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Dei delitti e delle pene

22.06.20134 ZEMANlandia433

Dei delitti e delle pene

di Enzo Follieri

Cesare Bonesana Beccaria, giurista, filosofo, economista e letterato italiano, figura di spicco dell'Illuminismo, nel 1764 scrisse un breve saggio,"Dei delitti e delle pene", contro la tortura e la pena di morte che ebbe enorme fortuna in tutta Europa e nel mondo . In Francia, incontrò l'apprezzamento entusiastico dei filosofi dell'Encyclopédie, di Voltaire. L'opera fu messa all'Indice dei libri proibiti nel 1766, a causa della distinzione tra peccato e reato.

E partendo proprio da Beccaria voglio essere indulgente verso la nazionale di Prandelli, commisurare la pena ai delitti finora commessi, ma una pena qualcuno la deve scontare. Partirei dalla presunta preparazione fisica, un ritiro inutile visti i risultati, una squadra senza corsa e senz'anima, un centrocampo sulle gambe, una difesa imbarazzante, un attacco inesistente.

Non ci sono scuse per calciatori che guadagnano milioni e che sanno distinguersi solo per il gossip. Anzi giocano in virtù degli ingaggi: più guadagnano più maturano il diritto di giocare, per grazia, anzi, per stipendi ricevuti.

Una nazionale figlia di SKY, la rete che ha trasmesso la filosofia del gossip, del catenaccio, che ha deriso il Barcellona ed il Bayern di Guardiola usciti dalla champions in semifinale ed esaltato il catenaccio di Ancelotti e dell'Atletico. Una TV che ha sempre difeso le scelte di Prandelli mentre si apprestava a varare una nazionale stile anni ‘50, con difesa e centrocampo arretrati con una sola punta davanti. Ora SKY non può raccogliere il malcontento popolare ed attaccare la nazionale, come sta facendo , in parte, solo per favorirne l’audience. Sky è il principale responsabile di una cultura qualunquistica che esalta il non gioco, i giocatori inutili di scuderia, e massacra ogni voce ed ogni forma di gioco fuori dal coro.

Prandelli, De Rossi, Balotelli e tutto il movimento, sono l'immagine di un "circo " viziato, strapagato, dove l'incompetenza la fa da padrone sotto ogni punto di vista. Prima del mondiale, in una amichevole contro il Fluminense, squadra più dotata e più forte del Lussemburgo, l'Italia della gioventù zemaniana ha dato spettacolo con gioco e gol, Insigne ed Immobile hanno dato spettacolo con movimenti sconosciuti a Prandelli e a tutta la nazionale e gli stessi giocatori dell'ultima nidiata di Zemanlandia hanno ammesso di aver applicato movimenti insegnati loro dal Maestro.

Dopo la partita con l'Inghilterra, che ha messo in evidenza i primi limiti veri di questa nazionale, Prandelli ha persino tolto Verratti dal centrocampo, acuendo ulteriormente una mentalità difensivista andando incontro alla catastrofe contro una discreta squadra centroamericana, la Costarica. La Costarica ha dato alla nostra nazionale una lezione di calcio, una lezione delle tante che si studiano a Coverciano, gioco corto, pressing, corsa, difesa alta. É bastato questo per buttare nel cestino 100 anni di storia della nostra nazionale. Altro che Corea, qui ci hanno messo sotto col gioco, con la corsa, con la concezione di un calcio moderno.

Il delitto lo abbiamo evidenziato nel nostro articolo su questo portale del 10 giugno scorso, quello di non far giocare insieme Insigne, Verratti ed Immobile, gli unici che hanno nelle gambe la corsa e nella testa gli schemi ed i movimenti di un calcio moderno, gli unici che escono dal coro di un calcio vetusto. Contro il Fluminense ne hanno dato prova, ci fosse stato anche Verratti sarebbe stata un’apoteosi. Nella mezz'ora conclusiva con la nazionale titolare la differenza è venuta prepotentemente fuori, subendo un gol senza farne nessuno. Un campanello d'allarme sottovalutato dal ct.

È un delitto contro il calcio e contro la logica tenere in panchina Immobile e far giocare Balotelli, è un delitto tenere in panchina Verratti e far giocare uno spento Thiago Motta, è un delitto non inserire giocatori di corsa, é un delitto buttare alle ortiche questo mondiale.

Prandelli se avesse un po' di coraggio, rischiando in prima persona, contro tutto il sistema che lo ha finora protetto, dovrebbe partire dalla porta con una rivoluzione copernicana: via un incerto Buffon a favore di Sirighu, Darmian e De Sciglio (se ristabilito) sulle fasce, con al centro Bonucci e Barzagli senza trascurare Paletta. Spostare la stessa difesa con il centrocampo dieci metri piú avanti, con Pirlo in mediana con ai fianchi Verratti e Parolo, e Cerci Immobile ed Insigne a completare l'attacco.

Mandarli in campo a correre e tentare di vincere contro l'Uruguay. La logica, una filosofia diversa, imporrebbero questo, ma per dirla con Gramellini, Prandelli perderà la nazionale e perderà Immobile, perderà tutto perchè non ha il coraggio di osare, perché il calcio e la nazionale sono figli degli alti ingaggi, delle pressioni delle grandi squadre, di un movimento dannoso per il nostro calcio e per le future generazioni.

I nostri giovani non trovano spazio nei club, se possono sono costretti ad emigrare o a giocare “terzini” come Insigne per non far rischiare il lauto ingaggio a Benitez. Non importa se rovina Insigne, conta il suo ego.

Il risultato prima di tutto, ma ora non si é capaci nemmeno di raggiungere il risultato, perché chi gioca male alla fine perde.

Le pene vanno commisurate al delitto, Prandelli ha ucciso calcisticamente nella culla tre giovani che sanno giocare a prescindere dal ct. Sky ha perorato la causa dei De Rossi, dei Chiellini e dei Balotelli ed anche a loro va commisurata una pena giusta. L'unica vera pena, l'unica possibile pena.

Il silenzio e la vergogna.