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Al di là del calcio – Zemanlandia

30.01.2014 da maidirecalcio.com

Al di là del calcio – Zemanlandia

di Antonio Nunziata

S’è più volte ribadito di come – in questa rubrica specialmente – il calcio fine a sé stesso non interessa, non interessano le classifiche, i risultati, ma ci si sofferma ad “analizzare” tutto ciò che rende il calcio uno sport magico.

La “disciplinarietà” in contrasto con la sacra “indisciplina” – intesa qui come superamento delle barriere concettuali con le quali si identifica uno sport, una disciplina, a favore di quei gesti, di quegli atti che non sono più prettamente calcistici, ma sfociano in altro (come già s’è detto nell’articolo introduttivo di questa rubrica) – dimostra ogni volta di come lo sport più bello del mondo – senz’altro il più fantasioso – sia stato trasformato in un viaggio per turisti.

Già, un viaggio per turisti! Il calcio, visto in questo modo, come mera competizione, trasforma gli ignari cittadini in turisti sportivi belli e buoni, i quali – così come in estate vanno in vacanza – la domenica si distraggono allo stadio o davanti alla tv, non per passione ma per perder tempo – anche se animati da una fede calcistica.

Come già s’è detto, si possono annoverare nella storia del calcio, 4-5 squadre che hanno cambiato l’intero concetto d’organico calcistico e un anticipatore in minoris, senza bisogno di “risultare”, è stato Zdenek Zeman.

 E’ ormai risaputo che in musica un solista può stare in un’orchestra, mentre un’orchestra di undici solisti sarebbe impensabile, addirittura inattuabile, ma non per il calcio. Ecco che un tale concetto utopistico per la musica viene portato a compimento dal calcio – ed ecco regnare la santa indisciplina: si fa calcio, ma con altro.

Il calcio è soprattutto un gioco di squadra, è l’unico sport dove non esistono limitazioni – nel senso che, se confrontato per esempio con il rugby, la palla deve muoversi per forza in avanti – questo nel calcio non esiste tant’è vero che si può segnare a volo, di testa, in contropiede, in velocità e così via.

Non esistono limitazioni di alcun genere, per questo è uno sport senza poteri ma i tifosi, così smaniosi di essere governati, lo trasformano in fasce, in squadra forte-squadra debole, proprio come le classi sociali. Ecco che tornano in mente le parole di Pasolini che definiva il calcio come “l’ultima espressione sacra del nostro tempo”

Premesso ciò, non è mica poco.

Zdenek Zeman è un innovatore, un anticipatore di un certo modo di giocare, votato all’attacco, allo spettacolo, alla meraviglia. Il 4-3-3 è scelto per esigenze simmetriche – un altro richiamo alla santa indisciplina.

“Il risultato è casuale, la prestazione no!” Chiosa lui in qualche dichiarazione e difatti tale ragionamento è riportato non sul campo di calcio, ma in allenamento, dove si punta tutto sulla fisicità, sugli scatti, sulla velocità.

Sebbene oggigiorno le tecnologie che permettono un miglior allenamento siano tantissime – una su tutte è quella del Dortmund, interessantissima e geniale – Zeman preferisce che i giocatori corrano nei boschi e si allenano sui gradoni dello stadio.

Perchè questo accanimento contro i giocatori? Più che parlare di accanimento, bisognerebbe guardare una volta sola i risultati di questi allenamenti: e cioè che i giocatori corrono molto di più rispetto alla media delle altre squadre.

Un gioco prettamente basato sull’attacco sa che l’unico modo per imporsi in difesa è correre di più degli altri. Pressing alto, linea difensiva altissima, terzini alti. Questo gap offensivo va risanato con la velocità e non con tatticismi isterici, made in Italy.

Il 4-3-3 zemaniano ha tutte le qualità per definirsi precursore del gioco del Barcellona e del calcio moderno, con la differenza che mentre il primo è basato su sovrapposizioni e verticalizzazioni – e quindi più finalizzati al goal – il secondo è basato su passaggi corti e possesso palla – quindi sul dominio totale della partita.

Zeman in fondo ha inteso prima di tutti che una squadra gioca bene se per la squadra c’è un’idea d’orchestra e non un gioco - all’italiana - basato su “uno inventa, gli altri corrono”.

Uno sport così bello come il calcio, diventa noioso se pressato dalla necessità dei risultato e dall’esasperato tatticismo.

“Voglio solo che i tifosi si divertano” e sicuramente non si riferisce ai tifosi di squadre di calcio, ma ai semplici tifosi di calcio: i primi sono troppo indaffarati dai risultati.

“Credo che ogni giocatore debba sperare di essere allenato da lui perché ti migliora […]; lui insegna il calcio […] e credo che sia il più bravo in questo” Alessandro Nesta – c’è da dire tra l’altro che è stato allenato soltanto un anno dal boemo. Lo stesso vale per Totti “Tu sei il calcio”. “Per me è come un papà” Lorenzo Insigne… e ancora “È semplicemente il miglior allenatore che abbia avuto nella mia carriera. Con lui feci 3 anni importantissimi, tirò fuori il meglio di me, insegnandomi tanto sia a livello calcistico che tatticoCasiraghi…e via tacendo.

Si dica quel che si vuole di lui sui suoi risultati o i trofei conquistati, ma non che non abbia centrato lo spirito del calcio, il quale è semplicemente il motivo per cui un bambino calcia un pallone e non un Business con cui si distrae ed attrae la gente.

Concludo con una sua citazione: “Raramente mi capita di dire una bugia. Per questo mi sento solo. È un mondo, il nostro, in cui se ne dicono tante”