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L’importanza di chiamarsi ZEMAN

04.10.2014 ZEMANlandia433

L’importanza di chiamarsi ZEMAN

di Stella Corigliano

“Il figlio di Z. è un ragazzo che sembra già troppo vecchio. La faccia piena, i capelli in estinzione, lo sguardo liquido di chi si sente troppo coinvolto in quello che fa” . Inizia così uno sproloquio (trovo difficile definirlo articolo) in cui mi sono imbattuta sfogliando il web. Inqualificabile e di infimo spessore la scelta di irridere l’aspetto fisico… tanto più che Karel è un bel ragazzo, alto, fisico possente, una faccia pulita, occhi cristallini e un sorriso dolce da persona sincera e leale. Ma un mediocre queste sottigliezze non  può certo coglierle.
Lo sproloquio continua insinuando una tradizione di famiglia più che una passione nella scelta di fare l’allenatore, da parte di Padre e Figlio partendo dallo Zio Vycpalek.

Continuo a leggere lo sproloquio chiedendomi il perché di tanto livore.. ed eccolo là… Karel, prossimo avversario della Viterbese con il suo Selargius, è solo il pretesto per sviscerare odio verso Zdenek… il cui “vincere segnando un gol più dell’avversario” è definito un “paraculesco aforisma del guru”... “tra clamorose vittorie e fragorose figuracce”.  Il 433 di Zeman non è per tutti e il buon Dio saprà perdonare l’ignoranza… ma noi no… Se uno non sa, non conosce e non capisce (evidenti le lacune conoscitive sul 433 come espressione di gioco e sulla carriera di padre e figlio) dovrebbe avere almeno la decenza di astenersi dallo sciorinare bassezze e inesattezze seppure su un blog condominiale di quart’ordine.

“Persino una parentesi a Malta, l’anno scorso, e chissà se sull’isola ci hanno capito qualcosa, di tagli e diagonali, di tridenti e gradoni e minestre di patate da mandare giù per irrobustire i muscoli”. L’autore dello sproloquio è evidentemente accecato dalla sua palese antizemanianità. Non è un reato, per un tifoso, ma lo è per uno che ha la pretesa di improvvisarsi giornalista e che, come tale, dovrebbe quantomeno avere il buon senso di metterci un minimo di obiettività almeno nei dati oggettivi, invece di oscurarli in malafede. Infatti l’autore dello sproloquio, apparentemente tanto ben informato sulle esperienze negative di Karel (limitandosi a giudicare dai risultati e non dalle circostanze in cui sono maturati) stranamente non sa nulla di quello che ha fatto Karel al Qormi: chiamato in corsa a risollevare una squadra allo sbando in coda alla classifica della serie A maltese, Karel è riuscito nell'impresa di portare il Qormi a una tranquilla salvezza attraverso l’applicazione di schemi e un’organizzazione di gioco a cui il campionato maltese non era abituato. Ma non è tutto: Karel, contro ogni pronostico, ha portato il Qormi (unica squadra del “relegation group”) a disputare la semifinale della Coppa di Malta, competizione di grande prestigio nell’isola, persa per 1-0 solo al 90’. E grazie a Karel Zeman il centrocampista Grech ha raggiunto più volte la convocazione in nazionale… ma tutto questo “mister sproloquio” non lo sa o finge di non saperlo.

Parafrasando un famoso film…  “L’importanza di chiamarsi ZEMAN” offre spunto a pennivendoli rampanti di cercare visibilità… Se era questo che voleva “mister sproloquio”… l’ha avuta!

Vado indietro di 30 anni, ai tempi di Zeman a Licata… uno pseudogiornalista dell’Akragas anch’egli accecato dal livore tipico del tifoso da curva, nella sua lungimirante saccenza scriveva di un giovane Zdenek Zeman “non può fare l’allenatore, può solo insegnare educazione fisica”.

Che sia di buon auspicio per Karel.