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Fra lapsus e orrende veritá, per Zeman si profila un nuovo esilio

29.06.2013 ZEMANlandia433

Fra lapsus e orrende veritá, per Zeman si profila un nuovo esilio

di Enzo Follieri

Zeman non fa parte del nostro mondo”, mai frase pronunciata da un Presidente fu più calzante di quella  di  Preziosi. Testualmente "è un allenatore che ammiro, ma, per il nostro mondo é inapplicabile".
Salvo correggere immediatamente la gaffe con l'aggiunta "abbiamo un organico non adattabile", detto da uno che cambia quattro allenatori l'anno non depone a favore di una sua presunta competenza tecnica. E sempre Preziosi arrampicandosi su specchi appena insaponati: "posso solo dire che non vogliamo più soffrire" . Infatti mai nessuna squadra in serie A ha sofferto con Zeman: Foggia, Lazio, Roma, Lecce, con l'eccezione di un Napoli Moggiano, datato, incompleto che non ha voluto dare al Mister il tempo di lavorare.

Dunque, buona la prima, "Zeman per il nostro mondo é inapplicabile”. Deve esserci stato un forte terremoto, l'anno scorso, dalle parti dell'As Roma: allenatori che rifiutavano la "magica", gli Americani che non ricapitalizzavano, salvo farlo per soli 20 milioni dei 50 promessi, con ulteriore esborso forzoso dell'Unicredit di 30 milioni, non previsti, non concordati. La terra bruciava sotto i piedi dell'Unicredit, di Baldini e Sabatini, infatti avrebbero tranquillamente riconfermato Luis Enrique ma lo spagnolo, avendo capito l'antifona e la nuova trappola, tagliava la corda. Siamo al dramma: la sventolata svolta del bel gioco e de "le magnifiche sorti e progressive"  mostrava la corda, l'ingranaggio messo in piedi con lo “sputo” si stava ingrippando. Ecco allora l'idea Zeman, il buon calcio, ha appena stravinto un campionato di B, la Roma è salva, non perde la faccia, ma il mondo del calcio le ricorda che non si fanno sconti a chi ha destabilizzato il Sistema. Sabatini se ne ricorderà a gennaio per esonerarlo il 2 febbraio dopo un bombardamento mediatico di 5 mesi con la redazione sportiva di SKY in prima linea.

Dunque dov'é il nuovo calcio? Dove sono i nuovi vertici del calcio post-moggiano?

I vertici sono nuovi, ma sono anche nuovi i dirigenti della Juve.
La Juve post triade "Bettega-Giraudo-Moggi", Giovanni Cobolli Gigli e Jean Claude Blanc, designati da John Elkan, due autentici signori, accettano i verdetti della giustizia sportiva, accettano la serie B e provano a ridare alla società bianconera una nuova dignità, agli occhi degli sportivi e dei tifosi, critici e meno critici. Ma i nuovi, gli attuali, gli Agnelli in prima persona si riappropriano della squadra, con Andrea, figlio di Umberto e già sodale di Moggi e Giraudo. La ricaduta é drammatica: attacchi, polemiche, argomentazioni revansciste, si schierano subito dalla parte più oltranzista e becera della tifoseria, capovolgendo i verdetti della giustizia sportiva, assolvendo Moggi e Giraudo (radiati), condannando la Procura di Napoli, “rea” di aver scoperto i reati di illecito, unitamente a Guido Rossi della giustizia sportiva che li ha sanzionati. Andrea Agnelli rivuole indietro due scudetti sottratti da Calciopoli e minaccia ricorsi al Tribunale di arbitrato dello sport e perfino alla giustizia ordinaria. La Juve, dunque, inaugura nello sport il nuovo corso della Fiat di Marchionne, riportando le lancette dell'orologio ai tempi bui degli anni 50-60-70, i tempi delle schedature di massa, dello scontro con i lavoratori, costretti negli anni '80 ad occupare la fabbrica.

Il tempo dei soprusi da riproporre con le stesse dinamiche, dalla stessa scuola.

"Per conoscere il sistema Moggi, non ebbi bisogno di leggerne le trascrizioni (in riferimento alle intercettazioni): mi era bastato seguire le partite della mia squadra del cuore con occhi non foderati di prosciutto, per rendermi conto che molte delle vittorie travolgenti dell'èra Moggi-Giraudo-Umberto Agnelli avvenivano altrove, fuori dal campo, prima ancora del fischio d'inizio." E poi ancora: "Naturalmente, per motivi di decenza, smisi di tifare per la mia squadra del cuore e mi misi in sonno, in attesa che arrivassero i carabinieri. L'attesa durò 12 anni, ma alla fine i carabinieri arrivarono." (Marco Travaglio)

Andrea Agnelli attacca a tutto spiano, a suo dire il titolo del 2005-06, viziato dalle manovre truffaldine di Moggi, su arbitri e designatori, assegnato all'Inter, non sarebbe lo scudetto degli onesti, ma dei "prescritti", alludendo alla prescrizione decretata da Stefano Palazzi all'Inter, sui sospetti di coinvolgimento dell'Inter in Calciopoli. Dunque Andrea Agnelli vorrebbe che Moratti rinunciasse alla prescrizione e si lasciasse processare. Ma si guarda bene dal rinunciare alla prescrizione penale.

Andrea Agnelli ignora le quasi 50 pagine della sentenza del 2006 con cui la Cassazione, ribaltando le assoluzioni d'appello, dichiarava i vertici bianconeri colpevoli di aver somministrato ai giocatori sostanze proibite oppure lecite ma usate in dosi massicce e con metodi vietati, dal luglio '94 al settembre '98, alterando le prestazioni e dunque truccando ben quattro campionati e tornei di coppe Uefa e Fifa. Colpevoli, sia Giraudo sia il medico sociale Riccardo Agricola, di un unico "disegno criminoso" a base di frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute; ma salvi per prescrizione, in quanto i reati si erano estinti pochi giorni prima a causa delle lungaggini processuali. Sia per Giraudo, assolto in primo e in secondo grado, sia per Agricola, condannato in primo grado e assolto in appello, la Suprema Corte dava ragione al pm Raffaele Guariniello e disponeva l'annullamento dell'ultimo verdetto perché "questo collegio ha ritenuto che la condotta degli imputati integri il delitto di frode in competizioni sportive".

Il reato insomma c'era, ma era "estinto per prescrizione". Il medico, su mandato dell'amministratore delegato, imbottiva i calciatori di "sostanze vietate", come i "corticosteroidi", e anche di farmaci non vietati ma somministrati ad atleti sani per potenziarne il rendimento, "in modo pericoloso per la salute". E anche per la genuinità delle classifiche, violando la legge che tutela "la regolarità e la correttezza delle competizioni, poste in pericolo dalla sleale alterazione chimica delle prestazioni". La Juve che ha sfidato l'Inter a restituire "lo scudetto dei prescritti" e a rinunciare alla prescrizione nel processo sportivo si guardò bene dal rinunciarvi in quello penale. Anche perché, dopo la sentenza di Cassazione, il nuovo processo sarebbe finito con condanne sicure e la conseguente revoca di tutti i trofei vinti nel quadriennio dello scandalo: tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un'Intercontinentale.

Perfetto, per dare il buon esempio Agnelli rinunci alla prescrizione. Ma non credo sia possibile oggi, dopo tanto tempo.

La cosa grave resta il fatto che la giustizia sportiva, solitamente solerte, giuridicamente preposta ad anticipare i verdetti della giustizia ordinaria, nella storia del calcio Italiano, solo nel caso del doping-Juve non intervenne, non indagò. Si rimise alla giustizia ordinaria. E scorrettamente, pur avendo la giustizia ordinaria provato,oltre ogni lecito dubbio la colpevolezza della Juve, seppur penalmente prescritta, non intervenne, interpretando la prescrizione come un’assoluzione, falsando l'albo degli scudetti della storia del calcio Italiano. Stessa cosa fece la Fifa con Blatter a proposito delle coppe vinte.
Ma l'argomento Uefa e Fifa merita almeno un libro d'inchiesta a parte, a proposito di coppe e mondiali truccati.

18 ore di requisitoria, che hanno fatto la storia in un processo ignorato dal Sistema calcio. Il sistema dei dirigenti, degli arbitri, dei commentatori e giornalisti sportivi, un circo dell'orrore: il sistema Juve che controllava gli arbitri e il sistema Milan che aveva ripiegato sui guardalinee; in quella stessa tavola non disdegnavano le briciole la Fiorentina, la Lazio, la Reggina, tutte condannate e penalizzate, lo “scontificio” che alla fine rese le pene più miti e in alcuni casi le cancellò del tutto, l'alterazione dei risultati programmata con continuità criminale, una truffa ai danni dello sport, degli scommettitori. Un attentato ai valori dello sport, all'etica, alle giovani generazioni, cui arriva solo il messaggio che delinquere non é reato, se a delinquere sono i potenti. La Lazio (allenata da Zeman), il Parma e l’Inter, negli anni del doping accertato della Juve, hanno diritto all'assegnazione dello scudetto, in quanto seconde dietro la Juve.

Dunque Preziosi non ha commesso alcuna gaffe, Zeman per il suo mondo é inapplicabile, il mondo delle valigette piene di soldi, degli arbitri killer mandati a colpire, dei giocatori viziati e spalleggiati dalle società, delle combine, delle scommesse. Rispediamolo in serie B, magari in C, lontano dal circo mediatico, degli statistici del cavolo, dei giornalisti imbeccati, dei commentatori che danno la "linea", quella di un Sistema mai morto.

Il mondo dei Sabatini che non si capisce per chi gioca ed in quale partita giochi. Ha avuto tempo e pazienza con Luis Enrique e non ne ha avuta con Zeman che gli ha spianato la strada alla finale di Coppa Italia e dato gioco alla Roma. Partite di campionato come Inter-Roma 1-3, Genoa-Roma 2-4, Roma-Palermo 4-1, Roma Fiorentina 4-2, Roma Milan 4-2, e partite di Coppa Italia come Roma-Inter 2-1 e Roma Atalanta 3-0, sono state memorabili pur con dei bassi in altre gare, ma il progetto nonostante qualche giocatore ammutinato e qualcuno sfaticato, procedeva. Zeman aveva bisogno di una società alle spalle e non di dirigenti che giocavano un'altra partita. Dov'era il progetto se si confeziona l’esonero per tutto il mese di gennaio per recapitarlo a Zeman il 2 febbraio? Soprattutto chi lo ha deciso? In quale partita e giocata da chi? Dalla redazione sportiva di Sky? Dall'interno di Trigoria? Ci sono state più gastroenteriti il martedi a Trigoria  in 5 mesi , che in 120 mila marines in 10 anni di Iraq. Ma Sabatini, Baldini e lo staff medico non si chiedevano quali topi morti mangiassero i calciatori? O semplicemente non avevano voglia di allenarsi? E sempre gli stessi. Zeman é stato ancora vittima di giochi sporchi, di chi lo ha ingaggiato per fare cassa con gli abbonamenti e calmare una piazza in fibrillazione, per poi farlo fuori ai primi intoppi, intoppi creati ad arte nello spogliatoio e da una certa stampa vedova di Moggi e dei suoi regalini. Sabatini non gioca per la Roma, questo si evince, come si evince che non giocano per la Roma gli Americani, giocano per lo stadio, per gli affari. La Roma è in profondo rosso, non basta una ricapitalizzazione di 50 milioni, ne servono 70, forse 100? Al primo sedicente Sceicco di passaggio volevano vendergli tutto, questo é il progetto: recuperare i soldi e scappare. Vuole scappare l'Unicredit, vogliono scappare gli americani ed intanto la Roma é gestita da maneggioni, si cambia allenatore in corsa come in una squadretta di periferia, si cambia progetto, perché Andreazzoli avrà fatto pure qualche punto, ma dov'è il bel gioco, fulcro del sedicente progetto? Il progetto dei 15 moduli in quindici partite? Dunque un progetto variabile, come i moduli di Andreazzoli, progetto del “tira a campare”, in quella Trigoria dove i giocatori decidono il licenziamento degli allenatori, Ranieri, Spalletti, Zeman. Allenatori diversi ma che hanno in comune lo stesso carnefice.

La finale di Coppa Italia é stata la partita che ha decretato il fallimento del duo Baldini-Sabatini, artefici di aver pugnalato Zeman con un esonero infame, perché chiedeva solo regole e disciplina, sostituendolo con un allenatore amico dei calciatori, i più riottosi, decretando lo sfascio finale.

A fine stagione Baldini va via mettendo la parola fine al fallimento suo personale e della società. Resta l'ineffabile Sabatini dirigente di lungo corso, radiato e poi riammesso nel maleodorante mondo del calcio con artifizi degni dei regimi sud-americani di vecchia memoria o delle repubbliche delle banane. Sabatini ha sotto contratto Zeman ed il suo staff con un costo non indifferente e potrebbe mettere riparo allo scempio che lui stesso ha perpetrato contro il Boemo e contro i tifosi della Roma. Invece dopo aver subito l'onta del rifiuto di almeno 4 allenatori di prima fascia, perché nessuno vuole una Roma senza un Presidente vero, senza un DS vero, ingaggia Garcia dal Lille, definito dai giornali “l'allenatore che gioca alla Zeman”, quando l'originale é ancora sotto contratto. Un non senso, uno schiaffo a Zeman e una legittimazione a tutti quei giocatori della Roma che non hanno la cultura del lavoro, della disciplina e delle regole, che non amano le doppie sedute, che rifiutano la fatica. 
E intanto sia Sabatini che Garcia dovranno lavorare con l'ombra di Zeman, sotto contratto. A meno che (cosa assai improbabile), Zeman non trovi una panchina in B o all'estero. Sabatini, come il Diavolo, fa le pentole, ma un coperchio potrebbe seppellirlo.

E proprio in questo calciomercato, dopo quello che é successo alla Roma ai danni di Zeman, sta per scattare il nuovo esilio per il Maestro, fra il tripudio di pennivendoli, commentatori del nulla, soubrette, dirigenti, gastrosofferenti, una corte dei miracoli da circo di quarta categoria, con al seguito filibustieri nani e ballerine, tutti insieme appassionatamente. Sky non decide solo l'orario delle partite, ma assume l'atteggiamento di chi interferisce anche sulle assegnazioni delle panchine e alcune in particolare, quelle di prima fascia, sembra quasi come se le assegnasse direttamente. Un giornalista romano, dopo aver mentito sulla presenza di 250 tifosi che a Trigoria hanno contestato la dirigenza, riportando che fossero solo in 50, attaccato in merito dai tifosi, ha ammesso via twitter la bugia, giustificandosi col dire che lui segue "una linea editoriale" e per essa lavora. Quindi mente sapendo di mentire, come l'emittente che lo ha sul libro paga: un quaquaraquà. Semplicemente vergognoso.

Quando uno scatto di dignità che metta fine a questa barbarie?
Quando?