianamente "sempre  e comunque nelle mani di forze imperscrutabili e beffarde, imprevedibili ed ingannevoli", dove "l'inganno sarebbe  l'unico principio ordinatore, che l'uomo possa conoscere".

Ma passerà anche questa, non si é mai troppo vecchi per riprovarci ancora.

E Kafka forse involontariamente trovò  proprio nel concetto di bellezza l'antidoto all'inganno e all'invecchiamento ed è per questo che il Maestro é ancora giovane e può riprovarci, seppur vittima dell'inganno, Lui  che nel calcio esalta sempre la bellezza.

"Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza, non diventerà mai vecchio" (Franz Kafka).

Come non diventerà mai vecchio e superato il calcio di Zdenek Zeman.