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dal 30 marzo 2013

BIOGRAFIA DI ZDENEK ZEMAN

Zdenek Zeman nasce a Praga il 12 Maggio del 1947, in un quartiere residenziale sulle rive della Moldava.

La madre Kvetuscia Vycpálek è casalinga. Il padre Karel è un luminare della medicina, primario di otorinolaringoiatria presso l'ospedale di Praga.

La famiglia segna tangibilmente il percorso di vita del giovane Zdenek.

Dal padre, che avrebbe voluto fare di lui un medico, ha acquisito la cultura del lavoro come manifestazione dell’essere e non dell’apparire e quel quid che fa la differenza tra un mestierante e un “ricercatore”, capace di dare un’impronta innovativa e unica al suo lavoro, come trapela da queste sue parole raccolte da Giuseppe Sansonna in “il ritorno di Zeman”: «E’ stato uno dei primi a fare interventi di tracheotomia. Lo invitavano negli Stati Uniti … ovunque, a tenere conferenze, ma lui non si muoveva. Però inviava dei trattati ….Operava di giorno e scriveva trattati di notte. Non ho mai capito come facesse, ma l’importante è che a lui piaceva. Lo faceva sempre volentieri».

Dalla famiglia materna, trovando terreno fertile in un’indole già di per sé votata alle pratiche sportive, Zeman ha “ereditato” la passione per il calcio, sviluppata attraverso il mito dello zio materno Čestmír Vycpálek affermatosi come grande centrocampista della storia dello Slavia Praga e della nazionale cecoslovacca e successivamente consacratosi in Italia prima come calciatore e poi come allenatore.
Ma prima ancora di Zio Cesto, è il nonno Premysl a “fomentare” le passioni sportive del giovane Zdenek.
Lo avvia al pattinaggio e all’hockey su ghiaccio e intanto lo “nutre” di calcio portandolo a vedere le partite di Slavia Praga, Sparta Praga, Dukla e Bohemians.

In questo ricco e variegato contesto familiare, Zeman frequenta 9 anni di scuola del’obbligo e tre di liceo, ma resta fermo un anno prima di iscriversi all'università per via del numero chiuso. A Praga Zeman pratica molto sport, dal nuoto all’hokey su ghiaccio alla pallamano, sport nel quale arriva a giocare anche nella nazionale juniores. Ma Zeman, contrariamente a uno dei tanti luoghi comuni sul suo conto, ha anche giocato a calcio. “Il mio soprannome in squadra era “Pistone” perché in campo mi muovevo molto” (E. Audisio - La Repubblica – 23/10/2011). La sua formazione nei settori giovanili dello Slavia Praga (allievi, juniores e primavera) ne ha segnato le idee calcistiche in relazione al gioco a zona: «Da piccolo, a Praga, mi dissero: “prendi quella posizione” e non “prendi quell'uomo”; da quel giorno, non ho più cambiato idea.» Nell’anno di forzato fermo universitario, lavorava di notte in una fabbrica di prodotti farmaceutici per potere di giorno dedicarsi al pallone.
Nell'estate del 1968 con la sorella Jarmila, Zdenek va a trascorrere le vacanze estive a Mondello presso lo zio Cesto in Sicilia. In quel mese di agosto i carri armati sovietici invadono Praga stroncando il tentativo di libertà e di democrazia del leader Alexander Dubcek, culminata nel ’69 col sacrificio di Jan Palach.

Alla fine di quell’estate Zdenek e Jarmila tornano in Patria. Ma nel 1969 Zeman torna in Sicilia ospite di Zio Cesto per intraprendere un nuovo percorso di vita, in una terra che lo affascina per via del sole e del mare e incuriosito da quel folklore tipicamente meridionale, lontano da una Praga ormai priva di ogni libertà.

Degli anni in Sicilia accanto a Zio Cesto, sempre in “il Ritorno di Zeman” di Sansonna, Zeman racconta:

«Sono partito un giorno, ma non sapevo che per tanti anni non avrei potuto rivedere la mia famiglia … a Palermo sono stato accolto da zio Cestmir. E’ stato come un padre … un uomo di una generosità assoluta. Poco per sé e tanto per gli altri».

Le restrizioni politiche del suo paese lo costringeranno a rivedere la famiglia solo dopo 20 anni.

Zeman intanto si iscrive all'ISEF di Palermo, dove si diploma con il massimo dei voti discutendo una tesi sulla medicina dello sport.

Nei primi anni palermitani, prima di passare al calcio, insegna educazione fisica all’istituto Gonzaga di Palermo e si dedica alla pallamano nel doppio ruolo di allenatore e giocatore dell’Omeostasi, squadra che giocava in un pallone tensostatico, prima struttura avveniristica della città. L’attività di Zeman si alterna e si incrocia tra pallamano e nuoto. E proprio mentre è alla guida della società di nuoto Lauria, conosce la futura moglie Chiara Perricone, all’epoca nuotatrice, che gli darà due figli, Karel (nel 1977) ed Andrea (nel 1983).

Si avvicina alla carriera di allenatore di calcio accettando la guida tecnica del Cinisi, una squadra di dilettanti di un paese alla periferia di Palermo. Poi passa al Bacigalupo (come preparatore atletico) e da allenatore al Carini, al Missilmeri e all'Esakalza.

Zeman racconta a Sansonna ne “il Ritorno di Zeman” gli anni del suo primo approccio con la panchina: «Un ragazzo un giorno mi disse che aveva una squadra e se potevo aiutare. Ho detto sì … ma non so se li ho danneggiati. All’epoca io credevo di allenare, ma quello non era allenare, sperimentavo delle cose … ma non era allenare veramente. Nel periodo in cui ho iniziato, mi pagavano 50 dollari … ma potevano anche pagare in natura: pasta, carne, cose così».

Nel 1974 entra nelle giovanili del Palermo che allena fino al 1983/84, prima nei Giovanissimi e poi nella Primavera.

Nel 1975 ottiene la cittadinanza italiana.

Nel frattempo si iscrive al Supercorso di Coverciano (1978) dove ottiene il patentino di allenatore di prima categoria nel 1979.

Tutto ciò che ne è seguito è la storia di un Uomo che ha applicato al calcio valori etici e cultura del lavoro unitamente ad un’idea di gioco unica nel suo genere, votata ad offrire spettacolo e a far divertire il pubblico.

Una concezione del calcio che ha fatto e continua a fare scuola nel corso di una carriera quasi quarantennale, contraddistinta dall’essere rimasto sempre fedele a se stesso eticamente e tatticamente, portando in giro per l’Italia e non solo, nel segno del 433, quella giostra di emozioni a cui è stato unanimemente riconosciuto il nome di “Zemanlandia”.

CARRIERA

1974-83 Zeman allena le giovanili del Palermo (giovanissimi e Primavera).
Da quel settore giovanile sono usciti i suoi vice allenatori Giacomo Modica e Vincenzo Cangelosi.

1983-86 Zeman viene ingaggiato dal presidente del Licata Giuseppe Alabisio. Zeman allestisce una squadra pressocchè composta da siciliani.
Il primo anno, nel campionato di C2 girone D arriva 11°, ma getta le basi per il trionfo dell’anno successivo. L’83-84 è infatti l’anno del trionfo e della promozione in C1 con 15 vittorie, 14 pareggi e 5 sconfitte in 34 partite e 58 gol fatti e 30 30 subiti: differenza reti + 28.
In C1 ottiene la salvezza 1985/86 al dodicesimo posto..
Lancia Maurizio Schillaci.

1986-87 Peppino Pavone, direttore sportivo del Foggia, ammaliato dal gioco del Licata, suggerisce Zeman al presidente Pasquale Casillo . Il Foggia disputa un buon campionato di C1 nel girone B (tanto che arriverà terzo in classifica) ma alla 27^ giornata Casillo esonera Zeman, convinto che Zeman si sia già accordato con il Parma per la stagione successiva.

1987-88 Zeman esordisce in serie B, nel Parma ma viene esonerato alla 7^ giornata nonostante la vittoria sul Milan in Coppa Italia ai rigori.

1988-89 Allena in serie B il Messina, classificandosi 8°. Zeman in quell’anno lancia Salvatore Totò Schillaci, capocannoniere con 23 gol.

1989-1994 Zeman viene richiamato dal Foggia neopromosso in serie B. Per 5 anni un sodalizio vincente che darà vita a Zemanlandia… un fenomeno calcistico fatto di giovani talenti scoperti da Peppino Pavone e lanciati e consacrati da Zeman. Nel primo anno il Foggia arriva 8° in attacco arrivano Rambaudi dal Perugia e Signori dal Piacenza. Una delle felici intuizioni di Zeman è la trasformazione di Signori da mezz’ala in attaccante, capace di realizzare 14 gol.
Nel 1990/91, nel tridente arrivai Ciccio Baiano. Il Foggia stupisce, incanta e da spettacolo col suo 433 al fulmicotone. Una volata trionfale conclusasi col Foggia capolista, con 51 punti in 38 partite: 21 vinte, 9 pareggiate e 8 perse. 67 gol fatti 36 subiti (differenza reti + 31).
In serie A il Foggia di Zeman si presenta con la spavalda spettacolarità del suo gioco spumeggiante e veloce e si afferma con ottimi risultati: 11° nel secondo anno, 9° nel primo e nel terzo ad una passo dalla qualificazione in Coppa Uefa nel 93/94.
Zeman consegna alle grandi platee del calcio oltre ali italiani Baiano, Manicone, Stroppa, Signori, Rambaudi e Di Biagio, il rumeno Petrescu, l'argentino Chamot , i russi Kolivanov e Shalimov. A soli 17 anni Zeman fa esordire Padalino. Nel Foggia si delineano i connotati del portiere zemaniano per eccellenza,
secondo una nuova concezione del ruolo di portiere: forte fra i pali ma soprattutto padrone assoluto dell’area e capace di giocare con i piedi anche fuori da essa, una sorta di libero aggiunto: Franco Mancini è e resterà per sempre la massima espressione di questo nuovo modo di concepire il ruolo di estremo difensore.

 

1994-97: Zeman è chiamato ad allenare per la prima volta un club prestigioso e ambizioso: la Lazio di Sergio Cragnotti.
Zeman ritrova in attacco Signori e chiede gli acquisti di Rambaudi e Chamot.
Nel primo anno la Lazio di Zeman arriva seconda dietro la Juve (quella successivamente finita sotto processo per doping). La Lazio viene penalizzata da decisioni arbitrali discutibili: in campionato perde in casa con la Juventus rimanendo in dieci per un’ingiusta espulsione di Cravero; sempre a causa di un’esplulsione “scientifica” (al primo minuto) viene eliminata dalla Coppa Italia in semifinale dalla Juventus ; in Coppa Uefa da una punizione invertita all’ultimo minuto scaturiscono l’assurda espulsione di Chamot e il gol del Dortmund con Riedle;
Eppure la Lazio annovera quell’anno il miglior piazzamento dopo lo scudetto del 1974 e per la prima volta arriva a giocare i quarti di finale di una competizione europea.
L’anno successivo Zeman viene confermato, la Lazio arriva terza e il mister boemo lancia come centrale difensivo un giovanissimo Alessandro Nesta e come attaccante un altrettanto giovane Marco Di Vaio.
Nelle Coppe si registra l’eliminazione dalla Coppa Uefa per mano del Lione e dalla Coppa Italia ai quarti di finale contro l’Inter. L’esaltante finale di campionato, con due pareggi e sei vittorie consecutive garantiscono a Zeman la conferma per il terzo anno. Ai vertici della Lazio come presidente Dino Zoff manifesta notevoli limiti nella gestione del club e resta inerme di fronte a quella frangia del "gruppo" che non segue a dovere Zeman. Cragnotti non potendo distribuire le troppe colpe si trincera nel rimedio più facile: esonerare Zeman il 27 gennaio 1997.
Il terzo anno alla Lazio resta comunque nella storia di Zeman per aver portato nel calcio italiano Pavel Nedved.

1997-99: Lo stadio di Zeman resta l’Olimpico, continua ad allenare nella capitale … ma cambia la sponda sportiva del Tevere. Il Presidente Franco Sensi lo chiama ad allenare la Roma. E’ una stagione esaltante sul piano del gioco e la Roma chiude al 4° posto con il miglior attacco della serie A (67 gol) e la qualificazione in Coppa Uefa. L’eliminazione dalla Coppa Italia non fa scemare l’entusiasmo intorno al tecnico boemo.
La stagione successiva è segnata da una data 26/07/1998 e da questa risposta data da Zeman a Mimmo Ferretti de Il Messaggero: "Il calcio sta cambiando. Purtroppo, aggiungo io... Io vorrei che il calcio uscisse dalle farmacie e dagli uffici finanziari e rimanesse soltanto sport e divertimento",

La Roma, con un organico molto giovane, arriva 5^ in classifica (a soli due punti dal terzo posto utile per la qualificazione in Coppa dei Campioni) esprimendo un calcio di altissimo livello, ma i risultati sono viziati da una serie di errori arbitrali troppo macroscopici e troppo frequenti, per non destare sospetti. Alla classifica della Roma mancano almeno 20 punti. Tuttavia la Roma registra ancora una volta il miglior attacco della serie A (69 reti).
In Coppa Uefa non accede in semifinale in seguito ad un arbitraggio scandaloso. E’ l’anno della consacrazione di Francesco Totti che Zeman consegna alla Nazionale insieme a Damiano Tommasi, Eusebio Di Francesco, Gigi Di Biagio e Marco Delvecchio , con 18 gol miglior realizzatore italiano del campionato.
Nonostante le buone prestazioni e i tanti giovani lanciati, Franco Sensi non conferma Zeman per la stagione successiva. La storia racconterà che nella decisione del presidente romanista ha inciso il sospetto che avessero nuociuto ai risultati della Roma quelle dichiarazioni di Zeman del luglio 98, che nel frattempo avevano comportato l’intervento dell’Ufficio Indagini per accertare l’uso scriteriato di farmaci per migliorare le prestazioni dei giocatori .
La storia dirà anche che quel sospetto era fondato visto che da quel momento in avanti la carriera di Zeman è stata ostacolata, inficiata e penalizzata dai poteri oscuri del Sistema Calcio. Infatti già dal campionato successivo inspiegabilmente Zeman non viene ingaggiato da nessun club del campionato italiano.

1999-2000: il 6 ottobre 99 Zeman viene ingaggiato dal Fenerbahç con un contratto di otto mesi. Nel campionato turco, pur tra alterni risultati, Zeman fa bella figura e al pubblico lo spettacolo piace. Ma a Zeman non piace l’assenza di cultura del lavoro da parte del gruppo a sua disposizione. E dopo tre mesi rassegna le dimissioni.

2000-2001: Zeman torna ad allenare in Italia. Il presidente Corbelli lo ingaggia nel Napoli, neopromosso dalla serie B.
Ma le premesse destano qualche perplessità: salvo poche eccezioni non vengono messi a disposizione di Zeman i giocatori richiesti e molti di quelli che arrivano vengono acquistati alla fine del ritiro precampionato. Nel Napoli si aggira un giovane personaggio (Alessandro Moggi, figlio di Don Luciano) con un ruolo non ben definito ma che sembra essere decisivo nelle scelte e le scelte sembrano tutt’altro che dalla parte di Zeman. Intoppi di strana natura segnano negativamente l’avvio del calcio giocato: inspiegabilmente molti dei nuovi sono privi dei relativi permessi e non possono giocare e la rosa non è sufficientemente competitiva. Ma i problemi veri non vengono dal campo, ma dagli strani personaggi incardinati nella società (vedi parentesi precedente): Zeman viene messo sotto pressione e dopo il pareggio per 1-1 col Perugia (beneficiario di un rigore inesistente) viene messa in scena in diretta tv una farsa che se non fosse per le conseguenze sarebbe grottesca: la società annuncia l’esonero di Zeman inscenando una mini contestazione di una decina di tifosi che i ben informati avevano visto in mattinata andare nel ritiro del Napoli a prelevare i biglietti omaggio dai vertici societari a cui erano legati.

2001-2003: Zeman riparte dalla serie B, con la Salernitana. Dopo un inizio altalenante la seconda parte della stagione proietta la Salernitana nella lotta promozione, obiettivo che non era stato preventivato ad inizio anno. La Salernitana chiude con un ottimo 6° posto.
L’anno successivo non inizia sotto i migliori auspici. A Zeman non viene messa a disposizione una rosa adeguata ed altre divergenze con la società sui programmi e sulle strutture di allenamento inficiano il rapporto ed anche i risultati.
Il 27 dicembre 2002 Zeman viene esonerato. Stranamente tutto ciò che intermini di giocatori non era stato garantito a Zeman viene acquistato per il suo sostituto. La Salernitana tuttavia retrocede ugualmente.

2003- 2004: Ad Avellino c’è Pasquale Casillo come presidente e l’amico dei fasti foggiani si affida a Zdenek Zeman.
L’idea del calcio spumeggiante c’è come sempre, ma sul campo i risultati danno un altro verdetto. Avellino retrocesso.
Molti anni più tardi, nel 2009, Pasquale Casillo rivelerà nel corso del docu-film “Zemanlandia” di aver ricevuto nel corso di quella stagione strane telefonate da parte di qualche potente del calcio. Gli chiedevano di esonerare Zeman in cambio della salvezza. Ma Casillo non cedette al ricatto e preferì retrocedere con Zeman piuttosto che tradire l’amico.
Nonostante la retrocessione Zeman lancia Antonio Nocerino.

2004-2005: Zeman ritorna in serie A. Pantaleo Corvino, DS grande scopritore di talenti lo vuole a Lecce. Nel Salento Zeman torna ad esprimere il calcio di Zemanlandia. Alla decima giornata è settimo in classifica. L’obiettivo della società è la salvezza, mentre Zeman vorrebbe poter osare di più perché il gioco espresso dalla sua squadra legittima le sue ambizioni. A gennaio il Lecce cede Bojinov alla Fiorentina (dove già in corso di stagione si sapeva che si sarebbe accasato l’anno successivo il DS Corvino). Le intercettazioni di calciopoli riveleranno che dietro quella cessione c’era la regia occulta di Giraudo e Moggi finalizzata a togliere a Zeman un elemento determinante (Bojinov aveva realizzato 11 gol) . La risposta di Zeman è tirare fuori dal cappello a cilindro una nuova macchina da gol: Vucinic, 19 reti.
Ne viene fuori un campionato di grandi soddisfazioni e calcio spettacolo ma con qualche rimpianto da parte di Zeman, per quello che si poteva fare di più andando oltre gli obiettivi minimi della società. E nonostante tutto il Lecce arriva 10^ che però significa salvezza all’ultima giornata. Nell’ultima partita di campionato (Lecce-Parma 3-3 in lotta entrambe per la salvezza) Zeman non accetta l’atteggiamento rinunciatario della sua squadra nell’ultima frazione di gioco, da tipica partita di fine anno, e per protesta va a posizionarsi dietro la panchina. Il pubblico capisce e gradisce.. società e dirigenza no.Gli atti di calciopoli dimostreranno in seguito che i dubbi di Zeman erano legittimi. Il rapporto tra Zeman e il Lecce si interrompe. Ma grazie alla cessione nei due anni successivi dei calciatori lanciati e consacrati da Zeman (Bojinov, Vucinic, Ledesma, Cassetti, Rullo, Diamoutene) il Lecce trarrà un beneficio economico di circa 45 milioni di euro.

2005-2006: Il 6 marzo 2006 Zeman accetta una panchina in corsa: il Brescia in serie B. L’obiettivo sono i play off. La squadra palesa qualche difficoltà ad assimilare il gioco di Zeman e i risultati ne risentono. Del resto la trasmissione degli schemi zemaniani non è semplice e richiede tempo oltre che una condizione fisica adeguata. L’impresa di Zeman si rivela difficile non avendo potuto disporre della rosa sin dal ritiro. A fine anno Zeman lascia il Brescia.

2006-2007: Per la gioia dei tifosi salentini, che ne avevano rimpianto la partenza e il bel calcio, Zeman torna a Lecce. Qualcosa in società è cambiato. Il presidente non è più Rico Semeraro ma il padre Giovanni. Il DS è Angelozzi. Mentre si attendono le sentenze della Giustizia Sportiva su calciopoli e si coltiva la legittima speranza (rivelatasi poi vana) del ripescaggio del Lecce in A, Angelozzi allestisce una rosa all’insegna del risparmio… che non si rivelerà adeguata nemmeno per una squadra di B che ha ambizione di tornare in A. Il Lecce parte bene, il calcio di Zeman si vede ma nel corso della stagione si registra una “strana” involuzione del gioco. Sulla testa di Zeman pesano due sconfitte casalinghe (con Bari e Vicenza) e nessuna considerazione viene data alla vittoria esterna a La Spezia. In particolare la partita del 22 dicembre col Vicenza desta qualche perplessità. Il 24 dicembre, vigilia di Natale, Zeman viene esonerato. Nel mercato di gennaio la politica del risparmio che aveva contrassegnato il mercato estivo lascia stranamente il posto allo sperpero di risorse economiche che porta ben 10 giocatori nuovi per il sostituto di Zeman (che comunque fallisce la promozione).
In quell’anno comunque Zeman lancia Osvaldo e Vives.

 

2008-2009: Dopo un anno senza panchina in Italia e con la prospettiva di un secondo anno a casa, Zeman accetta la seconda avventura straniera della sua carriera. Lo affascina l’idea di un club blasonato come la Stella Rossa di Belgrado. Ma il blasone appartiene alla storia passata del club. Non al presente. La gestione societaria si rivela ben presto approssimativa. E sotto queste prospettive nasce anche una campagna acquisti all’insegna dell’improvvisazione. La rosa giocatori, oltre ai limiti tecnici, manifesta limiti comportamentali in termini di indisciplina e di assenza di cultura del lavoro. Non ci sono i presupposti per lavorare e il 07.09.2008 Zeman rassegna le dimissioni, concordando con la società la rescissione consensuale del contratto.

 

2010-2011. Dopo un anno di fermo e tre anni di assenza da una panchina italiana, Zeman torna ad allenare.

Lo fa col Foggia in C1. La categoria non conta per uno come lui che ama respirare l’erba dei campi di calcio e poi la prospettiva è suggestiva: si ricompone il trio artefice della Zemanlandia foggiana: Casillo, Pavone, Zeman. L’entusiasmo della piazza foggiana è alle stelle. Zeman catalizza l’attenzione mediatica non solo italiana. Pavone intanto allestisce una rosa di giovani di belle speranze, quasi tutti in prestito e l’avventura comincia. L’obiettivo è la corsa ai play off e fino alla fine il Foggia inseguirà tale traguardo. Ma nelle ultime giornate il Foggia perde il passo, complici alcuni arbitraggi a dir poco discutibili. Qualcosa si rompe nel rapporto tra Zeman e Casillo e Zeman decide di non rinnovare il contratto.
Zeman lancia alcuni giovani di sicuro avvenire: Insigne, Sau, Romagnoli, Kone, Regini, Laribi.



2011-2012. Zeman firma per il Pescara in serie B. Il presidente De Cecco rimane stupito dall’unica richiesta di Zeman: premio solo in caso di promozione diretta. In realtà l’obiettivo societario è quello di valorizzare i tanti giovani della rosa e di puntare allo spettacolo facendo un campionato dignitoso in cui non lasciare intentata la corsa a i play off. Il Pescara parte subito col piede giusto dimostrando di aver assimilato al meglio gli schemi di Zeman. Ma in base al principio zemaniano secondo cui il risultato è casuale la prestazione no, alcuni risultati non premiano le prestazioni dei ragazzi terribili di Zeman che comunque restano sempre costantemente in zona play off. Nel frattempo avviene un avvicendamento ai vertici societari e Sebastiani subentra a De Cecco.
Zeman consegna alle rispettive nazionali i giovani più talentuosi : Insigne, Immobile, Verratti, Capuano, Romagnoli, Kone. Il Pescara registra due serie positive prima di 5 e poi di 6 vittorie consecutive tra ottobre e gennaio, toccando la vetta della classifica.

Nel mese di febbraio la neve gela la corsa del Pescara. Ma il gelo più glaciale arriva nel pomeriggio del 30 marzo: muore improvvisamente il preparatore dei portieri Franco Mancini , un figlio per Zeman che lo aveva cresciuto a pane e Zemanlandia. Il gruppo ne risente, è frastornato e non riesce a reagire sul campo. Ma un’altra tragedia si consumerà sotto gli occhi dei ragazzi di Zeman. Il 14 aprile 2012 al 30’ di Pescara-Livorno muore in campo Piermario Morosini. Partita sospesa. I sogni del Pescara sembrano infrangersi contro la crudeltà del destino. La squadra non riesce più a vincere. Ma nel momento dello scoramento generale, proprio l’uomo che più è straziato dal dolore trova la forza di ribaltare lo sconforto in voglia di tornare a vincere. In una conferenza stampa pre partita Zeman proferisce una frase delle sue che si rivelerà magica e che diventerà il motto del prosieguo del campionato del Pescara “Leggo i titoli sui giornali: sparita Zemanlandia…. E mo’ ce la facci vedere di nuovo!” Il Pescara si ritrova e torna a vincere… anzi a stravincere: Padova- Pescara 0-6. E’ la prima di 7 entusiasmanti ed epiche vittorie consecutive. Il 20 maggio a Marassi il Pescara vince 3-1 contro la Sampdoria ed è matematicamente in serie A. “E’ tutta per Franco” dirà a fine partita Zeman con la voce rotta dalla commozione e senza nascondere le lacrime. L’ultimo atto è la festa a Pescara: vincendo contro la Nocerina Zeman e i suoi ragazzi sono primi in classifica con 83 punti, 90 gol fatti e il capocannoniere della categoria: Ciro Immobile con 27 reti. Un trionfo che passerà alla storia tra lacrime di dolore e lacrime di gioia.
Zeman lascia il Pescara a fine stagione. Una scelta difficile. Il cuore è spaccato tra il nuovo amore, Pescara, e il suo vecchio amore, la Roma, dove 13 anni prima era stato costretto a lasciare qualcosa di incompiuto.

 

2012-2013 il 4 giugno 2012 Zeman firma con la Roma del presidente americano Pallotta. La presentazione all’Olimpico è un tripudio per Zeman. Sabatini fa il suo mercato, accontentando le richieste di Zeman solo in minima parte e imbottendo la rosa di sud americani, prevalentemente brasiliani, oltre a portare il suo pupillo Balzaretti. Nella Roma Zeman ritrova quel Francesco Totti che aveva lanciato 13 anni prima… ha 36 anni, ma grazie alla preparazione atletica di Zeman correrà come un ragazzino e da giocatore zemaniano seguirà le consegne del suo Maestro con l’umiltà e l’impegno del vero campione. De Rossi invece appare da subito poco propenso a seguirlo… non solo lui, si vedrà in seguito. Al termine della sonora sconfitta con la Juventus, De Rossi sbotta contro Zeman, contro il suo gioco, contro le sue idee. In casa contro l’Atalanta Zeman lascia fuori per scarso impegno De Rossi e Osvaldo. Parte la campagna mediatica contro Zeman accusato del reato di lesa maestà. E nonostante i risultati che verranno parleranno di una Roma capace di vincere senza De Rossi, la campagna mediatica si inasprisce sempre più contro l’allenatore boemo.
Tra risultati alterni, con sconfitte spesso viziate da decisioni arbitrali avverse, Zeman registra in campionato vittorie memorabili contro l’Inter a San Siro (1-3), la Fiorentina (4-2) e il Milan (4-1) e porta la Roma ad un passo dalla finale di Coppa Italia, vincendo la gara d’andata con l’Inter. Ma tutto questo non basta in un ambiente che cova ostilità incondizionata contro Zeman, all’esterno di Trigoria, ma anche all’interno. Il 2013 segna una serie di prestazioni discutibili con una Roma improvvisamente e inspiegabilmente incapace di segnare secondo gli standard di una squadra zemaniana. Appare evidente che in campo qualcuno di zemaniano ci mette poco… e non solo in campo. Durante gli allenamenti si registrano, nel corso di tutta la stagione, strani malesseri tra gastroenteriti e torcicolli e comportamenti indisciplinati che la società si dimostra incapace di gestire, compresa la supponenza di uno Stekelenburg che rilascia dichiarazioni pubbliche tese a screditare il compagno di reparto Goicoechea e la scelta di acquistarlo. Zeman non ci sta e alla vigilia della partita di Bologna accusa la squadra di indisciplina e la società di non far rispettare le regole. La reazione della società, nelle persone di Baldini prima e Sabatini poi, è contro Zeman. In particolare Sabatini in conferenza stampa mette in discussione la stabilità della panchina di Zeman, salvo poi a smentirsi due giorni dopo confermandogli la fiducia. Ma l’aria di delegittimazione dell’allenatore è tangibile ed è forte la sensazione che il suo destino sia scaricato nelle mani dei giocatori. C.V.D. (dicono i matematici) la Roma il 01.02.2013 perde in casa in malo modo contro il Cagliari per 4-2. Il destino di Zeman è segnato: il giorno dopo viene esonerato.
Di questo campionato resta la consacrazione di giovani come Florenzi, Marquinhos e Tachtsidis… almeno finchè in panchina c’è stato Zeman.