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Omaggio a ČESTMÍR VYCPÁLEK

30.03.2013 ZEMANlandia433

Omaggio a ČESTMÍR VYCPÁLEK

di Stella Corigliano
Nel raccontare Zdenek ZEMAN non si può prescindere dalle sue radici. Il suo percorso umano e professionale è segnato dalla figura di un GRANDE UOMO e di un GRANDE SPORTIVO, due figure intense e imponenti racchiuse in un solo nome: Čestmír Vycpálek, zio materno di Zdenek Zeman.

Čestmír Vycpálek nacque a Praga il 15 maggio 1921. Figlio di quella città incantevole per storia, arte, cultura e tradizione che non può non ammaliare col suo fascino chiunque abbia il gusto e il culto dell’oggettivamente bello.
La sua infanzia è segnata dalla passione calcistica del Padre Presmyl che intravede in lui le doti di campione e dalla premura della Madre Jarmila, disponibile a cedere alle aspirazioni di padre e figlio a condizione che concluda gli studi nell’Accademia Commerciale. Ne viene fuori uno studente modello che a 17 anni si ritrova tesserato in prima squadra dallo Slavia Praga.

Ma nel contesto europeo sono anni tenebrosi. Praga è una delle città più dilaniate dagli orrori della seconda guerra mondiale e Čestmír ne patisce le conseguenze più atroci e umanamente più umilianti, sopravvivendo miracolosamente alla deportazione nel campo di concentramento di Dachau.
Egli stesso raccontava «Nell’ottobre del 1944 ero uno scheletro vivente con una casacca a righe, che stringeva il filo spinato di un orrendo campo di concentramento nazista, quello di Dachau. Solo chi c’è entrato può sapere quanto sia stato difficile, quasi miracoloso uscirne. In quel campo, Hitler rinchiudeva i nemici della sua follia: ebrei, antinazisti, cittadini degli stati invasi dalla croce uncinata. Ed io sono cecoslovacco di Praga, dunque un nemico. Vi passai otto mesi di sofferenze inaudite, di privazioni enormi; una buccia di patata, ogni due giorni, mi pareva un tesoro inestimabile. Solo chi è passato attraverso queste esperienze, ripeto, può capire che valore ha la vita e non impressionarsi più di nulla».

L’incubo finisce e il grande talento di Čestmír viene riconsegnato al calcio nel 1945. Čestmír stupisce e incanta con la maglia dello Slavia Praga (sei volte campione, dal 1939 al 1945) e le sue strabilianti performance gli aprono la strada per la nazionale in cui sarà selezionato per sette anni.
Tecnica sopraffina, sublime controllo di palla, notevole visione di gioco… Vycpálek era uno di quei giocatori capaci di accarezzare la palla e direzionarla senza mai perdere di vista il campo… e con estrema naturalezza sapeva valutare le situazioni tattiche da adottare di volta in volta. Con Vycpálek a due passi dall’area di rigore non c’era scampo per le difese avversarie: o inventava l’assist vincente o sferrava uno di quei suoi tiri micidiali dalle traiettorie precise e potenti.

Dopo i fasti nel calcio dell’allora Cecoslovacchia, nel campionato 1946/47 Čestmír Vycpálek è, con Julius Korostelev, il primo straniero a vestire la maglia della Juventus dopo la seconda guerra mondiale. Entrambi cecoslovacchi, entrambi provenienti da quel calcio danubiano che fino allo scoppio della seconda guerra mondiale aveva rappresentato una delle più fulgide scuole calcistiche d’Europa, per anni senza rivali. Con la Juve quell’anno arriva secondo alle spalle del grande Torino. Un solo anno alla Juve, 27 presenze e 5 goal.

Per l’anno successivo gli ambiziosi dirigenti di un Palermo da far tornare in serie A, puntano su Čestmír Vycpálek. «Il presidente Agnelli», raccontava Cesto, «mi cedette al Palermo per devozione: lui ed il principe Lanza, presidente del club rosanero, erano grandi amici ed io ci andai di mezzo. Considerai quel trasferimento l’ennesimo scherzo del destino, non potevo certo immaginare che, a Palermo, cominciava la mia vera carriera di giocatore».
Ed è proprio così, Palermo segna il destino di Vycpálek. Proprio quando pensava forse di tornare nella sua amata e mai dimenticata Boemia, Palermo gli cambia la vita. Nel 1948 ci fu un colpo di Stato nel suo Paese, ma Čestmír era in Italia e sua moglie Hana riuscì a raggiungerlo. Nello stesso anno nacque il figlio primogenito, Cestmir jr.

Nel campionato 1947/48 il Palermo con Čestmír Vycpálek vola dalla B in serie A.
Čestmír in cinque campionati (1947/1952) in maglia rosanero totalizza 143 presenze e 23 gol.
In una carriera costellata di successi e riconoscimenti, Vycpálek si distingue per un primato che solo una persona di grande carisma poteva raccogliere nell’Italia del primo dopoguerra con tutti i suoi retaggi: Čestmír è infatti il primo straniero ad aver vestito la fascia da capitano in un campionato italiano di serie A.

Sono anni memorabili nella carriera di Čestmír e nella storia del Palermo. Sono anni in cui personalità spiccate come quella di Cesto entrano nel cuore dei tifosi e Cesto per Palermo è stato molto di più di una “bandiera” (non a caso la città ha più volte pensato di intitolargli il piazzale antistante lo stadio Barbera, anche se la delibera tarda ad arrivare). Ma anche Cesto con la sua profonda umanità lega indissolubilmente il suo cuore alla città di Palermo. La sua città per sempre, anche a fine carriera, dopo aver giocato nel Parma dal 1952 al 1958 (151 presenze e 28 gol).
Ed è proprio a Palermo che ha inizio, subito dopo aver appeso le scarpette al chiodo, la sua attività di allenatore. Dal 1958 per due anni allena nel settore giovanile.

Nel 1960/61 arriva terzo nel campionato di C col Siracusa.

Nel 1962/64 si trasferisce in Veneto dov’è chiamato ad allenare in serie C il Valdagno, squadra nata dalle attività del dopolavoro del lanificio Marzotto.

Dopo l’esperienza veneta rientra nella “sua” Sicilia: dal 1964 fino alla fine degli anni sessanta vive dapprima un ritorno poco fortunato nelle giovanili del Palermo e successivamente allena la prima squadra fondata da Renzo Barbera, la Juventina, ottimi campionati fino a sfiorare la promozione in serie D.

Il suo amico di sempre, il portiere Armando Correnti (scomparso il 18 agosto scorso), intervistato da Benvenuto Caminiti (fratello del grande giornalista Vladimiro) raccontava del grande senso di vuoto vissuto da Cesto, quando si ritrovò disoccupato perché il factotum del Palermo decise di esonerarlo dalla guida delle giovanili: “… era un buono, il mio amico Cesto e non sapeva reagire alle ingiustizie, le subiva quasi con rassegnazione. E allora intervenivo io, sennò a che servono gli amici? Così lo presentai a Renzo Barbera, che stava costruendo dalle fondamenta una nuova squadra di calcio. Gli dissi: “C’è l’uomo giusto per noi!” Lui mi guardò, perplesso e chiese: “Chi è?” E io: Cesto Vycpálek!”. Renzo strabuzzò gli occhi, incredulo:”Sì, e uno come lui accetta una squadretta come la mia?” “Sì, se glielo chiedo io!” E così fu: sapevo che Cesto da disoccupato non avrebbe resistito a lungo e quando gli parlai di quella nuova avventura, accettò di slancio!”.

Nel 1968 la Juventina di Barbera fu sciolta.. furono per Cesto anni bui ai margini nel calcio.. anche quando accettò nel 1970/71 di allenare il Mazara in promozione non andò bene perché a dicembre fu esonerato.
In occasione di un’amichevole della Juve a Palermo, Cesto Vycpálek e Giampiero Boniperti si ritrovano e dopo 23 anni da quando erano stati compagni di squadra, Boniperti gli affida la guida del settore giovanile bianconero… Il destino di Vycpálek passa per la triste vicenda umana di Armando Picchi che, colpito da un male incurabile è costretto a lasciare la guida della Juventus e Boniperti non ci pensa due volte ad affidare l’ingrato quanto ambizioso compito all’amico Cesto…. Un quarto posto nel 70/71 in una stagione in cui per l’allenatore Boemo non fu facile farsi accettare da un gruppo molto legato ad Armando Picchi…
Vladimiro Caminiti, racconta come Vycpálek conquistò la sua squadra prima ancora che i due scudetti:  
I primi mesi di Cesto furono duri. Alcuni bianconeri lo sfotticchiavano per non dire che lo sbertucciavano. E lui? Inalterabile, come insensibile. Ci fu l’episodio di Padova, in pullman, con Haller che minaccia di accoppare a schiaffoni l’angelico Sarroglia. E Vycpálek? Protestava con meraviglia. Qualcuno continuava a prenderlo in giro. Poi? Poi niente.  La squadra comincia a far blocco attorno a Cesto. Quest’uomo che parla poco, che ha sempre un paterno consiglio, che si lascia guidare da una antica saggezza, conquista gli anziani. Salvadore, il capitano, comincia a redarguire i giovincelli. Furino e Marchetti stringono alleanza con il mister. Ed il mister persuade pure Causio, il più recalcitrante. La sua maniera di insegnare comincia a scendere nei cuori di questi ragazzi milionari. È un preparatore che usa la dolcezza al posto della frusta, la persuasione al posto del comando. I suoi allenamenti sono ispirati ad immenso amore per il calcio; i suoi allenamenti atletici sono dosati nel modo giusto per un calciatore professionista di serie A. Nei momenti difficili, davanti alle disavventure più crudeli (leggi malattia di Bettega) la saggezza di Vycpálek aiuta i ragazzi a maturare in fretta. Ecco cos’è un trainer, un padre di famiglia”.
Come dire che una panchina per caso non significa poi vincere per caso…. Perché probabilmente anche nella cultura di Čestmír Vycpálek come qualche anno dopo in quella di suo nipote Zdenek Zeman, il risultato era casuale, la prestazione no….
Nel 1971/72 e nel 1972/73 Čestmír corona per due anni consecutivi il sogno di vincere due scudetti, al termine di due campionati eccezionali, che finalmente e giustamente lo premiano nel suo ruolo di allenatore.
Ma non fu una passeggiata…. non lo fu sul piano calcistico e tanto meno sul piano umano.

Quel mese di maggio che gli aveva dato i natali, gli riserva nel giro di pochi giorni strazi umani e trionfi sportivi.
Venerdì 5 maggio 1972 nel disastro aereo di Montagnalonga (confine geografico tra i comuni palermitani di Cinisi e Carini a due passi dall’aeroporto di Punta Raisi) ad appena 24 anni perde la vita il figlio primogenito Cestmir jr, detto Cestino. Il 7 maggio la Juve giocherà in casa col Cagliari (finirà 2-1) e a Palermo ci sono le elezioni. Cestino anticipa la partenza per raggiungere la fidanzata. Il fratello Daniele lo aspetta invano all’aeroporto e vede quell’aereo in fiamme schiantarsi su Montagnalonga.
Nulla di più tragico poteva colpire l’uomo sopravvissuto a Dachau.

Avrei dovuto trattenerlo – racconterà più tardi Čestmír Vycpálek ad alcuni suoi ex-calciatori - Ma come si fa a fermare un figlio, specialmente quando sai che è innamorato? Ho fatto di tutto per dargli l’agiatezza: volevo evitare che facesse la mia stessa vita da zingaro, sia come calciatore, sia come allenatore. L’ho fatto studiare a Valdagno: volevo che prendesse il diploma di perito tessile. Soltanto da qualche mese la nostra famiglia si era ricomposta. A Torino ho raggiunto una certa tranquillità. Quest’estate, speravo di godermi la compagnia del mio primogenito. Non abbiamo mai parlato molto, purtroppo non lo potremo fare più”.

Due giorni dopo i funerali del figlio, Čestmír Vycpálek torna in campo per preparare la trasferta della Juventus a Firenze e Vladimiro Caminiti racconta quei giorni Ora tutta la squadra è una famiglia. Hanno imparato a volergli bene. Tutti hanno capito che c’è parte di merito del trainer in questa stagione che ha dato amarezze crudeli e fantastiche gioie…. La Juve ha l’allenatore giusto, che completa la direzione ed ha ridato alla società un cammino avveniristico. Questo Vycpálek antico ma non vecchio, anzi giovane come tutti gli uomini buoni.”. 
La volata finale verso lo scudetto passa per il pareggio (1-1) a Firenze e la vittoria casalinga (2-0) col Lanerossi Vicenza. E’ il trionfo di Vycpálek allenatore. Che si confermerà l’anno dopo replicando l’impresa con un sorpasso rocambolesco ai danni di Lazio e Milan a 3 minuti dalla fine dell’ultima giornata di campionato.
Nel 1973/74 la Juve di Vycpálek arriva seconda, cedendo il passo alla Lazio di Maestrelli.

Alla fine di quella stagione Cestmir Vycpalek smetterà di allenare e si ritirerà nella “sua” Mondello e nello stesso anno suo nipote Zdenek Zeman (dal 1969 in pianta stabile in casa Vycpalek), inizia la sua carriera di allenatore proprio là dove l’aveva cominciata Zio Cesto, nelle giovanili del Palermo dando seguito al fascino di una mentalità boema nel calcio italiano.
Il mese di maggio torna a segnare per l’ultima volta la vita di Čestmír Vycpálek … è il 5 maggio del 2002… trent’anni esatti dopo la morte di suo figlio Cestino. Coincidenza da brividi.
Čestmír Vycpálek se ne va, lasciandoci di lui una preziosa eredità: l’esempio di un atleta integerrimo, le gesta di un calciatore memorabile, il carisma di un allenatore all’avanguardia, ma soprattutto i valori di un galantuomo rigoroso verso se stesso e generoso verso gli altri, la forza di un uomo che ha attraversato gioie e dolori con pari incrollabile equilibrio. E ci ha “consegnato” infine Zdenek Zeman, cresciuto e forgiatosi sotto la sua mirabile figura di uomo e di sportivo. A zio Cesto da parte nostra eterna gratitudine!
 

14.08.2000 IL MATTINO di Napoli

Articolo di Čestmír Vycpálek 

"Fidatevi, Zdenku non deluderà E il calore dei tifosi sarà decisivo" 
Amici napoletani, faccio seguito al mio articolo di un mese fa, all'incirca, quando salutai il raduno del Napoli di mio nipote con una riflessione per il giornale della vostra città. Come sapete, l'altra sera il Napoli è venuto a giocare nella mia città, qui a Palermo, alla Favorita. Vi debbo confessare che non sono andato allo stadio. Perchè c'ero andato solo pochi giorni prima, sempre per vedere il Palermo, e poi perchè una tv siciliana copriva l'evento in maniera più che completa. E oggi giorno le partite si vedono quasi meglio in tv che allo stadio. 
Lo ricorderete, io ho 79 anni e gioco al risparmio, tutto al contrario di Zeman, insomma. Per questo sono rimasto in poltrona. Il Napoli non mi è dispiaciuto, e non solo perchè ha vinto. Nel secondo tempo ha mostrato qualcosa di buono. Una buona reazione, dopo qualche problemino in difesa. D'accordo, nel primo era finito in difficoltà, ma non bisogna dimenticare che i rosanero non sono affatto male. Hanno gente di esperienza, come Cappioli. Quest'anno, secondo me, il Palermo salirà in serie B. Pertanto, insomma, è come se fra le due contendenti di sabato sera ci fosse stata soltanto una categoria di differenza. Serie A contro B e allora, considerato il fattore campo e i diversi carichi di preparazione, ecco che il 2-1 non vi deve spaventare.
 
Siamo soltanto all'inizio della stagione, pertanto non vi dovete preoccupare. Il calcio estivo non conta niente, tantopiù che quest'anno il campionato comincia il 1° di ottobre. Con un mese e mezzo di ulteriore lavoro, vedrete che il Napoli sarà competitivo già dalla prima giornata. Non ci vuole fretta. E poi, in genere, il mio Zdenku - io continuo a chiamarlo così - parte sempre abbastanza male. Per colpa dei carichi di lavoro, particolarmente sostenuti. L'importante è trovare presto l'amalgama e una buona qualità di gioco. Fondamentale sarà la continuità. Se avete presente la carriera di Zdenku, in genere le sue squadre volano a primavera e hanno una crisetta in inverno. Ecco, quest'anno speriamo che sia più lineare il suo cammino. Che vada tutto bene, che la squadra possa veleggiare in una buona posizione di classifica, fra qualificazione Uefa e Intertoto. Da vecchio allenatore, anche se il calcio lo guardo con occhio sempre più distaccato, vi posso dire che secondo me questo Napoli ha un buon potenziale e sabato a tratti l'ha evidenziato. Questo Bellucci, ad esempio, non è niente male. E neppure Stellone, ma li conoscete meglio voi di me. E un pizzico di pressing, nella ripresa, l'ho visto. Abbiate fiducia, Zdenku non vi deluderà. Lui porta sempre tante novità, nelle squadre dov'è chiamato. Allenamenti e gioco si rivoluzionano, bisogna che i rudimenti tecnico-tattici siano stati appresi, prima di poter giudicare e, eventualmente, bocciare.
 
Domenica pomeriggio, dopo pranzo, Zeman è venuto qui a Mondello, a casa mia, a trovarmi. Abbiamo passato un paio d'ore, con mia moglie Hana e un caro amico, Pippo Orlando, ex settore giovanile del Palermo. Gli ho offerto una cassata siciliana, volutamente non abbiamo parlato molto di calcio. Lo conoscete, Zdenku non è molto ciarliero, neppure con i parenti. Mi raccomando, allora, continuate a stargli vicino, con il vostro calore.
Čestmír Vycpálek