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GIULINI....NON CI RESTA CHE PIANGERE

06.01.2015 ZEMANlandia433

GIULINI....NON CI RESTA CHE PIANGERE 

di Sergio Buccellato  

Quando la scorsa estate è uscito il calendario, quasi freneticamente ho presto individuato il giorno in cui il Cagliari di Zeman sarebbe venuto a Palermo, e dopo essermi tuffato con immutato entusiasmo nella nuova avventura del Mister, dopo aver creduto ai proclami progettuali di Giulini, dopo essermi fatto contagiare dal suo entusiasmo che a differenza del mio era finto, essendo nel contempo da mezzo secolo un tifoso del Palermo, è facile dedurre il modo e lo stato d'animo con cui ho atteso il giorno dell'Epifania.

Si, perché quello era il giorno in cui il Mister tornava con una sua squadra in quella che è la sua città di adozione, su quel campo dove tanti ragazzi per tanti anni sono cresciuti come uomini e come calciatori grazie a lui e con lui. Di certo non potevo immaginare che un giovane presidente al quale avevo creduto e che avevo imparato a stimare, senza alcuna motivazione tecnica nè umana, avesse improvvisamente scombinato le carte in tavola, mi avesse in pratica detto che era stato tutto uno scherzo, che quello in cui avevo creduto non era vero, che non se ne faceva più niente.

 Tanto si è detto e si è scritto sull'esonero di Zdenek Zeman dalla guida tecnica del Cagliari, insistere dopo la partita di oggi sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, sarebbe troppo facile, quasi banale. Ma non vi nascondo che dopo i primi due gol nei dieci minuti iniziali è stato quasi naturale cercare il suo sguardo che ovviamente non ha incrociato il mio, non tanto per la distanza, comunque breve, ma perché gelato in mezzo al suo clan, le cui facce, e la sua prima delle altre, erano tutte un programma. Che poi al primo gol dei nostri mi si sia scappato un distinto "....questo da parte di Zeman" con tanto di mini applauso di chi mi circondava, e agli altri gol qualche altra considerazione, questo è un dettaglio, non vivo di queste cose ma credo sia consentito a chi, si è sentito prendere in giro come mi sono sentito prendere io, esternare qualche opinione seppur fine a se stessa al diretto interessato. Che poi Giulini nel secondo tempo o si era accomodato altrove o ha preferito dileguarsi anche questo è un dettaglio, fatto sta che non c'era più, ma la cosa ben più grave è che la sua squadra non c'era mai stata, non era mai entrata in campo, personalmente non l'ho vista.

Capisco pure che a loro ne mancavano due importanti, che sono rimasti azzoppati dopo venticinque minuti per l'espulsione di Conti, che le loro gambe tremavano più delle altre volte, che la mente più che alle vicende del campo erano rivolte alle possibili urla negli spogliatoi, ma francamente la cazzata di Giulini nell'aver esonerato Zeman, questo pomeriggio era sotto gli occhi tutti. La insensatezza nell'aver interrotto il lavoro di un allenatore che magari non subito avrebbe comunque dato i suoi frutti, era talmente evidente che ad un certo punto, per il fatto di aver seguito con affetto i ragazzi del Cagliari nelle scorse settimane, sono passato in cuor mio dalla felicità per la "manita" della mia squadra alla tenerezza per un gruppo che sembrava non vedere l'ora che l'arbitro fischiasse la fine.

Quella di Zola non era una squadra ma undici ragazzi spaesati, imbarazzati, confusi, quasi rassegnati. Hanno avuto l'opportunità di riaprirla sul due a zero e dopo l'espulsione di Conti sono tornati mentalmente negli spogliatoi, non ci hanno nemmeno provato. E altrettanta umana simpatia ha suscitato in me Gianfranco Zola, sia durante che dopo la partita, quando non sapeva manco cosa dire a parte le comprensibili banalità di circostanza, in campo era impietrito con Casiraghi che ogni tanto si dimenava al suo fianco protestando col quarto uomo nemmeno si è capito per quale motivo.

Chissà quante volte il buon Gianfranco si sarà chiesto questo pomeriggio chi glielo aveva fatto fare, ed in effetti quando alcune persone rivolgendosi a lui lo invitavano ironicamente ad entrare in campo per giocare al posto di qualcuno dei suoi, è apparso chiaro a tutti come davanti quella panchina ci fosse un allenatore che manco aveva capito che ci stava a fare in quel posto e che in quel posto era stato chiamato non per quello che valeva come allenatore ma solo per quello che rappresentava per quella piazza.

Adesso non so, magari il prode Presidente e i tanti pennivendoli a comando, diranno che è comunque colpa dei disastri zemaniani, che c'è molto da lavorare e che la squadra con i rientri degli assenti e l'arrivo dei nuovi, risalirà e si salverà, ma una cosa è certa, Giulini ha affossato un progetto, difficile ma affascinante, e quello che oggi ha fatto allenare il Palermo e divertire i suoi tifosi, è il Cagliari di Giulini.