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La prima vittima della guerra è la verità

28.02.2015 ZEMANlandia433

La prima vittima della guerra è la verità

di Silverio Zanobetti

«La guerra santa di Zeman».  Già il titolo è sospetto. Zeman non affronta le sue (quand'è che diventeranno nostre?) battaglie come fossero guerre sante. Troppo facile dividere il mondo in "fanatici" e in "ragionevoli"; il ragionevole è pericolosamente vicino a chi è servo del buon senso, a chi dice "tutti colpevoli, e allora tarallucci e vino" e a chi pensa al proprio orticello spazio temporale. Il "non ragionevole" non è necessariamente qualcuno di fanatico che porta avanti una guerra santa. 

C'è un paragrafo molto strano e poco chiaro, a voler esser buoni. L’articolista Alessandro Bezzi si chiede: «che la battaglia sia diventata la coperta sotto la quale nascondere i propri errori chi lo dice?». Ma come? Ma che Zeman sia stato eliminato per motivi di palazzo dal calcio che conta per 13 anni è lo stesso articolista che lo dice. Non è che Zeman, ogni volta che sceglie un progetto inconsistente, una squadra sbagliata, una scelta progettuale sbagliata scarica tutte le colpe a chi ce l'ha con lui per le sue battaglie! ... questo lo induce a pensare Bezzi, ma è completamente falso. 

In questo paragrafo mischia le cose senza chiarezza, spiego perché. Prima di tutto copio il passo: «Perfetto e perfezionista nelle scelte tattiche, sbadato e approssimativo in quelle strategiche: non è un caso che l’unico grande club che l’abbia voluto, dopo la grande stagione a Pescara, sia stata la Roma, legata a lui da un rapporto emotivo che va oltre i risultati. Ma Zeman è incapace di garantire successi e ricavi nel breve (e nel lungo?) periodo: Pallotta non è Sensi, e ai top club non c’è tempo per gli esperimenti».

Che abbia sbagliato scelte strategiche può essere; anche se bisogna tener conto che in Italia nessuno fa un progetto “alla Klopp” o “alla Wenger” (in Europa, invece, cominciano a vedersi squadre costruite bene, piene di giovani che giocano a memoria... in Europa, non in Italia), ci sono solo allenatori-ex giocatori amici dei giocatori, vecchi catenacciari esperti in retrocessioni o allenatori manager... ma un vero progetto tecnico di calcio, al di là dell'eccezione Juve (ed Empoli), non c'è mai e Inter, Milan, Roma, Cagliari e tante altre ne sono la dimostrazione; non ci sono idee.

Si legga, ad esempio, questo articolo “Klopp, il tecnico 'Zeman al quadrato', non verrà mai in Italia: ecco perché”.  Recentemente Zeman è stato ingannato da Giulini, un presidente onnisciente che non sa controllarsi, che si crede un grande conoscitore e che non aveva nessun progetto, che pure sbandierava da luglio. Ma che Zeman non sia capace di garantire successi nel breve che significa? Che il breve termine sono 3 mesi? Questo non è breve, questo è pochissimo. Il breve, come minimo, è un anno ma, come dimostrano tante sue esperienze, quasi mai gli si è dato un anno. 

Quindi: 1) l'articolista pensa che 3 mesi siano già sufficienti perché un top club sia giustificato nell'esonerare un allenatore? Allora l'articolista sta cancellando dalla storia del calcio Wenger e Ferguson; 2) In che senso Bezzi scrive che «non c’è tempo per gli esperimenti». E Pallotta non può aspettare? L'articolista dica pure che per far funzionare il calcio di Zeman e farlo assorbire dai calciatori magari c'è bisogno di qualche mese, questo poteva dire. Ma qui non spiega il senso della parola « esperimenti».  Poi diciamocela tutta: Zeman aveva portato Piris a vincere praticamente la coppa Italia (in finale ce l'aveva portato) e adesso che ci sono Maicon, Cole, Gervinho, Iturbe, Benatia, De Sanctis, cosa ha vinto la Roma? La Roma non è un "top club", se lo metta in testa l'articolista e sicuramente non era un top club con la squadra che aveva Zeman. Ma che furia hanno a Roma di vincere, se non vincono niente da anni e hanno vinto sempre poco? Fino a qui penso ci siano incongruenze, mancanza di chiarezza in molti passaggi dell'articolo, ma non siamo proprio allo scivolone. 

Lo scivolone arriva quando Bezzi parla del rigore morale che Zeman non sembra avere più perché si trova accanto a Topolino e perché fa la pubblicità alla Volkswagen (quest'ultima cosa non viene detta dall'articolista, ma voglio essere benevolo verso il deserto di argomentazione a cui ci condanna Bezzi). Non si capisce dove sia lo sfregio morale... certo, se Bezzi pensa che Zeman sia un martire e che faccia la guerra santa, allora capisco il suo stupore: come se un radicalista islamico facesse il testimonial per la pubblicità ad una automobile. Ma Zeman non è questo, caro amico il mio Bezzi. E anche se si volesse sostenere, dovrebbero esserci argomentazioni e giustificazioni: ma Bezzi non ci regala mai una motivazione che viene posta a giustificazione di tale credenza. A meno che Bezzi non intenta dare del radicale ad un allenatore perché fa allenare troppo i giocatori, perché i suoi metodi non vengono digeriti dai senatori delle squadre, perché i suoi schemi sono troppo rigidi e la sua personalità pure; ma il nostro caro Bezzi non fa ipotesi, non entra nel merito, perché evidentemente non ha le competenze per farlo. 

Bezzi lo sa che quella tournèe in Usa Zeman non voleva farla ed è stato costretto dalla società? Bezzi lo sa che quella tournèe ha impedito a Zeman di fare i soliti richiami e che a gennaio questo (ma non solo questo) gli è costato caro? Bezzi lo sa che la solita tournèe in Usa nell'estate 2014 ha rovinato la preparazione della Roma che infatti adesso è in condizioni fisiche pessime?

Zeman sarebbe il radicalista moralista: ma chi si scandalizza per un signore che sta accanto a Topolino chi è? Bezzi. E che c'entra l'invadenza delle televisioni con una pubblicità e una foto con Topolino, mica è questo il punto, caro Bezzi. Sono allenatori, sono sempre in televisione, 3-4 conferenze stampa a settimana, interviste, telecamere in campo a non finire che rovinano la percezione autentica del gioco perché ci vogliono far vedere tutto in primissimo piano da cento angolazioni diverse e poi si perde la visione d'insieme, come si vedono allo stadio, come si capisce tatticamente una partita allo stadio... ancora non c'è paragone. 

Se Bezzi pensa che, grazie a quello che ha scritto, possa essere accettata come degna una frase del tipo: «Zeman negli ultimi tempi è più vicino al business che al campo»... allora Bezzi dimostra di non seguire Zeman, di non saper scrivere in modo analitico e argomentato il suo pensiero. Non perderei altro tempo per spiegare perché quella frase è una boiata colossale. 

Zeman è «Troppo impegnato nelle dichiarazioni»? Bezzi è meglio che spieghi in modo dettagliato questa frase, così non vuol dire niente...quali frasi contesta? Quanto dovrebbe parlare Zeman? Bezzi ce lo dica, altrimenti stia zitto, se i giornali chiedono interviste è perché nessuno dice cose interessanti quanto Zeman, caro Bezzi, perché nessuno parla chiaro come Zeman, caro Bezzi (magari Bezzi da bravo “Socialmedialstrategist” dice che Zeman fa troppe dichiarazioni ma poi ci mangia anche lui su quelle dichiarazioni, perché come vende Zeman, nel bene e nel male, non vende nessuno. Pecunia non olet, vero Bezzi?).

E cosa ci azzecca questo con l'inizio di questo paragrafetto e cioè con il fatto che accetta progetti fantomatici? Bezzi sapeva che Giulini era un progetto fantomatico? No? Allora Bezzi stia zitto.
Dica che Zeman sbaglia nello scegliere i progetti...sempre che Bezzi ci dica quali alternative aveva, quali altri progetti sani ha scartato. Altrimenti, di nuovo, stia zitto e non salti di palo in frasca. 

Bezzi  dice «I devoti più fedeli si nascondono»? Caro Bezzi, ma cosa dice? Si contenga! Ma le è sfuggita la penna? Zeman partecipa «alla commedia pallonara all'italiana» e diventa come i suoi nemici? Ma perché spara boiate Bezzi, invece di argomentarle? L'argomentazione potrebbe essere più esilarante della boiata stessa. Vicino ai suoi nemici perché ha fatto la foto con Topolino? No comment. 

E poi la citazione colta, per dare forza espressiva al finale: «Continuerai a farti scegliere da presidenti in disarmo o finalmente sceglierai?» Ma Bezzi conosce presidenti e progetti sani che Zeman avrebbe rifiutato per accettare le offerte che poi ha accettato? Ce lo dica Bezzi, perché altrimenti mi sembra chiara una cosa che lei non ha capito: Zeman viene chiamato da chi ha bisogno di supervalutare i giocatori per fare soldi, e da chi ha bisogno di tanti soldi dagli abbonamenti.... e in questo discorso caro il mio "TOP CLUB" entra anche la Roma! Che infatti si è rifatta la squadra vendendo Marquinhos (portato da Zeman) e Lamela (trasformato da Zeman...si veda lo score prima e dopo Zeman, grazie). Se le squadre che lo chiamano sono queste cosa deve fare? Accetta, perché vuole allenare, è la sua vita. 

E poi ecco lo scivolone finale: il più grave. Il senso è il seguente: «anche le sacrosante battaglie contro le mille metastasi del calcio italiano torneranno ad avere autorevolezza appena Zemanlandia riaprirà». In sostanza, secondo Bezzi, la credibilità delle battaglie di Zeman contro il doping finanziario e non, contro i mali del calcio italiano, sono credibili e autorevoli solo se torna a far giocare bene la sua squadra. Non sfiora nemmeno il pensiero del “Social medial strategist” che le due cose non sono minimamente legate. Penso ci possa arrivare anche un bambino.

Bezzi potrebbe obiettare che da un punto di vista "comunicativo" le accuse di Zeman perdono forza se non ha una squadra che gioca bene a calcio, perché se parla e non allena sembra che parli per frustrazione, per rancore. Quindi, la verità di un accusa, secondo Bezzi,... anzi, l'efficacia di certe accuse, non dipende dalla verità intrinseca di quelle parole (e cioè se a quelle parole corrispondono davvero dei tumori nel sistema...e le ultime settimane non fanno altro che confermare) ma dipende dalla visibilità di Zeman, dal fatto se Zeman alleni in quel momento una squadra che gioca bene a calcio o meno. Complimenti Bezzi. Allora, seguendo questo ragionamento, siamo stati fortunati perché quando Zeman ha parlato nel 1998 era richiesto da Barcellona e Real Madrid e giocava un ottimo calcio con la Roma.... siamo stati fortunati, perché proprio per la sua posizione "in vista" Zeman è stato ascoltato e abbiamo potuto salvare delle vite, anticipare la consapevolezza sui disastri finanziari che comunque sono avvenuti.

Bezzi conferma: se Zeman non fosse stato l'allenatore della Roma, caro Zeman, le sue parole non avrebbero avuto autorevolezza... e tutti sarebbero stati giustificati a non ascoltarla perché, senza tentare di capire la verità delle parole, avrebbero proferito a Zeman: "ma lei chi è? L'autorevolezza dove ce l'ha?". E Bezzi giustifica tutto questo perché, in quanto esperto di comunicazione, sa che la comunicazione non si occupa di azioni o passioni, ma di opinioni basate sulla “visibilità”, sugli equivoci, sull'ignoranza giornalistica, in vista della creazione di un consenso solo apparentemente ravvivato da un conflitto dialettico tra opinioni pre-fabbricate. 

Questo modo di pensare è pericoloso e quelli come Bezzi hanno sulla coscienza molte piaghe del calcio italiano. 

Eschilo scrisse: "La prima vittima della guerra è la verità". La guerra a cui faccio riferimento è quella comunicativa e non quella tra Zeman e il sistema malato. Nella guerra tra Zeman e Moggi la sentenza arriva, mentre nella "guerra comunicativa", fatta a colpi di opinionisti, rettifiche, smentite e condannati opinionisti in televisione, la prima ed eterna vittima è la verità.