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dal 30 marzo 2013

STORIA DELLA MENZOGNA E GIORNALISMO SPORTIVO

13.09.2013 ZEMANlandia433

STO
RIA DELLA MENZOGNA E GIORNALISMO SPORTIVO 

di Enzo Follieri

Lazio 1994/95 seconda in campionato con 63 punti (torneo a 18 squadre)

Miglior attacco con 69 gol

Quinta miglior difesa con 34 gol subiti

+35 miglior differenza reti

51 gol fatti in casa con la media di 3 gol a partita 

 Miglior difesa fuori casa con 17 gol subiti

Allenatore Zdenek Zeman

 Questi risultati smentiscono uno degli stereotipi più comuni tra quelli cuciti dai giornalisti sportivi su Zeman; stereotipi che configurano il calcio di Zeman come incapace di una fase difensiva. Posto che quello che conta é la differenza reti fra quelle fatte e quelle subite, i dati statistici di cui sopra smontano nei fatti l'impianto di menzogne che il giornalismo sportivo dopo "la FATWA DI MOGGI"  ha costruito ai danni di Zeman.

L'orda dei nuovi commentatori sportivi e giornalisti riciclati in qualche pay tv, è l'ultima frontiera del sistema Moggiano, imperniato sulla menzogna malvagia elevata a “sistema” e ripropone nei fatti "La FATWA"

Ma la storia dice altro rispetto alle menzogne che ci propinano. La Lazio, prima dell’arrivo di Zeman, viaggiava fra un quinto ed un settimo posto. Con Zeman ottenne il miglior risultato, dopo lo scudetto del 1974, battuta dalla Juve dell'abuso di farmaci della premiata ditta Lippi&Moggi.

Precedentemente Zeman veniva da due miracoli calcistici, quello del Licata portato in C1 con un gruppo di giovani siciliani pescati nei settori giovanili, e quello del Foggia, portato in A e mantenuto tra zona Uefa e metà classifica nella massima serie, con una squadra di giovani scoperti e consacrati da Zeman, riconosciuto da tutti come il Foggia dei miracoli fino alla definizione di Wikipedia che consacra il calcio di Zeman come l'evoluzione del calcio totale. 

 Negli anni seguenti  in serie A Zeman continuò a far bene con un terzo posto ancora con la Lazio e sempre con il miglior attacco, poi un esonero. Alla Roma successivamente, presa dai bassifondi della classifica, ancora due ottimi campionati sempre con il miglior attacco e con una difesa che ha subito prima 42 e poi 49 gol e mai sessanta come Spalletti o Ranieri più propensi a curare la fase difensiva, specie quest'ultimo a detta degli opinionisti e della stampa specializzata. Dunque dopo il miracolo Foggia con squadre di medio livello della capitale Zeman ottiene un secondo, terzo, quarto e quinto posto con 4 volte il miglior attacco e difese onorevoli con una buona differenza reti fra quelle fatte e quelle subite. Ma nel secondo campionato con la Roma dovette subire le angherie del sistema per via delle sue denunce sull'abuso di farmaci.

Da lì il suo esilio imposto da Moggi, che anni dopo verrà processato e condannato dalla giustizia sia sportiva che ordinaria per tutte le malefatte commesse, la Juve retrocesse in B con 19 punti di penalizzazioni  mentre Milan, Lazio, Fiorentina, Reggina, tutte coinvolte in calciopoli,  vennero penalizzate in A.

Tutti gli “sgherri” di Moggi dal ‘98 ad oggi hanno aggredito Zeman con ogni argomentazione fuorviante, falsa e menzognera, utilizzando stereotipi e luoghi comuni che hanno capovolto la verità. Zeman diventa all'improvviso un incapace, da allenatore più pagato e cercato (lo volevano l'Inter, il Barcellona, il Real Madrid) ad allenatore scarso. Ma sopratutto pericoloso, perchè stante le dichiarazioni di alcuni Presidenti, Moggi e Giraudo consigliavano di non ingaggiare Zeman altrimenti avrebbero subito ogni sorta di ostracismo. Zeman finì per accettare panchine senza convinzione, dal Napoli all'Avellino. A Napoli, un rampollo emergente, rispondente al nome di Alessandro Moggi, con non meglio precisate competenze condizionò negativamente il mercato costringendo Zeman a partire in campionato con una squadra appena assemblata e di fatto incompleta e, al termine di “strane” prestazioni alla sesta giornata dopo un pareggio in trasferta, Zeman fu esonerato con un teatrino allestito in diretta tv.  Zeman riparte dalla B con la Salernitana dove il primo anno ottiene un ottimo sesto posto con il terzo miglior attacco. Ad Avellino il “sistema” ha mostrato il suo volto più becero e criminale, riassunto in una telefonata al Presidente del club irpino, minacciato di retrocessione, grazie ad un sistema corrotto delle giacchette nere e dei suoi designatori (come il processo di Calciopoli anni dopo ha ampiamente documentato), se non avesse esonerato Zeman.  Quel Presidente non lo esonerò e Zeman vide la prima ed unica retrocessione della sua carriera. Nel 2004/05 allena il Lecce in serie A ed ottiene una salvezza tranquilla, il miglior piazzamento in A della storia del Lecce,  con il secondo miglior attacco della serie A, oltre alla qualificazione agli ottavi di Coppa Italia, mai raggiunti prima d’allora dai salentini.

Zeman tre anni fa riparte dalla C portando a Foggia ragazzini presi dalle formazioni primavera della serie A, ora quei ragazzini sono quasi tutti in serie A ed alcuni nelle nazionali. È il piú grande scopritore di talenti del nostro tempo, da Schillaci a Signori a Insigne, un centinaio di grandi campioni lanciati in trent'anni di carriera, forse molti di più. Due anni fa prende un Pescara di ragazzini e lo porta a suon di gol in serie A, con 90 gol fatti e 55 subiti, +35 nella differenza reti, sette vittorie nelle ultime sette partite con 24 gol fatti ed appena 3 subiti.

Zeman, dunque ritorna in A, col suo calcio spettacolare ed ancora attuale.

Purtroppo sceglie la Roma, nonostante fosse ambito da altre squadre di A .

Purtroppo, perchè la Roma non é una società adatta alla sua filosofia, per le ragioni esposte nell'articolo "chi non  sa mentire crede che tutti dicano il vero", pubblicato sul nostro portale in controinformazione zemaniana.

Eppure il 2012 di Zeman é un anno da incorniciare… Per lui parlano i numeri:

Squadra.....giocate…. punti.....vinte…nulle….perse... Gf...Gs...diff. reti

Pescara.......22.............47.........15..........2..........5......48... 24....+24

As Roma......18.............32.........10..........2..........6......42...29....+13

Totale..........40...........79.........25..........4.........11.....90...53…...+37

Da considerare che nelle 18 partite della Roma il Mister ha allenato con mezza squadra che gli remava contro, con giocatori che agli allenamenti accusavano fin troppo frequenti gastroenteriti e senza un regolamento disciplinare dell'As Roma che imponesse le più basilari regole disciplinari.

Coppa Italia 2012-13

Ottavi

ROMA - ATALANTA 3-0

Quarti

FIORENTINA - ROMA. 0-1

Semifinale

ROMA - INTER 2-1

Gol fatti 6 subiti 1. Vinte 3 nulle 0 perse 0

 Nonostante a gennaio del 2013 il Mister avesse di fatto ipotecato la finale di Coppa Italia, battendo la Fiorentina fuori casa e l'Inter in casa, lanciato i vari Florenzi, Bradley, Tachtsidis e Marcos, consacrato Lamela, ringiovanito Totti, per via di un paio di sconfitte rimediate in campionato a gennaio, si vede esonerato dalla Roma. Per la felicità dei gastrosofferenti,  degli scansafatiche e di quei giocatori  fomentati da una campagna d'odio contro il Boemo e capeggiati da chi aveva già contribuito a far esonerare altri due allenatori negli anni precedenti. Per la  felicità di Sabatini, il DS che ha lasciato solo il Mister quando questi chiedeva delle regole da rispettare, ancor più felice di vendersi oggi, su richiesta degli "AmeriKani", Lamela e Marcos per 70 milioni , il tutto salutato dal giubilo di quei commentatori e giornalisti che dai microfoni delle pay tv hanno agito come se fossero i mandanti morali dell’esonero.

Sky ha invaso le nostre case, specie nello sport e sarebbe corretto aspettarsi un’informazione imparziale, corretta. Invece trionfa l'imbroglio mediatico sistematico, con un plotone d'esecuzione contro i nemici di sempre del Sistema, ma costantemente accomodanti con i potenti come i presidenti e i dirigenti di Juve e Milan, ossequiosi e riverenti verso il mondo mai morto della cultura del Moggismo, fatto di sopraffazione, corruzione, imbroglio ed inganno.

La riflessione sulla bugia di Michel de Montagne, filosofo moderno, si concentra nei due Essais: "Dei Bugiardi e del mentire". Nel primo afferma che chi non ha la memoria sufficientemente forte non dovrebbe cimentarsi nell’arte della menzogna, poiché mentire implica difficoltà: la bugia va studiata, memorizzata e soprattutto non va mai dimenticata.  Questa veduta é la fotografia del giornalismo sportivo e non solo. Aggiungerei  di buona parte dell'informazione.  Quando  l'inganno viene scoperto, chi ha mentito,  tradito dalla mancanza di memoria, viene definito un bugiardo. Un bugiardo deve avere buona memoria. Il filosofo considera la falsità come un orribile vizio, poiché gli uomini sono legati tra loro per mezzo della parola. Nel caso in cui quest’ultima fosse falsa, la pubblica società verrebbe tradita: ogni nostro scambio sarebbe distrutto e tutti i vincoli dissolti. Tutti i giornalisti che oggi denigrano Zeman , prima della "Fatwa" lo elogiavano. Quando l'anno scorso ha vinto a Pescara con il calcio più bello e spettacolare del mondo, elogiato persino da Guardiola, hanno sotterrato  l'ascia di guerra per dissotterrarla quando l'ambiente putrido della As Roma ne permetteva le scorribande dialettiche della menzogna.

La storia della bugia si forma con il desiderio dell'uomo di volere sempre di piú, potere, danaro, visibilità (effetto moderno dei media), sconfinando nella tracotanza che porta alla menzogna ed all'inganno.

Quando correvano le voci di un interessamento dell'Inter per Zeman, Sky con Sconcerti spolverò l'artiglieria pesante, "Zeman non vince" (vedi l’articolo “Zeman non vince Sconcerti ignora” nella rubrica di controinformazione zemaniana del nostro portale), mandando un chiaro messaggio a Moratti che si é affrettato ad ingaggiare Mazzarri, subliminalmente consigliato da Sky con la definizione di “vincente”. Paragonando  i campionati del cosiddetto “vincente” con quelli del cosiddetto “perdente”…  i numeri dicono inequivocabilmente che Mazzarri ha vinto meno di Zeman e che Zeman ha ottenuto piazzamenti migliori di quelli di Mazzarri.  Ma la cultura della menzogna ha fatto di Mazzarri un vincente e di Zeman un perdente.

Nel topic di controinformazione zemaniana del nostro forum troviamo questa tabella esaustiva (con relativo commento) di Stella Corigliano:

MAZZARRI Acireale C2 - 9 - ZEMAN Licata C2 - 1

MAZZARRI Pistoiese C1-10 - ZEMAN Foggia LegaPro - 6

MAZZARRI Livorno B- 3 - ZEMAN Foggia B - 1 - Pescara B - 1

MAZZARI Reggina A - 10 - ZEMAN Foggia A - 9

MAZZARI Reggina A -13 - ZEMAN Foggia A - 9

MAZZARI Reggina A - 14 - ZEMAN Foggia A - 12

MAZZARRI Sampdoria A - 6 (e 13) - ZEMAN Lecce A - 10

MAZZARRI Napoli A - 6 - ZEMAN Roma A - 5

MAZZARRI Napoli A - 3 - ZEMAN Lazio A -3

MAZZARRI Napoli A - 5 - ZEMAN Roma A - 4

MAZZARRI Napoli A - 2 - ZEMAN Lazio A - 2

"Dopo aver confrontato questi risultati.... e ci sarebbe da valutare anche gli organici a disposizione nei confronti, per esempio tra Samp e Lecce o tra Napoli e Roma e Napoli e Lazio... qualcuno riesce a spiegarmi perchè Mazzarri è considerato VINCENTE e ZEMAN perdente??????"

Come vedete persino i numeri smentiscono i soloni della menzogna, ma dietro ai numeri Il calcio di Mazzarri é definito catenacciaro, quello di Zeman spettacolare. Insomma, non si é parlato per Mazzarri di Reggina dei miracoli, come del Foggia di Zeman e Mazzarri non é stato definito l'allenatore che ha evoluto il calcio totale come wikipedia e la stampa nazionale e mondiale  all'epoca definí il calcio del Boemo. Se si parla indiscutibilmente di Zemanlandia e non si è mai coniato il termine Mazzarrilandia ci sarà un perché. Perché oltre i numeri c'é un concetto di gioco, un’idea, una filosofia. Avere il miglior attacco con Licata in C2, Messina e Foggia in serie B, secondo miglior attacco col Foggia in A, miglior attacco 2 volte con la Lazio e altrettante con la Roma in serie A, secondo miglior attacco con il Lecce serie A, miglior attacco col Foggia in legapro, miglior attacco col Pescara in serie B, miglior attacco con la Roma prima dell'esonero, testimonia una filosofia votata allo spettacolo dove non basta accontentarsi di uno striminzito 1-0 o di un pareggio fuori casa, ma si deve puntare a cercare sempre il massimo nel gioco, nel risultato e nello spettacolo regalando momenti di estasi agli spettatori che si sentono coinvolti e rispettati per lo spettacolo loro offerto.

Ma il sistema della menzogna ha catalogato Zeman come perdente, perché ha osato additare il "sistema" di imbroglio, di truffa, di doping farmacologico e finanziario e il tempo con i suoi processi ed i suoi scandali gli ha dato ragione. Ovviamente lo sporco mondo del calcio ove vige la legge del piú forte e la legge delle corruttele elevate a "sistema" non ha ancora perdonato Zeman per quelle denunce e periodicamente gli presenta il conto.

Nel ribaltamento della verità del semplice confronto fra due allenatori , troviamo l'insaziabile desiderio di colui che non mente per necessità, ma per avere sempre di piú, servendo una corrente di pensiero unico, imposta dall'alto e da persone indicibili, a scapito dell'onorabilità di un uomo, di una persona per bene, di un grande allenatore. Troviamo la stessa tematica in Platone, Aristotele e Cartesio.

Platone si sofferma sull'incompatibilità  tra la filosofia e la menzogna, perché lo scopo della prima è la ricerca della verità mentre quello della seconda di ottenere sempre di più; Aristotele nel quarto libro dell’Etica Nicomachea afferma che vi sono due specie di millantatori: quelli che desiderano fama o guadagno e quelli che invece vengono definiti bugiardi cronici, coloro che desiderano avere sempre di più; infine abbiamo Cartesio che dopo aver avuto la certezza di Dio e del Cogito, nella quarta delle Meditazioni Metafisiche, quella del vero e del falso, sostiene che il problema dell’uomo si pone nella sua facoltà di conoscere. Secondo il filosofo le persone vogliono giudicare quando in realtà non sono in grado di farlo.

Le debolezze umane legate al potere, entrano a far parte della menzogna necessaria.  L’uomo mente per coprire e nascondere i propri punti deboli;  egli utilizza la menzogna perché non è in grado di affrontare i mali della vita e le difficoltà che gli si presentano. È una sorta di meccanismo di difesa.

Questa concezione emerge dalle opere di Pirandello e dal Principe di Machiavelli.

Pirandello si sofferma sulla finzione e sulle maschere che siamo obbligati ad indossare a seconda dell'interlocutore che abbiamo, una forma opprimente che regola le relazioni sociali. Il trattato sulla dottrina politica di Machiavelli è un manuale per insegnare al Principe i metodi menzogneri scientifici finalizzati al mantenimento del potere e si occupa di debolezze umane in quanto i politici piú deboli sono e saranno i piú grandi dissimulatori. Il concetto di Machiavelli riprende quello "della Repubblica di Platone" specificatamente il concetto di "nobile menzogna", quale medicina ad  uso dei governanti. Lo stesso Bacone  sostiene che per l'uomo sia piú semplice utilizzare la menzogna che affrontare inerme i pericoli della vita. Nel nostro caso il giornalismo sportivo di SKY si é ben guardato dall'affrontare a viso aperto la verità, ha fomentato dallo studio e con i suoi inviati la stampa locale, la tifoseria e sopratutto  i giocatori contro il Boemo, reo di concepire il calcio come cultura sportiva del lavoro, dell'abnegazione, del sacrificio, fatto di regole e di rispetto.

Secondo Nietzsche chi usa la finzione é piú debole di chi non la usa, in quanto chi non la usa é più esposto e piú vulnerabile, ma è anche colui che sa affrontare la vita a viso aperto e le prove che essa ci sottopone. Infatti Zeman quando ha accusato non ha fatto calcoli e si è esposto al massacro mediatico, senza rete.

Insomma da un lato gli uomini come Zeman, dall'altro i mentitori.

Hegel asserisce perentoriamente che il "vero é l'intiero". Cioé la conoscenza dovrà accettare la verità, coglierla nella sua totalità e viene configurato come falso ogni parzialità. Il vero ed il falso non sono necessariamente contrapposti in quanto il falso é la rappresentazione del male ed allo stesso tempo é il momento del vero. È falso quando i commentatori di Sky asseriscono che il calcio di Zeman é superato ed al contempo é vero che dicono una falsità, per di piú suggerita al solo scopo di denigrazione, quindi costruiscono una menzogna per "avere sempre di piú" del desiderio di infinito dell'uomo.

Sant'Agostino ha messo in luce quanto sia fondamentale la volontà dell’uomo nella menzogna, oltre alla mente e alla parola. La volontà, insieme ad altri fattori, è quella che gli ha permesso di classificare le bugie in ordine di gravità decrescente.

Egli,  nel De Mendacio, propone una classificazione delle menzogne in ordine di gravità decrescente:

1. la menzogna religiosa - per indurre qualcuno all’apostasia;

2. la menzogna maligna attiva - per fare danno a qualcuno senza giovare a nessuno;

3. la menzogna maligna passiva - per godere dell’inganno e trarne giovamento (Biscardi rivela in una intercettazione di aver avuto in regalo da Luciano Moggi un orologio da 40 milioni di lire per denigrare Zeman. Tutti i giornalisti che denigrano Zeman traggono giovamento, a molti di loro Moggi regala cravatte di un noto stilista Napoletano);

4. la menzogna pura - per il solo piacere di ingannare (Criscitello)

5. la menzogna motivata dal desiderio di piacere - menzogna sociale, per ravvivare la conversazione ( qui la lista sarebbe lunga)

6. la menzogna benevola innocente - per beneficiare qualcuno nei beni materiali senza danneggiare nessuno;

7. la menzogna necessaria per la vita - per salvare la vita a qualcuno sottraendolo dalle mani degli assassini;

8. la menzogna necessaria per la purezza - per salvare la castità di qualcuno preservandolo dall’immunditia corporalis.

In questi otto generi di bugie “chi mente pecca tanto meno quanto più sale verso l’ottavo e tanto maggiormente quanto più scende verso il primo”.

Agostino ammette l’opportunità di servirsi di una “onorevole, pietosa bugia” e ammonisce in merito ai pericoli veicolati dall’eccessivo amore per la verità e dall’esagerata ripulsione per il falso. Giudica sostanziale, infine, la differenza tra il mentiens (colui che mente) e il mendax (il bugiardo), poiché quest’ultimo ama mentire e si diverte quotidianamente dicendo bugie.

Agostino assolve chi mente per necessità, ovviamente non assolve il bugiardo di professione viepiù il calunniatore..  Vi é dunque la bugia malvagia, quella scherzosa e quella benevola per salvare la vita al prossimo. Ovviamente la categoria dei giornalisti sportivi Italiani asserviti alla legge del piú forte,  rientra nella categoria della malvagità.

I lettori piú attenti possono classificare i giornalisti e gli opinionisti di Sky ma anche di altre testate nelle più appropriate tra le otto categorie di Sant'Agostino.

Tommaso d'Aquino  si sofferma sulle diverse forme di bugia

1. la falsa enunciazione; ossia la menzogna ufficiosa (detta per giovare a qualcuno).

2. la volontà di enunciare il falso; ossia una menzogna giocosa (pronunciata per divertimento).

3. l’intenzione di ingannare; ossia la menzogna dannosa (utilizzata per far del male al prossimo). 

Tommaso riprende inoltre gli otto tipi di bugia contenuti nel “De Mendacio” di Agostino, e li pone in ordine di fine:

 DANNOSE

1. menzogna contro Dio;

2. menzogna contro il prossimo senza giovare ad un altro;

3. menzogna contro il prossimo giovando ad un altro;

4. menzogna detta per il piacere di mentire;

 MENO GRAVI

5. menzogna detta per divertire gli altri;

6. menzogna per giovare a qualcuno riguardo ai beni esterni;

7. menzogna per salvare la vita di un uomo;

8. menzogna per salvaguardare l’onestà e la virtù.

 Kant non ammette la menzogna come mezzo di relazione sociale, ad essa si oppone risolutamente e non ammette persino una bugia a fin di bene, sostiene altresí che la riservatezza e la discrezioni sono virtú importanti e non tollera la bugia in nessun caso. Non é mai lecito mentire. "Se anche colui a cui va detta una menzogna non fosse degno della verità, commetterei un sopruso non verso di lui, ma nei confronti dell'umanità". Per Kant ammettere anche una semplice bugia farebbe crollare l'intero impianto etico.

Egli considera quindi la menzogna come degrado e annientamento della dignità umana. Inoltre afferma che essa “come falsità deliberata in generale, non ha bisogno di essere dannosa agli altri per essere dichiarata riprovevole, perché in questo caso sarebbe una violazione dei diritti altrui”.

Costant ed Hegel non condividono la rigidità di Kant.

La verità  secondo Hegel sta nella comprensione dell’intero, della totalità, in cui le determinazioni particolari hanno senso. Nella sezione della Fenomenologia dello spirito dedicata alla “ragione legislatrice” afferma, a proposito del discorso fatto poc'anzi riguardo alla tesi di Kant, che “in questo dovere enunciato come incondizionato viene subito messa la condizione: se egli sa la verità. Quindi il comando suonerà ora così: ognuno deve dire la verità sempre a seconda della cognizione e della persuasione che egli ne ha”.

Ma qui non condivido Hegel in quanto uno può essere assolto perché essendo stato ingannato da una cultura dominante senza argomenti puó denigrare qualcuno, perchè ha una cognizione della verità filtrata dalla disinformazione, ma penalmente esso commette un reato quanto chi volontariamente mente sapendo di mentire, denigra sapendo di denigrare.

Hegel sostiene quindi che ognuno debba dire la verità a seconda della propria persuasione e cognizione, sostenendo che “l’universalmente necessario, il valevole in sé, cui la proposizione voleva esprimere, si è piuttosto invertito in una completa accidentalità”. Se gli opinionisti di Sky leggessero questo passaggio si affretterebbero a rispondere che quello che pensano di Zeman è nella loro "persuasione e convinzione" e non condizionato dalle cravatte di "Marinella", o dal lauto stipendio elargito dai loro editori, amici degli amici, o dal semplice gusto di denigrare il personaggio antisistema per eccellenza rispettato da molte tifoserie anche avverse alle sue squadre, che negli anni gli hanno tributato con striscioni enormi  il riconoscimento del suo ruolo etico in un mondo di criminali.

E questo giova alla reputazione dei tifosi ma non alla reputazione della stampa specializzata.

Alcuni antropologi  hanno definito "cultura della vergogna" il valore della reputazione, proprio dei popoli antichi.  Gli stessi eroi Omerici  preferivano la morte al disonore. Traslando questo concetto ai nostri giorni, potremo chiamarlo  "cultura della menzogna". La menzogna é il comun denominatore dei governanti, dei politici, di molti giornalisti e della spazzatura costituita dal giornalismo sportivo Italiano. Imbroglioni mediatici dediti al servilismo, sgomitano per fornire false verità, menzogne artatamente costruite. D'altronde nel  loro putrido mondo da sempre infarcito di disonestà intellettuale, i giornalisti sportivi ed oggi anche i commentatori sportivi, autentica banda di ignoranti, non sono meno dannosi dalle falsità con cui l'intera società è intessuta, votata alla corruttela e alla menzogna capovolgendo i veri valori dello sport nella comunicazione di massa. Ciarlatani che tentano persino di argomentare le loro fantasiose tesi strampalate, commentatori del nulla, ballerine impettite, una corte dei miracoli penosa.

Gli imbonitori sanno come circuire gli spettatori, il linguaggio é scienza e nelle scienze del linguaggio c'é l'esperto, esperto del nulla ma capace di abbattere anche lo spettatore meno sprovveduto. Loro bombardano via etere 24 ore al giorno, districarsi fra mille notizie false é un compito ingrato. La televisione é il surrogato di tutte le verità da quelle divine a quelle piú terra terra, é popolata sovente da imbecilli che non tacciano mai.

Fra questi i protagonisti mediatici del putrido mondo del giornalismo sportivo calcistico, che descrivono a modo loro un mondo paradisiaco dimenticando (o tralasciando volutamente) tutti i presidenti, dirigenti e calciatori inquisiti per doping, scommessopoli, calciopoli: tutti Santi eccetto uno, il perdente.

Ovviamente queste menti eccelse del nulla colpiscono un pubblico impreparato e dubbioso, abbindolato dalla sub-cultura che lo sport sia un mezzo di arricchimento e chi non é campione é un fallito, capovolgendo secoli e secoli di etica sportiva non dico Decubertiana ma di valori condivisi di lealtà nella competizione, di rispetto delle regole, di solidarietà, di onestà, di cultura del lavoro e del sacrificio, per il raggiungimento dei risultati sportivi.

I valori dei giornalisti di Sky sono racchiusi nel Mangiante-pensiero che su twitter ammette pubblicamente di mentire perché segue una linea editoriale,  ed é stato in prima fila inviato su campo l'anno scorso con il compito di bombardare Zeman di “stronzate”.

A proposito di “stronzate” concluderò questa riflessione con l'opera di Harry G. Frankfurt, professore di filosofia a Princeton ed il suo saggio dal titolo appunto  "stronzate", edito da Rizzoli nel 2005.

E con questo passo ad un argomento piú leggero della menzogna, della menzogna malvagia, costruita per far male, per denigrare sapendo di denigrare, mentendo sapendo di mentire. Passo alla Stronzata, per fotografare tutti quelli che vorrebbero raccontare menzogne,  ma, trovandosi con un argomento trito e ritrito e non avendo nuove menzogne a portata di mano, si rifugiano nella stronzata. Come quella che Zeman non sa vincere, non cura la fase difensiva, insomma i comuni stereotipi.

Frankfurt nel suo saggio seppur in maniera ironica, tenta in maniera rigorosa di dare una definizione filosofica della stronzata intesa come atto linguistico che mira a raggiungere un tornaconto personale attraverso espressioni che tradiscono un assoluta indifferenza nei confronti della verità.

Ad esempio quella di Mauro che chiede a Zeman, "Mister la sua Roma sta vincendo (infatti Zeman veniva da un filotto di vittorie fra campionato e coppa), ma come mai non fa giocare De Rossi che guadagna 6 milioni l'anno"?

Ecco il tipico esempio di stronzata, si contesta un allenatore che vince perchè non fa giocare un giocatore che guadagna molto, dimenticando che si gioca in undici e le rose sono minimo di 24 unità e solitamente dovrebbe giocare chi merita e non chi guadagna di piú. In tal senso la stronzata è eticamente peggiore della menzogna, perché allude ad un cattivo rapporto fra il giocatore ed il Mister, generando nell'ascoltatore il dubbio che il calciatore non giochi perché inviso al Mister, nonchê dannosa e diseducativa per i bambini che ascoltano a cui viene inculcata l'idea che chi guadagna di più ha piú diritti e meno doveri di chi guadagna di meno.

Il bugiardo , almeno, accetta l’idea che sia possibile avere credenze vere sulle cose (e infatti cerca di spacciare il falso come vero), mentre colui che dice stronzate – cioè contraffazioni non necessariamente false – è uno che semplicemente educa se stesso e gli altri all’idea che il valore di verità delle asserzioni descrittive sia una questione irrilevante, se non un’assurdità. Egli, quindi, anche se non lo sa, è uno scettico che, invece di scegliere il silenzio (come l’antico Pirrone), continua a “produrre asserzioni che danno a intendere di descrivere le cose come stanno, ma che non possono essere altro che stronzate” (pag.59 del libro di Frankfurt).
Come lascia intendere Eco tra le righe della sua “Bustina”, un discorso come quello di Frankfurt, che come esempio principale di stronzata cita il discorso di un Presidente degli Stati Uniti in cui con finta seriosità si fa riferimento alla balla retorica secondo cui i Padri Fondatori della nazione americana erano guidati da Dio, non può non far drizzare le orecchie a noi italiani, che per vent'anni siamo stati governati da un ballista di professione il cui ideale di vita e di pensiero è riuscire a vendere ghiaccioli agli eschimesi, al punto che ‘piazzare’ sogni a fini elettorali è per lui ordinaria amministrazione

(“Creeremo un milione di posti di lavoro”, “Diminuiremo le tasse”, “Aumenteremo le pensioni minime”, “Costruiremo case per tutti”, "Io mi sento trentacinque anni, ma sto lavorando con Don Verzè per portare l’età media degli italiani a centoventi anni”, Silvio Berlusconi (Pdl).

La menzogna crea scalpore, shock; la stronzata indifferenza e trascuratezza.

Il produttore di stronzate, con un atteggiamento di non curanza, non prova a comprendere se ciò che dice è vero o falso e in questo modo svalorizza maggiormente la verità. In altre parole chi mente conosce la verità e sa di dire il falso, chi dice una stronzata nemmeno ci prova. Frankfurt per chiarirne meglio il significato, ricerca la definizione di bullshit nell’Oxford English Dictionary: ”Discorso non pertinente, aria fritta”. Un discorso con una stronzata è senza contenuti, retorico, vuoto, è aria fritta.

Per Frankfurt la pericolosità della "stronzata" è appunto nel diffondere l'idea che è impossibile sapere come stanno veramente le cose. Ne consegue che qualunque forma di argomentazione critica o analisi intellettuale è legittima e vera, se è persuasiva. Tutto questo, secondo l'autore, è effetto di una forma di vita culturale  in cui le persone sono sovente chiamate, o si sentono chiamate, a parlare di argomenti di cui sanno poco o nulla.

Gli opinionisti Sky hanno sciorinato tutto il repertorio di menzogne, ora rimangono loro le stronzate o per essere benevoli non resta loro che ragliare come i Somari per dirla alla Liguori, anche se è solo una metafora, in quanto i somari non solo sanno piú degli opinionisti SKY, ma come tutti gli animali, non dicono bugie. E’ tempo di liberarsi dallo schiavismo delle stronzate e per farlo c’è solo uno modo, tanto banale quanto inconsueto: dire sempre la verità, con buona pace dei bugiardi di professione e degli opinionisti e giornalisti “cazzari”.